Solo il 5% delle microimprese italiane usa l'Iintelligenza artificiale

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AGI - L'intelligenza artificiale è adottata, in forma estensiva o limitata, solo dal 5% delle microimprese italiane ed è più diffusa nei servizi di informazione e comunicazione e nelle attività professionali, scientifiche e tecniche. Il 19% delle imprese, invece, sta sperimentando l'IA o ne prevede l'adozione entro un anno.

È quanto emerge dall'indagine condotta da Bankitalia nel 2025 per rilevare l'alfabetizzazione finanziaria e le competenze di finanza digitale dei microimprenditori in Italia. La robotica, impiegata dal 6% delle imprese, è maggiormente presente nel manifatturiero, mentre l'interconnessione dei processi, utilizzata dal quattro per cento, è più frequente nei servizi di informazione e comunicazione. Il cloud, più semplice da implementare, è adottato dal 44% delle microimprese ed è relativamente diffuso tra i diversi settori.

Dati sull'IA

Una quota di microimprenditori dichiara di non avere dimestichezza con le tecnologie digitali o di non aver pianificato alcun utilizzo: le percentuali superano l'80% per l'interconnessione dei processi e raggiungono il 73% per l'intelligenza artificiale. Considerando anche gli impieghi sperimentali, l'IA è adottata maggiormente nei servizi di informazione e comunicazione (37%) e nelle attività professionali, scientifiche e tecniche (22%), mentre la robotica è più diffusa tra le imprese manifatturiere (18%). L'adozione di tecnologie digitali, in misura almeno sperimentale, è generalmente più frequente tra i microimprenditori con conoscenze finanziarie più elevate.

Alfabetizzazione finanziaria in leggero miglioramento

L'indagine ha coinvolto cinquemila titolari di microimprese, rappresentative della popolazione di riferimento, intervistati con modalità mista, online o al telefono. Le conoscenze finanziarie sono state rilevate attraverso otto domande su tasso di interesse, inflazione, diversificazione del rischio, dividendo, capitale di rischio, relazione rischio-rendimento, potere d'acquisto e costo del credito. Il punteggio medio di alfabetizzazione finanziaria è stato pari al 74% del punteggio massimo, con valori più elevati tra le microimprese con fatturato più alto e tra quelle che esportano. Non si evidenziano divari di genere. Rispetto alla rilevazione del 2021, i livelli medi di alfabetizzazione finanziaria mostrano un miglioramento del 2%, attribuibile a comportamenti e atteggiamenti. Il 15% degli intervistati si colloca nella fascia più bassa nella comprensione dei concetti finanziari di base, il 40% in quella media e il 45% raggiunge la fascia più elevata.

Comportamenti e gestione finanziaria secondo Bankitalia

Quasi tutti i microimprenditori monitorano regolarmente l'andamento finanziario dell'impresa e circa il 90% gestisce separatamente conti aziendali e familiari, effettuando previsioni sulla redditività. Meno diffusa è l'abitudine a confrontare le offerte per l'acquisto di servizi finanziari e assicurativi (66%) e a tutelarsi dal rischio di furto (65%). Circa la metà dei microimprenditori ha riflettuto sulla propria sicurezza economica dopo il pensionamento. L'88% dichiara di impegnarsi in obiettivi di lungo periodo, mentre curano attivamente i rapporti con le banche il 57% e pianificano le proprie scelte finanziarie il 52%

Strumenti di pagamento e credito

In Italia, le carte aziendali di debito, di credito e prepagate sono utilizzate rispettivamente dall'86%, dal 62% e dal 33% dei microimprenditori, e il 21% integra l'uso di carte con portafogli elettronici aziendali. Il 38% ricorre a prestiti o mutui, il 29% ad aperture di credito in conto corrente e il 23% agli anticipi su fatture. Il leasing e il factoring sono utilizzati rispettivamente dal 15% e dal 6% delle microimprese, mentre il credito commerciale è utilizzato dal 13%. Il ricorso ai prestiti è più frequente tra le microimprese più grandi e tra quelle guidate da titolari con genitori imprenditori.

Polizze assicurative

Le assicurazioni maggiormente sottoscritte coprono il rischio di danni da danneggiamento o furto (63%), seguite dalle assicurazioni di responsabilità civile (47%) e dalle polizze vita (39%). Il 28% si assicura contro i rischi climatici e il 21% contro quelli legati all'interruzione dell'attività. Le assicurazioni sono sottoscritte più frequentemente dalle microimprese localizzate al Nord e da quelle di dimensione maggiore, a eccezione delle coperture contro i rischi climatici, più diffuse tra le imprese più piccole. Le coperture contro l'interruzione dell'attività e la responsabilità civile sono più diffuse tra i titolari giovani, mentre quelle contro furto, danneggiamento ed eventi climatici sono più comuni tra i microimprenditori più anziani.

Protezione dai rischi climatici

Il 39% delle microimprese adotta misure per proteggersi dalle ricadute finanziarie degli eventi climatici: il 28% ricorre a coperture assicurative, il 26% effettua investimenti per la sicurezza aziendale e il 14% considera lo spostamento delle attività produttive in zone meno esposte. La propensione ad adottare almeno una di queste misure è più accentuata tra le donne imprenditrici (42%) e tra chi proviene da famiglie con tradizione imprenditoriale (54%), mentre è meno diffusa tra gli imprenditori meno istruiti (32%). Le strategie di mitigazione sono adottate più frequentemente al Nord (41%) e dalle imprese agricole e della pesca (65%), mentre lo sono meno da quelle dei settori dell'informazione e comunicazione (31%) e delle attività professionali e scientifiche (27%). Oltre l'80% degli intervistati dichiara di prestare attenzione alle ricadute ambientali e sociali dei propri investimenti e alla sostenibilità dei propri fornitori.

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