AGI - Tanti pensano che il cronista si muova soltanto sulla superficie delle cose, senza riuscire ad afferrarne nessuna. “Un vero giornalista spiega benissimo quello che non sa”, ironizzava Longanesi. Invece leggendo l'ultimo libro di Beppe Severgnini mi torna in mente un articolo in cui l'ex direttore di ‘Repubblica' Ezio Mauro ricordava il collega Giuseppe D'Avanzo e una delle loro riflessioni. Il senso era: anche se il giornalista è continuamente alle prese con nuovi eventi e sembra non poterne approfondire nessuno, qualcosa si deposita giorno dopo giorno dentro di sé e lo rende capace di comprendere la profondità.
È il primo effetto (almeno su di me) di ‘Socrate, Agata e il futuro - L'arte di invecchiare con filosofia -, Rizzoli editore. Severgnini accompagna il lettore in una lunga e piacevole passeggiata attraverso luoghi diversi, riflettendo su temi, sentimenti, fatti degli ultimi decenni e con leggerezza apre strade più profonde. Aneddoti familiari, esperienze, fantasie, statistiche, politica, suggerimenti, consigli, considerazioni filosofiche: in 230 pagine tutto si mischia, e disegna un'arte, quella “di invecchiare”, richiamata nella copertina, che alla fine del libro sembra decisamente riduttiva.
Il testo di Severgnini non è solo quello che sembra, cioè un vademecum per evitare di diventare anziani insopportabili, come peraltro poteva apparire lo stesso Socrate nel quinto secolo avanti Cristo - questo Severgnini non lo dice ma è lecito immaginarlo, considerato quanti interlocutori siano arrivati alla disperazione dopo essere stati interrogati a fondo dal maestro a cui Platone dà voce.
Nel libro c'è la ricerca del tempo perduto – alla Proust – agevolata dal ‘Museo del Passato Prossimo', la soffitta dell'autore che sottrae cose in apparenza inutili alla raccolta differenziata. C'è la nostalgia: i vecchi abiti, i soprammobili, gli odori sono ricordi. A proposito, si chiede Severgnini maneggiando un vecchio disco: “Qual è l'odore di Spotify?”. Ma nel libro si trova molto di più.
Dopo metà diventa quasi una proposta di sopravvivenza, un'arma per fronteggiare l'egocentrismo e l'arroganza, veri demoni dell'età avanzata. E un'occasione per cogliere il momento giusto di ritirarsi, che significa sapersi reinventare sostenendo i più giovani. “Bisogna indossare con eleganza la propria età. Qualunque età”, scrive l'autore. Per evitare “la tendenza ad allungare all'inverosimile le fasi della vita”. Tendenza che non comincia da anziani, ma molto prima.
Nel libro si parla della “gentilezza degli sconosciuti”, che consente di “superare le montagne della solitudine”, della differenza tra il bel gesto e il buon comportamento - il primo è un concetto estetico, il secondo etico. In Italia “siamo i campioni mondiali del bel gesto, di cui amiamo l'aspetto teatrale, siamo un po' meno bravi nei buoni comportamenti” nota Severgnini.
Significativa la riflessione sui social network. “L'utente ha smesso di essere un co-protagonista: sta tornando a essere un consumatore. Nessuno glielo dice, ovviamente. I comunicatori fingono di essere molto interessati alle opinioni del pubblico, ed è vero. Ma solo quando si traducono in numeri, vendite, voti”. Per questo piattaforme nate come luoghi dove interagire, condividendo esperienze e valutazioni, stanno diventando forme di intrattenimento in stile televisivo, destinate al consumo passivo. “Ieri erano social networks: reti. Oggi sono social media: strumenti di comunicazione” scrive l'autore.
Il passaggio sull'importanza delle parole, di cui bisogna prendersi cura, e sull'ironia, che è una dimostrazione di indulgenza, una prova di umanità, “la sorella laica della misericordia”, incollano il lettore alle pagine. La vecchiaia non è celebrata ma per l'autore le idee non hanno età: Michelangelo ha progettato la cupola di San Pietro a 88 anni, Frank lloyd Wright ha disegnato il Guggenheim Museum a novantuno. Non manca un passaggio sulla pazienza, declinata in molti modi, e fa riflettere l'elogio del fallimento.
Quindi? Come invecchiare? Il suggerimento di David Brooks, rilanciato da Severgnini, indica la strada: “Ci concentriamo troppo sulle virtù da curriculum e troppo poco sulle virtù da elogio funebre. Le prime sono quelle che abbiamo portato nel mercato del lavoro e hanno contribuito al nostro successo. Le altre sono le qualità per cui verremo ricordati: l'altruismo, la gentilezza, l'ironia, la fantasia, la lealtà”. Chiudono il libro un'utile bibliografia e indicazioni sui testi e le serie tv che compaiono nel viaggio dell'autore. Non solo uno. Come dice lui, “molti viaggi diversi nella stessa direzione”.