Amelio contro Vannacci: "Remigrazione? Mala parola che neanche esiste"

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AGI – "Il cinema è trasfigurazione del reale". Gianni Amelio presenta con queste parole Nessun dolore, proiettato fuori concorso alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Accompagnato dai protagonisti Alessandro Borghi e Valeria Golino, il regista calabrese ha delineato i contorni di un'opera complessa, che affronta l'abisso del lutto e il dramma sociale dell'accoglienza, richiedendo ai suoi attori una dedizione totale.

Il racconto del dolore individuale si intreccia, nel lungometraggio, con quello collettivo dei migranti. A decenni di distanza dall'uscita di Lamerica, Amelio traccia un bilancio amaro del presente, rispondendo a una domanda sull'uso politico odierno del termine "remigrazione", recentemente associato al dibattito politico sollevato dal generale Roberto Vannacci. "Posso dire che è una mala parola 'remigrazione', che tra l'altro è un neologismo anche grammaticalmente sbagliato. Non c'è in nessun libro", sentenzia il regista.

Il Mediterraneo tomba e il mondo imbarbarito:

tutte le emigrazioni c'è un che di felice, perché c'è comunque la prospettiva di arrivare in un posto migliore da cui tu sei partito. Adesso sai che o troverai un fucile puntato o morirai prima, perché morirai sul Mediterraneo diventato una tomba. Questo è il mondo di oggi. È un mondo che va al di là del semplice e complessissimo problema della migrazione, perché è un mondo che si sta o si è definitivamente imbarbarito".
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