L’ebrea che conquistò l’Europa

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AGI - Oggi è la sua festa in tutta Europa. Ne dà notizia l’Ordine dei Carmelitani Scalzi. La celebrata è Edith Stein, dalla sorte esaltante e terribile: ebrea, filosofa, convertitasi al cristianesimo, “rinata” suor Teresa Benedetta della Croce, uccisa dai nazisti, proclamata santa e martire, infine tra i sei protettori celesti del Vecchio continente.

Nell’alto dei cieli con lei ci sono Benedetto da Norcia, Cirillo e Metodio, Brigida di Svezia e Caterina da Siena. Secondo la classifica stabilita dalla Chiesa, patrono principale è Benedetto. Gli altri condividono il ruolo spirituale come compatroni.

Nella biografia della donna il 9 agosto è una data importante: si ricorda la morte nel campo di concentramento di Auschwitz e ricorre la memoria liturgica.

La formazione e la ricerca filosofica

Le tappe significative della sua esistenza sono riepilogate dal Vaticano. Nel 1911 la ragazza consegue la maturità e inizia a studiare germanistica e psicologia all’Università di Breslavia (all’epoca in Germania, oggi Polonia). Due anni dopo, nella tedesca Gottinga frequenta le lezioni universitarie di Edmund Husserl, filosofo e “padre” della Fenomenologia. Discute la sua tesi su “Il problema dell’empatia” (relatore Husserl) e nel 1916 si laurea in filosofia “summa cum laude” diventando assistente del prof e, più tardi, lei stessa docente di Pedagogia scientifica (e non solo). Un cambiamento dietro l’altro.

Dalla perdita della fede alla conversione

Anche il suo spirito conosce una giostra di eventi. Edith Stein nasce nel 1891 a Breslavia in una famiglia ebrea, ultima di undici figli. Quando il padre muore lei non ha ancora compiuto 24 mesi. In seguito quegli anni li descriverà in uno dei suoi scritti: “In piena coscienza e di libera scelta smisi di pregare”.

Atea convinta, nell’estate del 1921 la folgorazione. Una sera – rievoca la Santa Sede – la donna va a casa di una discepola di Husserl e nella libreria trova l’autobiografia di Teresa d’Avila (mistica spagnola del XVI secolo, anche lei religiosa dei Carmelitani Scalzi). La legge per tutta la notte e “quando richiusi il libro mi dissi: questa è la verità”.

Il 1° gennaio 1922 Edith riceve il battesimo. Nel 1933 si presenta alla priora delle carmelitane di Colonia ed entra nel convento. Un anno dopo la cerimonia di vestizione: prende il nome di suor Teresa Benedetta della Croce.

Il terrore nazista e il martirio ad Auschwitz

Sono i tempi della vita nuova, ma anche quelli in cui la minaccia nazista si trasforma in terrore. Stando alla ricostruzione riportata dal Vaticano, la madre superiora di Colonia fa di tutto per mettere suor Teresa al sicuro. Nel Capodanno del 1938 le fa attraversare il confine dei Paesi Bassi per rifugiarsi nel convento di Echt.

Ma è inutile. Nel 1942 la Gestapo va a prendere lei e la sorella Rosa, anch’essa ebrea convertitasi al cristianesimo e terziaria carmelitana scalza. Il 7 agosto entrambe sono tra i 987 ebrei diretti ad Auschwitz. Due giorni dopo la morte.

Le parole di Giovanni Paolo II

Nell’ottobre 1998, durante la Messa per la canonizzazione di Edith Stein, Giovanni Paolo II ha celebrato la sua figura con particolare attenzione. “Nel nostro tempo – ha detto – la verità viene scambiata spesso con l’opinione della maggioranza. Inoltre è diffusa la convinzione che ci si debba servire della verità anche contro l’amore o viceversa. Ma la verità e l’amore hanno bisogno l’una dell’altro. Suor Teresa Benedetta – ha concluso – ne è testimone”.

Una santa moderna tra i patroni d'Europa

Infine, una curiosità. Dei sei patroni, il primo – Benedetto – è stato dichiarato da Paolo VI nel 1964. Gli altri, dal 1980 al 1999, da papa Wojtyła. Tutti i componenti del sestetto hanno vissuto nell’arco di una manciata di secoli. Tranne Edith Stein, decisamente di un periodo più recente.

“Porre accanto ai santi medievali la santità di Edith Stein, ebrea convertita, tedesca, studiosa della filosofia moderna e filosofa, e poi mistica – sostiene lo storico in ‘Luce e tenebra nel Medioevo’ (Sismel, 2014) – ci appare una grande intuizione di Giovanni Paolo II. Nel turbamento che contraddistingue la nostra epoca – conclude – possiamo forse pensare che una donna venga a soccorrere le incertezze e gli errori dei cristiani, la loro mancanza di fede, il loro pessimismo sull’uomo e sulla storia”.

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