La tassa sul tabacco può salvare vite e ridurre i ricoveri

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AGI - Introdurre un meccanismo che limiti i prezzi all'ingrosso dei prodotti del tabacco e aumenti contestualmente la tassazione potrebbe generare fino a 4,9 miliardi di sterline di entrate aggiuntive in cinque anni, ridurre il numero di fumatori e prevenire migliaia di ricoveri ospedalieri e decessi. Lo indica uno studio realizzato dal Tobacco Control Research Group dell'Università di Bath e dallo Sheffield Addictions Research Group dell'Università di Sheffield, guidato da Duncan Gillespie e Rob Branston e pubblicato sulla rivista Social Science & Medicine. La ricerca fornisce la prima simulazione applicata a un sistema di tassazione ispirato al principio 'chi inquina paga', concepito per ridurre il potere delle aziende del tabacco di utilizzare il prezzo come strumento di marketing e trasferire parte dei costi sanitari generati dal fumo sull'industria produttrice.

Salute e finanze

Secondo gli autori, il provvedimento potrebbe produrre benefici simultanei per la salute pubblica, per le finanze statali e per la riduzione delle disuguaglianze sociali. Il modello analizzato prevede l'introduzione di un tetto massimo al prezzo all'ingrosso praticato dai produttori di sigarette e altri prodotti del tabacco. La riduzione dei margini dell'industria verrebbe compensata da un aumento delle imposte, evitando che i prezzi finali al consumo diminuiscano. In questo modo, spiegano i ricercatori, il gettito aggiuntivo deriverebbe principalmente dalla compressione dei profitti delle aziende del settore e non da un aggravio diretto sui fumatori o sui piccoli rivenditori.

"Con l'approvazione del Tobacco and Vapes Act il governo britannico ha protetto una generazione dagli effetti nocivi del fumo", ha affermato Rob Branston, co-direttore del Tobacco Control Research Group dell'Università di Bath: "La nostra ricerca mostra che esiste un'ulteriore opportunità di leadership affrontando gli enormi profitti di un'industria che uccide oltre la metà dei suoi consumatori abituali". Secondo Branston, la misura consentirebbe di ottenere maggiori entrate fiscali, vantaggi sanitari e benefici particolarmente rilevanti per le fasce piu' svantaggiate della popolazione.

Lo studio

Per valutare gli effetti della proposta, il gruppo di Sheffield ha sviluppato una simulazione dinamica basata su 250 mila inglesi di età compresa tra 18 e 89 anni. I ricercatori hanno esaminato sei diversi scenari, variando il livello del tetto ai prezzi e la velocità di introduzione della misura, confrontandoli con uno scenario in cui non venivano adottati nuovi interventi. In tutti i casi analizzati e' emerso un andamento coerente: riduzione della prevalenza del fumo, aumento delle entrate fiscali e miglioramento degli indicatori sanitari. Gli effetti piu' consistenti si sono osservati negli scenari caratterizzati da limiti piu' stringenti ai prezzi e da incrementi fiscali piu' elevati. In particolare, l'introduzione immediata di un tetto rigido ai prezzi potrebbe generare fino a 4,9 miliardi di sterline entro il 2029. Le proiezioni al 2044 indicano inoltre 1.636 decessi in meno attribuibili al fumo, quasi 44 mila anni di vita guadagnati, 10.073 ricoveri ospedalieri evitati e una significativa riduzione delle disuguaglianze sanitarie.

I benefici

I benefici maggiori sarebbero concentrati nel 20 per cento piu' svantaggiato della popolazione, gruppo che attualmente presenta i livelli piu' elevati di consumo di tabacco e di malattie correlate. "In tutti e sei gli scenari modellizzati abbiamo osservato lo stesso schema: una minore variabilità dei prezzi sul mercato, una riduzione del numero di fumatori, maggiori entrate fiscali e meno decessi e ricoveri", ha spiegato Duncan Gillespie, ricercatore senior presso la School of Medicine and Population Health dell'Università di Sheffield e primo autore dello studio: "Sebbene i ricavi dell'industria diminuiscano, la spesa dei consumatori rimane sostanzialmente invariata, dimostrando che e' possibile ottenere miglioramenti significativi della salute pubblica senza imporre ulteriori oneri finanziari ai cittadini". Lo studio arriva mentre nel Regno Unito prosegue il dibattito sull'introduzione di strumenti fiscali che trasferiscano all'industria del tabacco una parte dei costi sanitari e sociali derivanti dal consumo dei suoi prodotti.

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