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Tra imperi e futuro: ‘Exit Queen’ e la crisi dell’Occidente - Fast.it

Tra imperi e futuro: ‘Exit Queen’ e la crisi dell’Occidente

2 ore fa 1

AGI - C’era chi prendeva appunti, chi annuiva, chi restava in piedi pur di non perdersi un passaggio. Alla Biblioteca “Avv. Giorgio Ambrosoli”, nel cuore del Palazzo di Giustizia di Milano, l’incontro sulla presentazione di 'Exit Queen, scacco alla Regina' ha avuto fin da subito il tono delle occasioni che superano il pretesto per cui nascono. Doveva essere una presentazione, è diventato un confronto vero, quasi un piccolo laboratorio di geopolitica applicata.
Il punto di partenza era il libro di Marco Ubezio e Francesco Spartà (uscito il 10 aprile per Bonfirraro e già in ristampa) ma è bastato poco perché il discorso si allargasse, grazie al dialogo degli autori con Mario Sechi, Costanza Cavalli e l’avvocato Maddalena Arlenghi.

Dal Regno Unito come impero fino ai conflitti odierni

Si è partiti dal Regno Unito, evocato nel titolo dell’incontro come “disunito”, ed emerso nei vari interventi proprio come un Paese che oggi cerca di capire cosa vuole essere davvero, e si è arrivati a un’analisi più ampia della situazione economica, politica e mondiale. In sottofondo, presente, seppur in maniera silenziosa, il ruolo della Corona.

A un certo punto, la sala si è fatta più silenziosa quando ha preso la parola Mario Sechi. Il suo intervento è stato, senza forzature, il vero baricentro geopolitico del pomeriggio. Sechi ha invitato a guardare il Regno Unito non con le categorie del presente immediato, ma con quelle della lunga durata storica.
Il punto di partenza è stato netto: Londra è un ex impero che non ha ancora metabolizzato fino in fondo la propria trasformazione. Per secoli centro di un sistema globale, il Regno Unito ha costruito la propria identità sulla proiezione esterna, sul controllo delle rotte, sulla capacità di influenzare equilibri lontani. La Brexit, in questa chiave, non è solo una scelta politica recente, ma quasi un riflesso di quella memoria imperiale: l’idea di poter tornare a essere un attore pienamente sovrano nello spazio globale in continuo cambiamento.
Per il direttore di Libero, oggi la competizione si gioca su scala diversa, tra grandi blocchi capaci di esercitare influenza sistemica. Da una parte gli Stati Uniti, dall’altra la Cina: non semplici potenze, ma poli che attraggono e attirano intere aree del mondo attorno a sé, economicamente, tecnologicamente, militarmente. E l’Europa e l’Occidente deve avere chiaro da che parte stare, senza se e senza ma.
Subito dopo, Costanza Cavalli ha spostato il fuoco sulle dinamiche tra Washington e Pechino. Il nome di Donald Trump, di cui Cavalli è raffinata studiosa e autrice di un libro ‘Il ciuffo di Trump’, è arrivato quasi inevitabilmente.
Il suo punto di partenza è stato netto: per capire gli equilibri globali di oggi non si può eludere la figura di Donald Trump o farlo passare come un “folle”. Piaccia o no, ha sottolineato, Trump rappresenta una parte reale e consistente dell’Occidente, e ridurlo a caricatura significa non comprendere una dinamica fondamentale.
Da qui, Cavalli ha allargato il ragionamento a quello che ha definito – con toni critici – una sorta di “autonarrazione fragiledell’Occidente. Un Occidente che, nel tentativo di rimettere in discussione se stesso, rischia però di scivolare in una forma di autodenigrazione sistematica, perdendo consapevolezza della propria forza storica, culturale e politica. In questo vuoto, ha suggerito, si inseriscono attori come la Cina, capaci di muoversi con maggiore coesione strategica, minori esitazioni e dubbi esistenziali.

 

 

Exit Queen, tra ucronìa e distopìa

Gli autori, nel frattempo, hanno insistito su un punto: Exit Queen è prima di tutto un romanzo che non vuole spiegare tutto, ma provare a leggere il presente attraverso appunto una storia che mescola finzione e realtà. La “Regina” diventa quasi come termine di confronto con un’epoca ormai finita.
Il passaggio dal libro alla realtà è stato continuo. Si è parlato di identità nazionale, di fratture interne, di una monarchia chiamata a reinventarsi mentre il Paese cambia pelle. E quando sono arrivati gli interventi dal pubblico, il tono si è fatto ancora più diretto: domande sul possibile rientro della Gran Bretagna nell’Ue, sul futuro della stessa Europa e anche del rapporto con i Brics.
Più che offrire certezze, l’incontro ha messo in fila dubbi fondati, scenari plausibili, ipotesi anche scomode, ma che oggi non si possono non prendere in considerazione. Un confronto che ha avuto il grande merito di tenere e toccare insieme temi diversi insieme a un pubblico vasto ed eterogeneo, ma senza mai perdere il filo.
Più che raccontare una storia, l’appuntamento milanese ha messo a fuoco una serie di domande: quale posto può occupare oggi il Regno Unito (e più in generale l’Europa e tutto l’Occidente) in un equilibrio globale che cambia rapidamente? E in tutto ciò, la monarchia riuscirà a sopravvivere o rischia di essere messa in discussione come ipotizzano gli autori nel loro libro?  È proprio qui che ‘Exit Queen’ smette di essere solo un titolo, un romanzo e diventa una chiave di lettura. Perché l’“uscita del sovrano” non è necessariamente un evento, ma una possibilità che aleggia, una crepa simbolica prima ancora che istituzionale. E il senso dell’incontro, in fondo, è rimasto sospeso in questa ambiguità: non tanto prevedere cosa accadrà, ma riconoscere che qualcosa, nel profondo, è già cambiato.

 

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