Warning: session_start(): open(/var/www/fast/src/var/sessions/sess_n3r87tpgrg0olv4mg9ior8gch9, O_RDWR) failed: No space left on device (28) in /var/www/fast/src/bootstrap.php on line 59

Warning: session_start(): Failed to read session data: files (path: /var/www/fast/src/var/sessions) in /var/www/fast/src/bootstrap.php on line 59
Uno scrittore di 22 anni incanta il mondo, chi è Nelio Biedermann - Fast.it

Uno scrittore di 22 anni incanta il mondo, chi è Nelio Biedermann

1 ora fa 1

AGI - Accade di rado che la stampa anglosassone dedichi a un autore europeo non di lingua inglese l'attenzione che sta tributando a Nelio Biedermann. Men che meno se si tratta di un ventiduenne svizzero al suo esordio con una saga familiare: 'Lazar'.

Ma gli elogi si sprecano e così i paragoni, il più frequente dei quali è con i 'Buddenbrook' di Thomas Mann. Con l'autore tedesco Biedermann condivide molti dettagli: la lingua, innanzitutto, oltre alla frequentazione di Zurigo e la giovanissima età al debutto letterario.

Nella città svizzera Biedermann studia letteratura tedesca e cinema e il suo primo romanzo è stato il caso dell'anno alla Fiera del libro di Francoforte, dove sono stati venduti i diritti per oltre 20 Paesi. In Italia 'I Lazar' uscirà a settembre con la casa editrice Guanda nella traduzione di Leonella Basiglini.
Il romanzo racconta l’ascesa e soprattutto la caduta di una famiglia aristocratica ungherese attraverso tutto il Novecento, dal tramonto dell’Impero austro-ungarico alla rivoluzione fallita del 1956 contro il regime sovietico.

L'entusiasmo della stampa anglosassone

La stampa americana e britannica ha accolto il romanzo con grande attenzione, sottolineando anzitutto il contrasto tra la giovane età dell’autore e l’ambizione quasi ottocentesca del progetto. Il New York Times ricorda che Biedermann ha cominciato a lavorare al libro quando era ancora adolescente, ispirandosi anche alla storia della propria famiglia: il padre discende da una stirpe aristocratica ungherese le cui proprietà furono confiscate dal regime comunista. Da bambino, racconta l’autore, visitava castelli che un tempo erano appartenuti ai suoi antenati e che nel frattempo erano stati trasformati in istituzioni pubbliche, persino in strutture psichiatriche.

Il risultato è una saga familiare che ha fatto molto parlare di sé in Germania, dove 'Lazar' è rimasto per 29 settimane nella lista dei bestseller. Il regista Tom Tykwer, autore di 'Lola corre' e co-creatore della serie 'Babylon Berlin', ne sta preparando un adattamento cinematografico.

Bentornato romanzo, addio all'autofiction

Per il New Yorker, il successo del libro si spiega anche con il suo carattere apertamente romanzesco. In un panorama dominato negli ultimi anni dall’autofiction, Lazar appare come un ritorno al romanzo tradizionale, ampio, massimalista, pieno di personaggi, dettagli, immagini e svolte storiche. Becca Rothfeld lo definisce una risposta netta ai libri “sottili” e autobiografici oggi molto celebrati. Ma la rivista non rinuncia alla riserva critica: l’abbondanza di immagini e dettagli, scrive, non sempre si trasforma in un insieme pienamente riuscito.

Anche il Wall Street Journal inserisce 'Lazar' in una lunga tradizione europea: se il romanzo americano del Novecento è spesso stato una storia di ascesa sociale, quello europeo è stato più frequentemente un racconto di declino. In questo senso, 'Lazar' riprende il filone delle grandi cronache familiari continentali: una dinastia che attraversa guerre mondiali, dissoluzione dell’impero, fascismo, nazismo, comunismo, espropriazione ed esilio. Secondo il quotidiano, però, la Storia è il vero personaggio dominante, mentre i membri della famiglia risultano talvolta “assottigliati” dalla vastità degli eventi che li travolgono.

