AGI - Un racconto lungo – o forse un romanzo molto breve – sull’orrore grottesco del lavoro aziendale. Il libro d’esordio di Antonio Amodio, ‘La riunione non è finita’, pubblicato da 256, una delle poche (e lodevoli per il lavoro di scouting) case editrici italiane specializzate in racconti, sintetizza in meno di 90 pagine l’ottusa violenza del sistema capitalistico della grande impresa.
L'autore inscena, negli uffici dell’immaginaria società di assicurazioni torinese 'La Sabauda', una riunione tra il direttore e quattro dipendenti, trasformando un normale meeting in un claustrofobico incubo in cui tutti verranno messi di fronte alle potenziali, orribili conseguenze dei loro atti contrari ‘all’ordine costituito’. Horror o commedia Ma, per fortuna, ciò che dovrebbe terrorizzarci finisce anche per divertirci.
Laureato in Storia del Cinema Nordamericano e fan di David Mamet (apertamente citato), Amodio ha infatti organizzato sulla pagina una farsa dal gusto di commedia all’italiana corretta all’acido cloridrico. I dipendenti sono caratterizzati dall’uso di diversi dialetti e il direttore mostro ha le fattezze di un goffo polifemo a misura di travet, mentre al di fuori della sala riunioni la realtà diventa un fondale buio abitato da creature vendicatrici senza volto, che ricordano le presenze di certi film horror di serie B d’oltreoceano.
Il gioco è sempre doppio: quando la componente fantastica prende il sopravvento abbassando la soglia di credibilità, l’autore attinge all’ironia per riportare a terra i dialoghi; tanto più i personaggi appaiono meschini, quanto più il mondo che li circonda li supera in bassezza, con il risultato di far sempre empatizzare chi legge con i cattivi. Il testo richiama, in alcuni passaggi, l’immaginario del primo Ammaniti, ma strizzandogli l’occhio da grande distanza, mentre guarda verso Fantozzi e la poetica del povero cristo che farebbe di tutto per sfuggire a un destino da meccanismo del grande ingranaggio.
È presto per dire se Amodio - che quest’anno ha affinato gusti ed esperienze collaborando ai testi di Wonderland di Rai4, uno dei programmi più interessanti dell’intero palinsesto nazionale - sia destinato a lasciare il segno in libreria, ma vale la pena di aspettarlo incrociando le dita a prove di maggiore sostanza su distanze più lunghe. Per ora, con questo secco esordio, ha di certo lasciato un graffio sulla carrozzeria dell’auto con cui andiamo a lavorare ogni giorno.


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