AGI - “Quando in una gara ti accorgi di avere dato tutto, ma proprio tutto, tieni duro ancora cinque secondi, perché è lì che gli altri non ce la fanno più”. Alex Zanardi, il campione di Castel Maggiore scomparso ieri a 59 anni, il conto con la vita l’aveva già pagato. Con la sua regola dei cinque secondi ribaltò un destino.
Perse le gambe nel 2001 sul circuito tedesco del Lausitzring durante una gara della Formula Cart. Una sosta ai box poi la sbandata della sua monoposto al rientro in pista. L’impatto violentissimo con la Forsythe del canadese Alex Tagliani. Quattro giorni di coma, quindici operazioni. Sei settimane di ricovero. Fu l’inciampo in una seconda vita.
Zanardi e l'inciampo nella seconda vita
La sliding door di Zanardi si aprì dopo il risveglio. Dalla Formula Uno a campione paralimpico. “Quando mi sono svegliato senza gambe, ho guardato la metà che era rimasta, non quella che era andata persa”, disse. “Se non avessi avuto l’incidente in cui ho perso le gambe ora non sarei così felice”, il messaggio del pilota di Castel Maggiore.
Tolto il grembiule indossò il casco
Figlio di un idraulico e di una sarta è sempre andato di corsa già da quando alle elementari disegnava la pista di Indianapolis. Tolto il grembiule indossò il casco fino al secondo grave incidente a Pienza.
La filosofia di Zanardi
Una staffetta di beneficenza in handbike e lo scontro con un camion lungo la strada provinciale 146 nel comune di Pienza (Siena). Ferito alla testa lottò (ancora) tra la vita e la morte. Poi il silenzio lungo sei anni e la scomparsa, ieri, primo maggio nello stesso giorno di Ayrton Senna: “è stato un grande modello per me. Ho avuto la fortuna di conoscerlo”, raccontò Alex parlando dell’incontro con il campione brasiliano.
Un uomo sempre nella corrente. La ‘filosofia’ di Zanardi rimane scritta nelle sue frasi. Per il campione dell’impossibile la vita “è come il caffè: puoi metterci tutto lo zucchero che vuoi, ma se lo vuoi addolcire devi girare il cucchiaino. A stare fermi non succede niente”, raccontò.
"A stare fermi non succede niente"
Arrivarono gli ori (cronometro e gara in linea categoria H4) e l’argento (staffetta) alle Paralimpiadi di Londra nel 2012 e il bis quattro anni dopo a Rio de Janeiro (oro nella cronometro e nella staffetta mista, argento nella gara in linea). Oltre ogni barriera e alfiere dell’inclusione superò da Ironman il record del mondo paralimpico (il 22 settembre 2018 a Cervia superò anche se stesso).
"Se sei curioso troverai la tua passione"
Una carriera tra bulloni, motori e telecamere. Scaldò pure gli americani quando (nel novembre 2014) si presentò al David Letterman Show. Appoggiò una tazza calda di tè sulle sue gambe per mostrare i vantaggi della sua disabilità.
“Credo che la curiosità sia l’unica cosa di cui abbiamo bisogno nella vita. Se sei curioso troverai la tua passione. E i risultati che avrai saranno il risultato di quanta passione metterai nella tua vita”, disse tra gli applausi del pubblico statunitense.
"La sfida era solo con me stesso"
“Non volevo dimostrare niente a nessuno, la sfida era soltanto con me stesso, ma se il mio esempio è servito a dare fiducia a qualcun altro, allora tanto meglio”. Grinta e ironia. “Ci si può drogare di cose buone e una di queste è certamente lo sport”, scrisse Zanardi in uno dei suoi libri.


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