Una storia (quasi) vera

Il cuore del romanzo è la famiglia von Lazar, poi semplicemente Lazar dopo l’abolizione della nobiltà nel 1919. Il libro si apre nel 1900 con la nascita di Lajos, figlio del barone Sandor e di Maria, ma segnato fin dall’inizio da un’origine ambigua e da un aspetto quasi soprannaturale: una pelle chiarissima, quasi trasparente. Attorno a lui si muove un mondo gotico fatto di case padronali decadenti, servitori, traumi, segreti sessuali, foreste oscure e figure familiari destinate alla follia o alla rovina.

Il Guardian insiste proprio su questa doppia natura del libro: da un lato fiaba gotica, dall’altro romanzo storico. L’apparente atemporalità del maniero e della foresta, scrive il quotidiano britannico, è una forma di depistaggio: Lazar si rivela progressivamente un libro sul modo in cui le sorti di una famiglia si intrecciano con gli sconvolgimenti del XX secolo. Il giudizio è in buona parte positivo: il romanzo viene definito capace di costruire un’atmosfera intrigante di segreti, repressione e sessualità furtiva. Ma anche qui non mancano le critiche: la struttura episodica, fatta di istantanee e salti temporali, diventa meno soddisfacente con il procedere della narrazione, e alcuni elementi promettenti restano sottoutilizzati.

Tra favola e saga

Più entusiasta il tono del Times, che definisce 'Lazar' una favola moderna e deformata, usando “fabulous” sia come complimento sia nel senso di “pieno di favole”. Il quotidiano sottolinea la capacità di Biedermann di comprimere in poche pagine un intero universo familiare e storico, evitando che la materia diventi una faticosa marcia barocca. Il libro, scrive il Times, è severo per gli standard anglofoni, ma anche agile, piacevole e sorprendentemente maturo per un debutto.

Ricorrono, nelle recensioni, i paragoni con i grandi modelli del romanzo europeo: non solo i 'Buddenbrook' di Mann, ma 'La marcia di Radetzky' di Joseph Roth, Proust, Joyce, Woolf e anche il realismo magico di Gabriel Garcia Marquez.

Lo stesso Biedermann ha spiegato al New York Times che proprio gli elementi fantastici gli hanno permesso di prendere distanza dalla storia reale della propria famiglia: i primi tentativi erano troppo vicini ai fatti, racconta, e lo mettevano a disagio. Il tono più visionario gli ha dato invece la libertà di modificare, reinventare e confondere ciò che era accaduto davvero con ciò che apparteneva alla finzione.

Non tutto è perfetto

Un nodo centrale individuato dalla critica è il rapporto tra nostalgia e colpa. Lazar racconta un mondo aristocratico perduto senza idealizzarlo del tutto. Per il Wall Street Journal, una delle idee più cupe del romanzo è che la bancarotta morale e spirituale dell’aristocrazia abbia lasciato un'intera classe sociale impotente davanti alle ideologie totalitarie del Novecento. Lajos, pur non essendo antisemita e pur detestando Hitler, finisce durante la Seconda guerra mondiale in un incarico burocratico legato alla deportazione degli ebrei ungheresi. Il passato, nel romanzo, non è mai soltanto elegia: è anche rimozione, complicità e vergogna.

Il caso Biedermann, osserva il New York Times, ha incuriosito la stampa tedesca anche per una ragione generazionale. In un’epoca in cui ci si aspetterebbe da un autore giovanissimo un esordio autobiografico o contemporaneo, Biedermann ha scritto un romanzo storico, stilisticamente “vecchio” (nel senso buono del termine), linguistico e narrativo, costruito su tre generazioni e sessant’anni di storia europea. Lo stesso autore riconosce che la sua età ha contribuito alla curiosità intorno al libro, ma respinge l’idea che sia l’unica ragione del successo: “Se fossi giovane e il libro fosse brutto, la gente non lo leggerebbe”.

Tra entusiasmo e cautele, il verdetto della stampa anglosassone è chiaro: non è un debutto perfetto, ma è uno di quei romanzi che costringono a guardare il suo autore come a un talento già definito. Ambizioso, gotico, storico, sensuale, a tratti diseguale, il libro rimette al centro una forma narrativa, la grande saga familiare europea, che da qualche tempo vive una nuova giovinezza, a partire dagli italianissimi Florio di Stefania Auci.

 

 

Leggi l'intero articolo