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Un anello rende l'IA 'estensione' del cervello - Fast.it

Un anello rende l'IA 'estensione' del cervello

2 ore fa 2

AGI - Un anello al dito per dialogare con l'intelligenza artificiale senza schermi, senza tastiere e senza interrompere una conversazione. Non è fantascienza ma il cuore di un brevetto appena depositato dall'Università di Siena, che apre a una nuova frontiera nelle interfacce uomo-macchina: quella dell'IA come estensione diretta del cervello umano. Il progetto si chiama "Dispositivo indossabile per il potenziamento cognitivo contestuale mediante interfaccia sensorimotoria".

Il dispositivo è un anello intelligente che consente di attivare e ricevere risposte da sistemi di intelligenza artificiale - come Claude o ChatGPT - in tempo reale, in modo discreto e senza interrompere il flusso della comunicazione. Un'interfaccia minima, quasi invisibile, che cambia però radicalmente il rapporto tra uomo e tecnologia. "Non si tratta di avere davanti un'IA con cui dialogare - chiarisce all'AGI Domenico Prattichizzo, docente di Robotica Umanocentrica e direttore dell'ateneo toscano nonché uno dei deus ex machina dello stesso progetto - ma di integrarla nello schema della nostra intelligenza biologica, come un'estensione del cervello". Il funzionamento si basa su un'interazione continua tra utente e sistema. L'IA ascolta il contesto attraverso dispositivi come auricolari o occhiali dotati di microfono, analizzando in tempo reale il contenuto della conversazione.

Come funziona l'anello intelligente

"Il tap sull'anello è un modo per 'taggare' il discorso - spiega Prattichizzo -: le parole prima e dopo quel gesto diventano il prompt per l'intelligenza artificiale". Quando l'utente ha bisogno di supporto, magari per recuperare una parola o un'informazione, attiva il sistema con un semplice tocco. L'IA elabora la richiesta e, una volta pronta, restituisce un segnale attraverso una vibrazione dell'anello. "Il dispositivo non serve solo a dare comandi, ma anche a ricevere informazioni - aggiunge il professore - : quando vibra, so che la risposta è pronta". A quel punto è sempre l'utente a decidere quando ascoltare la risposta: un secondo gesto consente infatti di riceverla tramite auricolare, senza interrompere il discorso in corso. Un meccanismo che garantisce controllo totale e continuità comunicativa, trasformando l'interazione con l'intelligenza artificiale in un processo naturale, integrato nel pensiero.

Un nuovo paradigma: augmentation ed embodiment

Il progetto nasce come evoluzione del programma europeo ARIA, finanziato con 5 milioni di euro, e oggi si configura come uno spin-off in crescita. "È un'idea che sta camminando con le proprie gambe - sottolinea Prattichizzo - e stiamo lavorando per sviluppare ulteriormente questo concetto di augmentation, cioè il potenziamento delle capacità umane attraverso l'artificiale". Alla base c'è un cambio di paradigma: non più tecnologia esterna, ma tecnologia incorporata. Un concetto che in ambito scientifico viene definito "embodiment". "Facciamo in modo che uno strumento così avanzato diventi parte della nostra intelligenza - spiega il docente - non qualcosa di esterno che potrebbe sostituirci, ma qualcosa che ci potenzia".

Applicazioni e impatto futuro

Le applicazioni vanno oltre l'uso quotidiano. Il sistema potrebbe supportare persone con difficoltà linguistiche o cognitive, come nei casi di afasia o Alzheimer, ma anche affiancare attività professionali in tempo reale, senza alterare la naturalezza dell'interazione. "Non è un modo per far funzionare meglio l'intelligenza artificiale - precisa il professore dell'Università - ma per far sì che venga percepita come una nostra estensione". Il progetto coinvolge direttamente quattro inventori, ma si inserisce in un contesto più ampio che conta una dozzina di ricercatori.

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