AGI - L’ocrelizumab, un farmaco già utilizzato per il trattamento di alcuni pazienti affetti da sclerosi multipla, potrebbe rallentare significativamente la progressione della disabilità nelle persone con sclerosi multipla primariamente progressiva (PPMS), anche nei casi più gravi o avanzati della malattia.
Questo incoraggiante risultato emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista The Lancet, condotto dagli scienziati della Queen Mary University di Londra. Il team, guidato da Gavin Giovannoni e Catherine Godbold, ha analizzato i risultati dello studio ORATORIO-HAND, che ha coinvolto oltre 1.000 pazienti in 22 Paesi.
Risultati dello studio ORATORIO-HAND
Il lavoro, commentano gli autori, mostra che l’ocrelizumab ha ridotto significativamente la progressione della malattia secondo diverse misure di disabilità. In particolare, i pazienti trattati con ocrelizumab presentavano un rischio del 30 per cento più basso di progressione della disabilità rispetto a coloro che avevano ricevuto un placebo.
Benefici sulla funzionalità degli arti
Inoltre, il trattamento ha ridotto del 41 per cento il peggioramento della funzionalità della mano e degli arti superiori a 12 settimane e del 52 per cento il rischio di dover ricorrere a una sedia a rotelle. La PPMS, spiegano gli esperti, è una forma di sclerosi multipla che colpisce tra il 10 e il 15 per cento dei pazienti.
Limitazioni terapeutiche e profilo dei pazienti
A differenza delle forme recidivanti, le opzioni terapeutiche disponibili per questa condizione sono ancora limitate. I ricercatori hanno incluso nello studio pazienti fino a 65 anni di età, molti dei quali presentavano significative limitazioni motorie e una malattia in stadio avanzato.
Valutazione delle capacità motorie
Gli autori si sono concentrati sulla capacità di camminare e hanno valutato la funzionalità degli arti superiori attraverso il test dei nove fori, utilizzato per misurare la destrezza di mani e braccia.
Importanza della funzionalità delle mani
Questo approccio, spiegano gli studiosi, è particolarmente importante perché preservare la funzionalità delle mani può incidere in modo significativo sull’autonomia, la comunicazione e la qualità della vita delle persone con sclerosi multipla primariamente progressiva.
Possibili implicazioni cliniche
Secondo gli autori, l’ocrelizumab potrebbe rivelarsi utile per una platea di pazienti più ampia rispetto a quella che oggi ha accesso al trattamento, con possibili implicazioni per la gestione della malattia nel Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS) e per la progettazione dei futuri studi clinici sulla sclerosi multipla.
Dichiarazioni degli autori
"I nostri risultati sono importanti - afferma Giovannoni - perché dimostrano che il trattamento può fare una differenza significativa anche nelle persone con forme più avanzate di sclerosi multipla, contribuendo a preservare la funzionalità di mani e braccia, fondamentale per mantenere l’indipendenza e la qualità della vita". "Studi come questo sono fondamentali per individuare trattamenti efficaci per popolazioni più ampie - conclude Godbold - l’ocrelizumab è già utilizzato per alcuni pazienti con sclerosi multipla, ma il nostro lavoro suggerisce che il farmaco potrebbe aiutare molte più persone rispetto a quelle che oggi ne beneficiano. In futuro sarà essenziale capire come tradurre questi risultati nella pratica clinica".


![È la Giornata della pasta. All'Italia il record per produzione e consumo [VIDEO]](https://images.agi.it/pictures/agi/agi/2023/10/25/054941390-85f6c5b8-c12f-4c1f-9e22-0ff77922598e.jpg)




·
·
·
·
·
·
·