AGI - Social vietati ai minori di 14 anni. Nessuna eccezione. La proposta arriva dal Veneto, da un governatore leghista, Alberto Stefani, che dal giorno del suo insediamento pare aver fatto del sociale la sua stella polare. E non si tratta, come si può facilmente immaginare, di una legge regionale ma di una proposta di legge nazionale destinata a finire sui tavoli romani. Non va dimenticato infatti che le regioni possono proporre leggi che valgano per tutto il territorio nazionale. L'iter prevede una loro discussione e approvazione nei consigli regionali, per poi essere trasmesse alla Camera o al Senato e seguire l'ordinario iter delle altre leggi, con discussione ed eventuale approvazione. Secondo quanto ipotizzato dallo stesso Stefani si potrebbe arrivare all'approvazione "entro due-tre mesi".
Nel giorno in cui "è stato depositato in consiglio regionale la proposta di legge" il governatore Stefani racconta all'AGI il perché di questa idea che seguirebbe l'esempio di Paesi che già hanno introdotto il divieto, come ad esempio l'Australia.
Perché questa proposta di legge? C'è stato un evento scatenante?
"Mi hanno molto colpito le dichiarazioni dei genitori del 13enne che ha accoltellato la sua insegnante a Bergamo. Ma non solo. Ho fatto il sindaco e so quali disagi attraversano alcune famiglie, per colpa dell'abuso dei social network da parte dei più piccoli. E poi ho fatto anche il parlamentare e l'ultima proposta di legge che ho presentato da deputato, all'inizio dell'autunno scorso, mirava proprio a questo: vietare i social ai minori di 14 anni".
E lei? Che rapporto ha lei con i social?
"Un rapporto normale, li uso per comunicare la mia attività politica e amministrativa. Ma rispetto ai giovanissimi ho un vantaggio: ho conosciuto il mondo e le relazioni fra persone anche senza la mediazione dei social".
Non ha paura così facendo di inimicarsi una buona fetta del mondo dei giovani e giovanissimi?
"Il mio obiettivo è fare qualcosa di buono. Dopo di che, devo ammettere che la mia proposta ha incontrato un vastissimo gradimento. Ricevo ogni giorno centinaia di messaggi di genitori e nonni riconoscenti. E pure molti giovani mi scrivono, confessando di avere dei problemi, confermando che i social network potrebbero esserne la causa e che, tornando indietro, avrebbero aspettato almeno i 14 anni prima di aprire un profilo virtuale".
Ma ad un adolescente o pre-adolescente, come potrebbe spiegare una proposta di legge che lo limita così tanto?
"Ripeto: non ho ricevuto grandi critiche e comunque, quando parliamo di blocco sotto i 14 anni, non parliamo di adolescenti, ma di altro. Ad ogni modo, quello che posso dire è che c'è una vita fatta di relazioni, di aria aperta, di sguardi curiosi, lontano dal conformismo e della violenza dei social. Quello che noi vogliamo è solo che tutti i giovani possano viverla, fuori dalla prigione digitale".
E a Roma? Come si aspetta verrà accolta questa proposta?
"Mi auguro bene. La Regione del Veneto sta andando avanti, ma governo e maggioranza hanno già dimostrato grande sensibilità. Non a caso è stato depositato un emendamento per l'introduzione dell'identità digitale".






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