AGI - Kevin Warsh, nella sua audizione davanti alla Commissione bancaria del Senato, ha ribadito che non sarà "il burattino del presidente" Donald Trump, come lo ha definito la senatrice Elizabeth Warren, e ha assicurato che intende difendere l'indipendenza della Federal Reserve in caso di conferma alla guida dell'istituzione.
Il Senato deve validare la sua nomina per consentirgli di succedere a Jerome Powell, ma la data del voto non è ancora nota. Aprendo l'audizione, Warsh ha ringraziato Trump per la nomina e ha delineato la propria impostazione: "Credo che una Federal Reserve orientata alle riforme possa fare una vera differenza per il popolo americano". Ha quindi indicato la volonta' di modificare il modo in cui i funzionari della Fed comunicano la politica monetaria, criticando i commenti anticipati sui tassi: "Troppi funzionari della Fed, passati e presenti, si esprimono in anticipo sui tassi d'interesse. Ritengo che questo sia molto controproducente".
Ha aggiunto di voler favorire "un dibattito ampio e robusto" nelle riunioni, con un approccio meno predefinito: "Tendo a preferire riunioni più movimentate, senza copioni già preparati". Warsh ha poi respinto l'idea di aver promesso a Trump un taglio dei tassi: "Non l'ho fatto". In un'intervista alla CNBC prima dell'audizione, il presidente ha dichiarato tuttavia che resterebbe deluso se il suo candidato non riducesse i tassi e non orientasse la politica monetaria secondo le aspettative della Casa Bianca.
Nel confronto con Warren, l'audizione si è fatta tesa. Alla domanda sulle elezioni del 2020, vinte da Joe Biden, Warsh ha evitato una risposta netta, limitandosi a ricordare che i risultati sono stati "certificati" e ribadendo la necessità di separare politica e banca centrale.
"L'indipendenza richiede coraggio", ha replicato la senatrice, collegando il tema alle pressioni politiche sulla Fed. Sotto esame anche la situazione patrimoniale del candidato. Warren ha chiesto chiarimenti su oltre 100 milioni di dollari di asset non dettagliati. Warsh ha citato impegni di riservatezza per non specificarne la natura, indicando i fondi privati in cui sono collocati, e ha affermato di aver lavorato con l'Ufficio per l'Etica governativa per dismettere le partecipazioni. I democratici, su questo tema, hanno diffuso un memorandum per chiedere il rigetto della nomina in assenza di maggiore trasparenza. Nessuna risposta nel merito su possibili legami indiretti con entità riconducibili a Trump, interessi cinesi o veicoli finanziari collegati a Jeffrey Epstein. Nel fronte repubblicano, tuttavia, non tutti sono allineati.
Il senatore del North Carolina Thom Tillis ha annunciato che non voterà nell'immediato, non per le credenziali del candidato - già governatore della Fed dal 2006 al 2011 - ma per il contenzioso che riguarda Powell. Al centro anche i lavori di ristrutturazione della sede della banca centrale, i cui costi sono aumentati e che Tillis ha difeso. La maggioranza al Senato, dunque, resta risicata e un solo voto repubblicano contrario in commissione può mettere in difficoltà la nomina che marcia, in ogni caso, verso la conferma.
L'eventuale ingresso di Warsh avverrebbe in un contesto complesso, con le tensioni in Medio Oriente che hanno spinto al rialzo i prezzi negli Stati Uniti, a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato. Trump punta da tempo ad accelerare l'uscita di Powell, il cui mandato scade il 15 maggio. La conferma di Warsh resta quindi un passaggio chiave per la futura direzione della politica monetaria degli Stati Uniti. Una direzione che, almeno secondo gli auspici della Casa Bianca, potrebbe essere molto diversa da quella perseguita negli ultimi mesi.




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