AGI - Per miliardi di anni Theia è esistita solo come un’ipotesi affascinante. Un pianeta scomparso senza lasciare tracce dirette, ma che avrebbe avuto un ruolo decisivo nella nascita della Luna. Oggi, grazie a un nuovo studio internazionale, quel mondo perduto torna a parlare attraverso la chimica di antichissime rocce terrestri e lunari. E ciò che racconta è sorprendente: Theia potrebbe essersi formata molto più vicino al Sole di quanto immaginato finora.
Da oltre mezzo secolo la teoria dell’impatto gigante domina le spiegazioni sull’origine della Luna. Secondo questo scenario, quattro miliardi e mezzo di anni fa un pianeta della dimensione di Marte avrebbe colpito la Terra primordiale. I detriti generati dal colpo si sarebbero poi aggregati fino a formare il nostro satellite, mentre parte del materiale di Theia e della Terra si sarebbe mescolato nei due corpi.
Il mistero di Theia e la sua firma chimica
Il problema? Theia non esiste più. Vaporizzata da quell’antica collisione, non ha lasciato alcuna “firma” chimica diretta che potesse confermare definitivamente la sua esistenza. Per questo la sua origine, e persino la sua composizione, sono rimaste a lungo un enigma. Ora un team di astronomi francesi, tedeschi e statunitensi ha affrontato il mistero con un approccio quasi da detective: analizzare gli isotopi, vere e proprie impronte digitali chimiche, contenuti nelle rocce lunari delle missioni Apollo e in quelle terrestri più antiche. “Uno degli aspetti più entusiasmanti di questa ricerca”, spiega Jake Foster, astronomo del Royal Observatory di Greenwich, non coinvolto nello studio, “è che ci permette di ricostruire con precisione ciò che accadde alla Terra 4,5 miliardi di anni fa e, allo stesso tempo, di individuare quasi esattamente da dove provenisse questo oggetto. Stiamo parlando di un pianeta che non esiste più, eppure oggi possiamo tracciarne l’origine”.
Simulazioni e la vicinanza al Sole
Gli scienziati hanno esaminato isotopi di ferro, cromo, zirconio e molibdeno per simulare centinaia di possibili combinazioni tra Terra e Theia. Il confronto è stato possibile grazie al fatto che materiali formati a diverse distanze dal Sole presentano rapporti isotopici leggermente differenti, frutto di condizioni fisiche diverse nelle prime fasi del Sistema Solare. La somiglianza quasi perfetta tra le rocce lunari e quelle terrestri, a lungo un ostacolo perché rendeva difficile separare i contributi dei due pianeti, è stata così ripensata come un indizio utile, un punto di partenza per risalire non solo alla collisione, ma anche al luogo di nascita di Theia. Il risultato delle simulazioni è stato netto: il pianeta fantasma si è probabilmente formato nel Sistema Solare interno, ancora più vicino al Sole rispetto alla giovane Terra. Una conclusione che ribalta alcune ipotesi precedenti, secondo cui Theia avrebbe potuto avere origine nelle regioni più esterne del Sistema Solare.
Nuove prospettive sull'evoluzione planetaria
La scoperta non solo rafforza la teoria dell’impatto gigante, ma apre nuove prospettive nello studio dei processi che portano i pianeti a crescere, collidere ed evolvere. Capire da dove provenisse Theia significa infatti gettare nuova luce sulle dinamiche che hanno modellato il nostro Sistema Solare e che, ancora oggi, continuano a plasmare sistemi planetari attorno a stelle lontane.







·
·
·
·
·
·
·