La filosofia di Kant? Facile come preparere un caffè

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AGI – È possibile spiegare la filosofia di Immanuel Kant in maniera semplice, come preparare un buon caffè? A questa domanda, apparentemente paradossale, risponde Eugenio Radin, vicentino, laurea in Filosofia, noto online per il progetto divulgativo Whitewhalecafe, in 'La caffettiera di Kant' (Ponte alle Grazie, Collana Saggi, 208 pagg. – Prezzo 16,80 euro), non una biografia tradizionale, ma un'introduzione “pop” e accessibile alla rivoluzione conoscitiva e morale kantiana, smontando l'idea che la filosofia di Kant sia solo memorizzazione sterile di formule oscure, per restituire al lettore le domande vive che quelle formule nascondono.

C'è un aneddoto, dietro questo libro: Eugenio Radin racconta di essere partito da un'insufficienza in filosofia presa in quarta liceo, una notte trascorsa a lottare con espressioni come “giudizi sintetici a priori” senza capirci granché. Un ricordo che chiunque abbia affrontato Kant al liceo riconoscerà immediatamente e che diventa il punto di partenza di tutto il ragionamento del libro.

Restituire le domande prima delle risposte

L'intuizione di fondo, infatti, è tanto semplice quanto spiazzante: forse a generazioni di studenti non è mai mancata l'intelligenza per capire Kant, ma il contesto. Come scrive Radin, spesso ci vengono date le risposte senza le domande, le soluzioni senza il problema, un po' come ricevere le istruzioni di montaggio senza avere il mobile davanti. Ed è proprio ribaltando questo schema — restituendo le domande prima delle risposte — che l'autore prova a disinnescare la fama di Kant come muro invalicabile.

La moka come metafora della conoscenza

Il titolo del libro non è un vezzo. Radin costruisce infatti un paragone tra la 'Critica della ragion pura' e il funzionamento di una moka: il serbatoio d'acqua rappresenta le nostre esperienze sensibili, il filtro le strutture della mente — spazio, tempo, categorie — e il caffè che ne esce, finalmente, è la conoscenza. Un'immagine quotidiana e concreta, pensata apposta per chi la filosofia l'ha sempre trovata astratta fino all'indigeribilità.

Kant rivoluzionario del pensiero

Il libro non è però una biografia in senso classico: Radin sposta il focus dalla biografia esteriore di Kant a quella interiore, raccontandone il pensiero come un'avventura intellettuale vera e propria, che per coraggio e ambizione non ha nulla da invidiare alle grandi esplorazioni scientifiche dell'epoca. Non più Kant come quel professore grigio e maniacale nelle sue abitudini (ogni giorno compiva la stessa camminata pomeridiana con una puntualità così rigorosa che gli abitanti della città regolavano i propri orologi al suo passaggio), che non si allontanò mai da Königsberg, l'attuale Kaliningrad – città che all'epoca era il capoluogo della Prussia Orientale e oggi è un'enclave della Russia situata tra la Polonia e la Lituania – per più di qualche decina di chilometri, rinunciando anche a prestigiose cattedre universitarie in altre località pur di non trasferirsi, ma piuttosto un rivoluzionario del pensiero.

Ironia, aneddoti e divulgazione: lo stile di Radin

Radin ha la capacità di rendere leggero un autore che a scuola viene vissuto quasi sempre come un ostacolo. E lo fa attraverso un uso sapiente dell'ironia e degli aneddoti personali, cosa che non stupisce, considerando che Radin è anche il volto del progetto di divulgazione filosofica Whitewhalecafe, seguito online da migliaia di persone.

La scommessa del libro: ripartire dalle domande

'La caffettiera di Kant' è un libro che scommette su una tesi precisa, ossia che la filosofia si impara meglio ripartendo dalle domande da cui è nata, piuttosto che dalle formule in cui è stata poi incanalata. E per una volta, sembra funzionare: la caffettiera diventa una metafora efficace non solo di come si conosce il mondo secondo Kant, ma di come si può davvero avvicinare — con pazienza, ironia e la giusta preparazione — un pensiero che in troppi hanno sempre ritenuto troppo difficile.

 

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