AGI - “Un, du, tri…”. La “Bologna” di Francesco Guccini (cantata nell’album Metropolis del 1981) riunita in massa in Piazza Grande (150mila fan il 21 giugno 1984) per lo storico concertone dei 20 anni di carriera del Maestro resta, oggi più che mai, senza osterie.
Il vino rosso nei (pochi) fiaschi rimasti tra i locali ormai invasi dai turisti non avrà più lo stesso sapore. La città delle Due Torri rimane orfana della ‘r’ arrotata che ne raccontò pregi e miserie. Ma il vocione del burbero e timido cantautore-poeta risuonerà ancora in via Paolo Fabbri 43 (la prima casa del cantautore modenese) e nella vicina trattoria da Vito (negli anni Ottanta un tempio della bohemien bolognese).
La vita a Bologna tra ragazze e osterie
"Trasferirmi a Bologna è stato un cambiamento totale della mia vita e devo tantissimo a questa città, una città meravigliosa, che ricordo con grande affetto e nostalgia. È dal Duemila che abito a Pavana, a Bologna ho passato 40 anni di vita, di amicizie, di canzoni, non mi riferisco a quelle dei miei dischi, ma penso alle canzoni cantate con gli amici in vari posti, tante sere con le chitarre e un po’ di vino, le ragazze, sono stati i tempi più belli",ha raccontato Guccini in un'intervista di quattro anni fa.
Un 'modenese volgare' tra salami e gioielli in vetrina
Guccini un poeta “modenese volgare” arrivò a Bologna negli anni Sessanta tra “salami e gioielli in vetrina”. Ci rimase per quattro decenni. Il maglione rigorosamente della taglia sbagliata d’inverno, la camicia sbottonata d’estate.
I concerti super loquaci tra aneddoti e sorsi di rosé (“non era Lambrusco”) per non seccare la gola. Anche sui tavoloni di legno macchiati di unto e vino compose invettive contro i benpensanti, i teleimbonitori, i nani di statura morale.
La filosofia delle osterie
Mai rinunciò al ‘verbo’ delle osterie, pieno di una filosofia più anarchica che comunista. Tra i portici di “mamma Bologna” il cantastorie un po' Cirano e un po' Don Chisciotte studiò nella facoltà di magistero. Completò gli esami senza conseguire la laurea (poi ne ricevette due ad honorem). Guccini lascia alla storia della musica anche una strada della Cirenaica (quartiere popolare e di periferia), ovvero via Paolo Fabbri (dove abitò per anni) meta di pellegrinaggi da tutta Italia.
Il concertone in piazza Maggiore
Il colpo di fulmine tra Guccini e Bologna (nel 2010 venne omaggiato con il Nettuno d’Oro) si celebra in Piazza Maggiore il 21 giugno 1984. Una "Woodstock emiliana” che porta sul Crescentone 150mila persone. Ci sono anche Giorgio Gaber, Paolo Conte, i Nomadi, Lucio Dalla. Poi i “Musici”, i sui compagni musicisti: Vince Tempera (tastiere), Ares Tavolazzi (basso), Ellade Bandini (batteria), Juan Carlos Biondini (chitarra), Antonio Marangolo (sax).
"Una città meravigliosa piena di studenti"
“Sono venuto ad abitare a Bologna negli anni Sessanta. Una città meravigliosa. Piena di studenti di tutte le nazionalità. Tutte le sere cantavamo e suonavamo in un’osteria diversa. Era una città aperta, grande stupenda. Mi accolto con grande generosità”, disse Guccini tornato sul palco di piazza Maggiore il 17 giugno 2024 per aprire la rassegna "Sotto le stelle del cinema", a 40 anni dallo storico concertone.
Il ritorno a Pavana
L’ultimo concerto di Guccini a Bologna è nel dicembre 2011, all’Unipol Arena. Sul finale non si sentì bene. E l’ultima esibizione dal vivo (in assoluto) è sempre nel capoluogo emiliano. L'artista si esibì il 25 giugno 2012 allo stadio Dall'Ara per il “Concerto per l'Emilia” terremotata.
"I montanari sono come i marinai"
“I montanari sono come i marinai”, confessò il Maestrone, "tornano sempre da dove sono partiti". Guccini tornò così nel suo buen retiro a Pavana sull’Appennino tosco emiliano tra la gente e i paesaggi della sua infanzia. Come il Mulino di Chicòn, tra il profumo di farina di castagne.

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