AGi - C'è una data cerchiata in rosso sul calendario del Pd: il 13 marzo 2027. Quel giorno scadrà il mandato di Elly Schlein, insediata quattro anni prima dopo aver vinto le primarie contro Stefano Bonaccini, durante l'assemblea alla Nuvola dell'Eur.
Nessun segretario dem, prima di lei, aveva 'visto' il traguardo del mandato. Da Walter Veltroni a Pier Luigi Bersani, da Matteo Renzi a Nicola Zingaretti, i leader precedenti si sono tutti dimessi prima della scadenza, per sconfitte elettorali o per logoramenti interni.
Il nodo della proroga del mandato
Il record di Schlein pone però una questione inedita: quella della prorogatio della segretaria. Secondo fonti parlamentari dem, al momento non sarebbe nell'aria una richiesta di passaggio tecnico per prolungare il mandato. L'alternativa sarebbe una votazione in Assemblea nazionale per approvare una deroga.
Alcuni dirigenti sottolineano tuttavia la necessità di una base giuridica chiara, evidenziando che, in assenza di un passaggio formale, eventuali atti della segretaria potrebbero essere impugnati. In ogni caso, i numeri di cui gode Schlein in assemblea la metterebbero al riparo da sorprese.
L'ipotesi congresso resta lontana
Appare invece impraticabile la strada di un congresso, vista la vicinanza delle prossime elezioni politiche e delle possibili primarie di coalizione. Un congresso vero, che avrebbe rimesso in discussione la guida del Nazareno, era stato valutato da alcuni fedelissimi della leader, ma quando il voto nazionale appariva ancora lontano.
L'idea di un passaggio in assemblea è tornata a circolare anche per una coincidenza di date. Lo Statuto prevede infatti che l'assemblea sia convocata sei mesi prima della scadenza del mandato, quindi il 13 settembre 2026, giorno della chiusura della Festa nazionale dell'Unità a Reggio Emilia, conclusa proprio da Schlein.
La partita delle primarie di coalizione
La linea della segretaria è rimasta costante: il candidato premier del centrosinistra dovrà essere scelto attraverso le primarie di coalizione oppure, in assenza di esse, sarà indicato dal partito che otterrà il miglior risultato elettorale.
Resta però aperta la questione dello Stabilicum e dell'indicazione del candidato premier nel programma depositato insieme alle liste elettorali.
Quattro anni tra tensioni interne e sfida al centrodestra
I quattro anni di Schlein alla guida del Nazareno sono stati segnati da una doppia sfida. Sul fronte interno, la segretaria ha dovuto gestire il confronto con la minoranza riformista, spesso critica sulle questioni di politica estera e riarmo. Sul fronte esterno, ha condotto l'opposizione al centrodestra sia in Parlamento sia nel Paese.
Parallelamente, la leader ha lavorato per ricostruire un centrosinistra unitario dopo le elezioni politiche del 2022, caratterizzate dalle tensioni tra Pd e Movimento 5 Stelle, oltre che dalla distanza con Matteo Renzi e l'area centrista. Il mantra dei dem è stato quello dei "testardamente unitari".
Dubbi e divisioni sui gazebo
In vista del voto del 2027, la tenuta dell'alleanza sarà messa alla prova proprio dal tema delle primarie. Roberto Speranza ha recentemente proposto di accantonare l'ipotesi dei gazebo, una posizione che non è stata condivisa dalla sinistra dem.
Tra i dirigenti del partito non mancano i dubbi. Michele De Pascale, pur dichiarandosi favorevole alle primarie, ha osservato che una parte consistente dell'elettorato del centrosinistra sarebbe contraria a questo strumento.
Anche il presidente del Pd, Stefano Bonaccini, ha invitato a concentrarsi prima sulla costruzione della coalizione e di un programma condiviso, lasciando aperta la possibilità che le primarie siano uno degli strumenti per scegliere la leadership.
I riformisti e la leadership di Schlein
I riformisti, invece, si mostrano convintamente favorevoli alle primarie e difendono la linea della segretaria. Nel dibattito viene anche esclusa l'ipotesi di un "Papa straniero" che possa mediare tra Schlein e Giuseppe Conte.
La convinzione diffusa tra molti esponenti dem è che Schlein, in quanto segretaria del principale partito della coalizione, abbia pieno titolo per guidare la sfida politica nazionale e competere per la guida del Paese.



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