AGI - Scoperto un nuovo meccanismo con cui l’organismo regola lo zucchero immagazzinato, una svolta che potrebbe aprire la strada a terapie innovative contro diabete e altre malattie metaboliche. È quanto emerge da uno studio guidato da David Komander e Simon Cobbold del Walter and Eliza Hall Institute (WEHI), pubblicato sulla rivista Nature. La ricerca dimostra per la prima volta che il glicogeno, la forma con cui il corpo immagazzina lo zucchero, può essere regolato direttamente dall’ubiquitina, una proteina finora nota per il suo ruolo nel “marcare” proteine danneggiate da riciclare o eliminare.
Il risultato mette in discussione oltre 50 anni di conoscenze consolidate sul metabolismo del glicogeno
Secondo gli autori, questa scoperta introduce una seconda via di regolazione del glicogeno, accanto a quella tradizionalmente insegnata. “È molto probabile che i libri di biologia dovranno essere aggiornati”, afferma Komander, sottolineando che il nuovo meccanismo consente di intervenire direttamente sulla quantità di zucchero immagazzinata. Lo studio evidenzia che l’ubiquitina può legarsi non solo alle proteine ma anche agli zuccheri, come il glicogeno, sia in modelli animali sia in cellule umane.
Questo processo sembra avere un ruolo chiave nel controllo della degradazione del glicogeno: durante il digiuno, quando le riserve energetiche si riducono, aumenta infatti la presenza di “etichette” di ubiquitina associate al glicogeno. I ricercatori hanno anche osservato che incrementando artificialmente l’ubiquitinazione del glicogeno si ottiene una riduzione delle sue quantità nelle cellule, suggerendo possibili applicazioni terapeutiche. Attualmente non esistono farmaci in grado di agire direttamente su questa molecola, nonostante il suo accumulo sia legato a patologie diffuse come diabete, obesità e malattie cardiovascolari, oltre a rare malattie genetiche da accumulo di glicogeno.
Come è stata possibile la scoperta
La scoperta è stata resa possibile grazie a una nuova tecnica, denominata NoPro-clipping, che permette di analizzare l’ubiquitina con un livello di dettaglio senza precedenti e di individuare processi finora invisibili. “Senza questo metodo, il fenomeno sarebbe rimasto nascosto”, spiegano i ricercatori. Gli autori sottolineano che i risultati rappresentano un primo passo e che ulteriori studi saranno necessari per verificare l’applicabilità clinica nell’uomo. Tuttavia, la possibilità di agire direttamente sulla regolazione del glicogeno apre scenari promettenti per il trattamento di malattie legate all’eccesso di zucchero.



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