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Trump minaccia dazi al 25% sulle auto europee - Fast.it

Trump minaccia dazi al 25% sulle auto europee

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AGI - Donald Trump riapre il fronte commerciale con Bruxelles e punta al cuore dell'industria europea: l'auto. Il presidente americano ha annunciato che dalla prossima settimana aumenterà al 25% i dazi su auto e camion importati dall'Unione, accusando Bruxelles di non rispettare "pienamente" l'accordo commerciale raggiunto con Washington. La misura, ha scritto Trump su Truth, non colpirà i veicoli prodotti negli stabilimenti statunitensi, un messaggio diretto ai costruttori europei, invitati a spostare più produzione negli Stati Uniti.

L'accordo che i produttori non starebbero rispettando è il quadro commerciale Usa-Ue definito nell'estate del 2025, dopo l'intesa politica tra Trump e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. L'accordo, poi formalizzato in una dichiarazione congiunta il 21 agosto 2025, prevedeva un tetto tariffario del 15% per gran parte dei beni europei esportati negli Stati Uniti, comprese auto e componenti, in cambio di concessioni europee su prodotti industrialiagroalimentari e barriere non sottoposte a dazi.

La Commissione europea assicurò allora che l'intesa avrebbe dato una cornice più stabile a uno dei rapporti commerciali più importanti al mondo. Per il settore automobilistico il punto centrale era proprio la riduzione del prelievo americano. Secondo la dichiarazione congiunta Usa-Ue, alla presentazione delle proposte legislative di Bruxelles per tagliare i dazi sui prodotti americani, Washington avrebbe applicato alle auto europee una tariffa complessiva del 15%, includendo le misure legate alla sicurezza nazionale previste dalla Sezione 232. La Casa Bianca aveva presentato l'accordo come una vittoria per l'industria americana: l'Ue avrebbe dovuto eliminare dazi su beni industriali statunitensi, aumentare l'accesso al mercato per prodotti agricoli e ittici americani, acquistare energia Usa per 750 miliardi di dollari entro il 2028 e mobilitare nuovi investimenti europei negli Stati Uniti per 600 miliardi.

Le accuse di Trump e le conseguenze per l'industria

Trump oggi sostiene che Bruxelles non stia rispettando l'intesa, pur senza indicare quale obbligo sarebbe stato violato. Il quadro è complicato anche sul piano giuridico. Secondo Associated Press, lo status dell'accordo del 2025 è stato messo in discussione dopo una sentenza della Corte Suprema americana che ha limitato l'autorità del presidente a imporre dazi invocando l'emergenza economica. Il tetto iniziale del 15% sarebbe così stato ridimensionato al 10%, mentre l'amministrazione cercava nuove basi legali per imporre altri prelievi sulle importazioni.

Le conseguenze potenziali sono pesanti. Una misura al 25% renderebbe più costose negli Stati Uniti le auto prodotte in Europa da gruppi come VolkswagenBMWMercedes-BenzStellantis e altri marchi premium. Le aziende potrebbero scegliere se assorbire una parte del costo, riducendo i margini, o scaricarlo sui consumatori americani con aumenti di prezzo. In entrambi i casi, il colpo arriverebbe su un settore già sotto pressione per transizione elettricaconcorrenza cinese e costi industriali elevati.

I rischi per l'Unione europea e le possibili reazioni

Per l'Ue il rischio è industriale e politico. I dati Acea mostrano che nel 2025 l'export automobilistico europeo ha già subito forti pressioni con un calo del 6,2% e quello verso gli Stati Uniti del 21,4%, effetto diretto dei dazi introdotti l'anno precedente. La mossa di Trump ha anche un obiettivo strategico: spingere i costruttori stranieri a produrre negli Usa. La frase "nessun dazio" per chi fabbrica in America è pensata per favorire nuovi investimenti industriali e occupazione interna.

Ma non tutti i modelli europei venduti negli Stati Uniti possono essere rapidamente trasferiti negli stabilimenti americani: riconvertire catene produttivefornitori e linee di assemblaggio richiede anni. Sul piano commerciale, Bruxelles potrebbe reagire con contromisure, aprendo una nuova fase di guerra tariffaria transatlantica. Un'escalation rischierebbe di allargarsi oltre l'auto, coinvolgendo acciaioalluminioagroalimentaretecnologia e beni industriali. È lo scenario che l'accordo del 2025 avrebbe dovuto evitare, fissando un tetto ai dazi per dare prevedibilità alle imprese.

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