AGI - Il trapianto di utero può portare a nascite vive in donne con infertilità assoluta da fattore uterino, con risultati clinici concreti ma non privi di rischi. È quanto emerge da uno studio coordinato da Liza Johannesson del Baylor University Medical Center e pubblicato su JAMA, che documenta 31 nascite in 27 pazienti sottoposte alla procedura.
La ricerca analizza uno dei più ampi dataset disponibili sul tema, includendo 44 donne sottoposte a trapianto tra il 2016 e il 2026. Dopo il trapianto, 37 pazienti hanno mantenuto un utero funzionante e 33 hanno effettuato trasferimenti embrionali, per un totale di 47 gravidanze cliniche.
Esiti delle gravidanze
Di queste, 31 si sono concluse con una nascita viva. I risultati mostrano che 23 donne hanno avuto un figlio e quattro ne hanno avuti due, mentre sono stati registrati anche aborti nel primo e secondo trimestre.
Complicanze materne e ostetriche
Le complicanze materne hanno interessato circa il 30% delle pazienti, includendo diabete gestazionale e ipertensione, mentre complicazioni ostetriche si sono verificate nel 45% delle gravidanze, tra cui parto pretermine e rottura prematura delle membrane.
Esiti neonatali
Nonostante questi rischi, gli esiti neonatali sono risultati complessivamente favorevoli: il peso medio alla nascita è stato di circa 2900 grammi e tutti i neonati hanno mostrato buoni parametri vitali alla nascita.
Terapia intensiva e anomalie
Tuttavia, il 37% ha richiesto ricovero in terapia intensiva neonatale e il 13% ha presentato anomalie congenite.
Indicazioni cliniche e limiti
Secondo gli autori, il trapianto di utero rappresenta una possibilità concreta per donne senza utero funzionante, ma deve essere eseguito in centri altamente specializzati in grado di integrare chirurgia dei trapianti, medicina della riproduzione e assistenza materno-fetale.
Prospettive future
La procedura, sottolineano, è ancora in evoluzione e richiede ulteriori dati per definire meglio i rischi e ottimizzare la selezione e il counseling delle pazienti.
Immunosoppressione e risultati
Il lavoro evidenzia inoltre come le pazienti, a differenza di altri trapiantati, siano generalmente sane e sottoposte a immunosoppressione per periodi limitati, fattore che potrebbe contribuire agli esiti neonatali favorevoli.


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