Svelato il segreto dell'Uomo Vitruviano di Leonardo

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Cosa si nasconde dietro il mitico Uomo Vitruviano? Un nuovo studio scientifico rivela la struttura matematica alla base di questo disegno così famoso e importante da essere scelto come effige sulle monete da un euro coniate in Italia.

Per oltre cinque secoli, l’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci ha affascinato artisti, scienziati e storici. Simbolo assoluto del Rinascimento, questo disegno mitico, un corpo umano inscritto al tempo stesso in un cerchio e in un quadrato, poneva tuttavia un enigma fondamentale. Quale metodo geometrico aveva realmente utilizzato Leonardo per conciliare queste due forme?

La scoperta della griglia matematica

Un recente studio scientifico, pubblicato sulla rivista britannica Arts et Sciences, ISTE Open Science, fornisce oggi una risposta chiara e documentata a questa domanda rimasta senza soluzione. Condotta da Jean-Charles Pomerol, professore emerito di matematica presso l’Università della Sorbona, e Nathalie Popis, specializzata nello studio dell’opera di Leonardo da Vinci, la ricerca rivela che il disegno si fonda su una vera e propria griglia matematica di proporzioni anatomiche, fino ad oggi rimasta inosservata.  

Il sistema duodecimale e il numero 120

Contrariamente alle interpretazioni tradizionali basate su un’applicazione rigorosa del testo di Vitruvio, Leonardo non si è limitato a seguire le istruzioni antiche. Le ha confrontate con l’osservazione diretta del corpo umano, lo studio del movimento e la ricerca dell’equilibrio. Gli autori mostrano che Leonardo costruì il corpo a partire da segmenti di misura precisi (collo, torso, pube, ginocchio, braccia), organizzati secondo un sistema duodecimale fondato sul numero 120.

Estremamente divisibile, questo numero consente di esprimere numerose frazioni sotto forma di interi, offrendo una flessibilità che i sistemi decimali non permettono. Questa struttura rende possibile una corrispondenza coerente tra le dimensioni del corpo, in altezza e in larghezza, restando fedele alla realtà anatomica.

Proporzioni e armonia interna

Così, la lunghezza della mano corrisponde a quella del volto e alla distanza tra l’ombelico e il pube. La lunghezza del piede equivale a quella dell’avambraccio e alla distanza che separa l’ombelico dal petto. Alcune proporzioni si ripetono secondo rapporti semplici, doppi, tripli o multipli di sei, rivelando un’organizzazione interna fondata sull’armonia e sull’auto-similarità. Il numero 120 possiede inoltre una forte valenza simbolica ereditata dall’Antichità. Corrisponde al prodotto dei primi cinque numeri interi (uno, due, tre, quattro e cinque), ed era associato nella tradizione pitagorica all’idea di armonia e di ordine del mondo. Lo si ritrova in diverse tradizioni culturali e religiose antiche, dove rimanda a una misura del tempo, del corpo e della vita umana. Questa simbolica si inserisce in un’eredità ancora più antica, quella dei sistemi di misura mesopotamici fondati sulla base sessanta, che strutturano ancora oggi la divisione del tempo e del cerchio.

L'eredità filosofica e il centro del corpo

Questa logica di proporzioni unificate richiama un’idea ereditata dalla filosofia greca antica. L’armonia nasce dall’unità quando una stessa misura collega tutte le parti del vivente. Leonardo aveva già espresso questa intuizione nei suoi studi botanici, in particolare nel Codice Arundel, dove osserva che la somma degli spessori dei rami di un albero è uguale a quella del tronco. Lo studio mette inoltre in luce una struttura geometrica precisa, fatta di angoli retti, allineamenti e convergenze verso nodi chiave. Là dove Vitruvio collocava il centro del corpo nell’ombelico, Leonardo scelse di situarlo a livello del pube, spostando così il triangolo equilatero formato dalle gambe, tenendo conto del movimento e dell’equilibrio.

Conclusione e nuova comprensione

Unendo rigore matematico, osservazione del vivente ed eredità dell’Antichità, Leonardo da Vinci propone una visione nella quale il corpo umano diventa la misura vivente di un’armonia universale. Questa scoperta offre una nuova chiave di lettura di uno dei disegni più studiati della storia dell’arte e rinnova profondamente la nostra comprensione del pensiero scientifico e artistico del Rinascimento.

 

 

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