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Turchia, l'ascesa del 'Barcellona curdo' - Fast.it

Turchia, l'ascesa del 'Barcellona curdo'

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AGI - L'Amedspor, la squadra di calcio curda appena promossa nella massima serie turca, la Super Lig, racconta una storia di resilienza e difesa dell'identità attraverso lo sport, ma è anche il segno dei tempi che cambiano in una Turchia che solo 20 anni fa rifiutava l'esistenza stessa dei curdi. "Un obiettivo enorme raggiunto nonostante tutti gli ostacoli", ha osservato il commentatore sportivo Fikri Ik che ha paragonato il rapporto tra l'Amedspor e i suoi tifosi a quello tra i catalani e il Barcellona, "Mes que un club" come dicono in Catalogna.

La squadra della capitale del Kurdistan turco

Quella dell'Amedspor è la storia di un club ampiamente associato all'identità curda e alla città di Diyarbakr (in curdo Amed). La squadra della 'capitale' del Kurdistan turco con due promozioni in tre anni si è conquistata la Super Lig, mandando in estasi gran parte dei 15 milioni di curdi di Turchia, come dimostrano i caroselli a Istanbul, Smirne e Ankara. Tutti con bandiere della squadra e mai quelle, vietate, curde, ma non sono mancate ugualmente tensioni: in riva al Bosforo i tifosi del Galatasaray hanno aggredito i supporter curdi festanti.

Bandiere vietate

Determinante nella stagione dell'Amedspor è stato il senegalese Mbaye Diagne, tra i migliori marcatori del campionato. Dopo la partita valsa la promozione l'attaccante ha esposto la bandiera del Senegal, gialla, rossa e verde, gli stessi colori di quella storica curda. Sono dovuti intervenire i dirigenti del club per spiegarlo ai poliziotti a bordo campo che stavano per intervenire. Episodi come questi ricordano che l'ascesa dell'Amedspor va ben oltre il piano sportivo. Salvato dal comune di Diyarbakir dal fallimento e rifondato nella sua forma attuale nel 2015, sebbene le sue origini risalgano a decenni precedenti attraverso varie denominazioni, l'Amedspor occupa da tempo una posizione unica nel calcio turco. I colori sono il rosso e il verde, gli stessi dell'anguria simbolo della città, al contempo due dei tre colori della bandiera curda.

Il cambio di nome fu autorizzato all'epoca del primo processo di pace tra il governo turco e il Pkk: l'Amedspor potè finalmente prendere un nome curdo, cosa impensabile prima, ma il processo di pace fallì e il biennio 2015-2016 risultò poi essere tra i più amari del conflitto iniziato nel 1984 che ha causato 45 mila vittime.

Sanzioni disciplinari

Il nome curdo ha messo l'Amedspor nel mirino di federazione e avversari: il club è stato oggetto di numerose sanzioni disciplinari, multe e controlli. Giocatori, dirigenti e tifosi sono stati inoltre bersaglio di episodi di razzismo e, in alcuni casi, di violenze fisiche. Nel 2016 giocatori e dirigenti furono aggrediti in diverse trasferte, e da allora la squadra ha spesso disputato partite fuori casa senza il supporto dei propri tifosi per motivi di sicurezza.

I sostenitori, inclusi minorenni, sono stati spesso filmati e denunciati da dirigenti e tifosi per gesti come rimanere seduti durante l'inno nazionale, un comportamento che non costituisce reato secondo la legge turca, ma che ha causato loro più di un problema. Uno degli episodi più gravi si è verificato nel marzo 2023 durante una partita contro il Bursaspor, quando i tifosi avversari lanciarono coltelli e altri oggetti in campo, esibendo simboli legati alle esecuzioni extragiudiziali e alle sparizioni forzate che colpirono i curdi nel ventennio seguito al golpe del 1980. Nonostante la gravità della situazione, la partita non fu interrotta.

Le cicatrici del conflitto con il Pkk

Diverse le multe comminate per post sui social considerati filo Pkk, persino al video di una tifosa con la treccia (tipica elle combattenti curde) e musica curda in sottofondo. Ora l'approdo dell'Amedspor nella massima serie rappresenta un'opportunità per dimostrare che la Turchia è pronta a lasciarsi alle spalle un conflitto sociale durato fin troppo e che le cicatrici del conflitto con il Pkk sono rimarginate. Un segnale positivo in questo senso è arrivato dalle congratulazioni del presidente Recep Tayyip Erdogan e del leader di ultradestra Devlet Bahceli. Il salto di categoria comporterà sfide più impegnative, maggiore esposizione mediatica e aspettative più elevate per il club ma anche un'opportunità per la Turchia di chiudere una delle pagine più sanguinose della propria storia.

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