Già 30 decessi tra gennaio e febbraio. Perchè muoiono così tanti lupi in Italia?

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AGI - Trenta lupi morti nei primi due mesi del 2026, quattro esemplari feriti o catturati e tre rilasciati dopo le cure. È il quadro che emerge dal primo numero del bimestrale Osservatorio Lupo Italia di 30Science.com, uno spazio informativo che monitora il ritorno e la gestione della specie sul territorio nazionale attraverso rassegna stampa, analisi scientifiche e interviste ai ricercatori.

I dati raccolti dall’Osservatorio non costituiscono una stima demografica della popolazione ma un indicatore dell’attenzione pubblica verso la presenza del lupo. Gli esemplari morti, infatti, vengono spesso ritrovati in contesti antropizzati – come strade e aree urbanizzate – dove la probabilità di individuazione è maggiore, mentre molti decessi in ambiente naturale restano invisibili.

Il numero di lupi uccisi

“Una trentina di esemplari uccisi in soli due mesi rappresentano un numero non trascurabile se pensiamo all’intera popolazione”, osserva Luigi Boitani, professore emerito alla Sapienza Università di Roma e tra i maggiori esperti europei di grandi carnivori. “Se questa media fosse confermata per tutto l’anno si arriverebbe a circa 200 lupi uccisi. Non è poco”.

Decessi per regione e casi noti

Secondo il monitoraggio dell’Osservatorio, la regione con il maggior numero di decessi nel bimestre è l’Emilia-Romagna (sei esemplari). Proprio qui si registrano anche i due casi di avvelenamento segnalati nel periodo, tra l’alta Val di Taro e l’area di Parma. Tra gli altri episodi figurano l’investimento ferroviario di una coppia di lupi lungo la linea Teramo-Giulianova, la cattura di una giovane lupa a Novi Ligure per comportamenti confidenti e la morte di due esemplari simbolici: Andrea, il lupo radiocollarato dall’Università di Udine abbattuto in Austria, e Anco, il cosiddetto “lupo dei record” che viveva stabilmente alle porte di Roma.

La causa di morte più frequente

La causa di morte più frequentemente riportata resta l’investimento stradale o ferroviario. Le regioni interessate includono Emilia-Romagna, Marche, Toscana, Veneto, Piemonte, Puglia, Liguria, Lombardia e Trentino.

Novità normative sulla protezione del lupo

Il bimestre è stato rilevante anche sul piano normativo. Il 21 gennaio è stato pubblicato il decreto che ha ufficializzato il declassamento del Canis lupus italicus da specie “particolarmente protetta” a “specie protetta”, aprendo alla possibilità di interventi di contenimento – inclusi abbattimenti selettivi – con procedure più snelle. Il 10 marzo il Senato è chiamato a votare il disegno di legge di delegazione europea che dovrebbe completare il quadro normativo.

Ispra e gli abbattimenti selettivi

Secondo Piero Genovesi, responsabile del Servizio per il coordinamento della fauna selvatica dell’Ispra, l’abbattimento resta comunque subordinato a una valutazione tecnica: la rimozione di individui è possibile “a patto che il nostro parere tecnico confermi che l’intervento non metta in pericolo la popolazione complessiva”.

Avvistamenti e predazioni

Nel frattempo si moltiplicano le segnalazioni di lupi anche in aree urbane e periurbane. Nel bimestre si registrano 38 avvistamenti, 34 predazioni su animali domestici o da allevamento e 11 episodi classificati come attacchi o situazioni percepite come minacciose. L’Emilia-Romagna è la regione con il maggior numero di eventi (19), seguita da Abruzzo, Marche e Toscana con 11 ciascuna.

Lupi all'aeroporto di Rimini

Tra gli episodi più rilevanti figura la chiusura temporanea dell’aeroporto “Federico Fellini” di Rimini il 7 gennaio, dopo la segnalazione della presenza di lupi nell’area aeroportuale.

Nessun aumento di aggressioni gravi

Non si registra invece un aumento documentato di aggressioni gravi alle persone. Nel periodo è stato segnalato un solo contatto fisico, il 27 febbraio in Val di Rabbi (Trentino), dove un’escursionista ha riportato lievi escoriazioni dopo un breve contatto con un animale identificato come lupo.

Studi genetici e lupi urbani

Il bimestrale integra i dati con ricerche scientifiche recenti. Studi genetici indicano che quasi un lupo su due in Italia presenta tracce di introgressione canina, mentre altri lavori mostrano che la presenza di lupi anche in contesti urbani non implica perdita della paura dell’uomo ma una modulazione del comportamento in ambienti antropizzati. Secondo gli esperti, la gestione della specie nei prossimi anni rappresenterà una delle sfide più delicate della politica faunistica italiana.

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