Le nuove linee guida per riconoscere la demenza nei cani

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AGI - La demenza canina, una condizione che colpisce molti cani anziani e che provoca alterazioni del comportamento, del sonno, dell’apprendimento e delle abitudini quotidiane, può essere riconosciuta e monitorata in modo più accurato grazie a nuove linee guida internazionali elaborate da un gruppo di esperti e pubblicate sul Journal of the American Veterinary Medical Association.

Le raccomandazioni, sviluppate da un team multidisciplinare coordinato da Natasha Olby della North Carolina State University e che coinvolge specialisti di neurologia, comportamento e invecchiamento animale provenienti da Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Germania e Ungheria, rispondono a un problema diffuso nella pratica clinica: molti segnali di declino cognitivo nei cani sopra gli otto anni vengono spesso interpretati come un normale effetto dell’età e rimangono quindi sottodiagnosticati.

Le nuove linee guida definiscono in modo chiaro i principali indicatori della sindrome da disfunzione cognitiva canina, tra cui disorientamento, cambiamenti nelle interazioni sociali, alterazioni del ciclo sonno-veglia, perdita dell’educazione domestica, variazioni nei livelli di attività e aumento dell’ansia, offrendo a veterinari e proprietari uno strumento condiviso per distinguere il declino cognitivo da altri problemi clinici.

La classificazione della malattia

Il documento propone un approccio diagnostico a più livelli: una prima valutazione basata su anamnesi comportamentale, esame clinico e neurologico e test per escludere altre patologie, seguita, nei casi più complessi o in ambito specialistico, da indagini avanzate come l’imaging cerebrale. Le linee guida introducono inoltre una classificazione in tre stadi di gravità della malattia, utile per seguire l’evoluzione nel tempo, orientare le decisioni cliniche e facilitare il dialogo con i proprietari sugli obiettivi di cura e sulle aspettative.

Gli esperti raccomandano che la valutazione della salute cognitiva entri a far parte dei controlli di routine dei cani in età medio-avanzata, così da intercettare i primi segnali quando interventi ambientali e gestionali possono avere il maggiore impatto sul benessere dell’animale. Oltre a migliorare la qualità dell’assistenza veterinaria, il lavoro sottolinea che la ricerca sulla demenza canina può contribuire in modo significativo alla comprensione delle demenze umane, in particolare della malattia di Alzheimer, grazie alle numerose analogie cliniche e biologiche tra le due condizioni. Fornendo definizioni condivise e strumenti pratici, le nuove linee guida pongono le basi per studi futuri sulle cause, la progressione e i possibili trattamenti del declino cognitivo nei cani, con benefici potenziali che vanno oltre la medicina veterinaria.

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