Sanchez divide il Pd sull'Iran. E i Riformisti dicono no al 'Papa straniero'

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AGI - Se Trump è, per dirla con Peppe Provenzano, la "voragine" tra il Pd e la destra, Pedro Sanchez appare come una ideale faglia tra la maggioranza dem e i riformisti. I 'no' del premier spagnolo al presidente americano ne hanno fatto agli occhi della sinistra italiana ed europea un argine al trumpismo imperante.

Tanto che la segretaria Pd lo ha tirato in ballo anche ieri in Aula, durante il dibattito sulle risoluzioni riguardanti la guerra in Iran. "Il premier spagnolo Sanchez ha detto che la posizione della Spagna è semplice: No alla guerra. Noi la pensiamo come lui e gli diamo tutto il nostro supporto e la solidarietà per le minacce ricevute dal presidente americano solo per avere difeso il diritto internazionale". Un passaggio su cui tornano i riformisti riuniti a Roma per un convegno con un titolo che oggi suona quantomeno coraggioso: "Credere in un'Europa protagonista". Il punto di partenza è che oggi l'Europa è assente nello scacchiere internazionale anche per la crisi di leadership che colpisce le due 'locomotive' dell'integrazione, Francia e Germania. Al tavolo, con l'organizzatore Graziano Delrio, siedono però i pesi massimi del riformismo dem, da Lorenzo Guerini a Pina Picierno e, soprattutto, Paolo Gentiloni.

Il dibattito sulla guerra in Iran

"Il dibattito di ieri alle Camere non mi è piaciuto perché in questo momento serve serietà e responsabilità", dice Picierno: "Non mi è piaciuto il governo, mai all'altezza della situazione drammatica che stiamo attraversando. Ma non mi è piaciuta nemmeno l'opposizione: si invoca Sanchez come un tempo si invocava Zapatero. Io penso che dobbiamo smetterla di invocare il Papa straniero e assumerci la nostra responsabilità", aggiunge. Paolo Gentiloni si spinge anche oltre quando afferma che la risoluzione della maggioranza, poi, "non era così terribile". Quello che era inaccettabile di quel dispositivo, ribatte Peppe Provenzano, "è quello che non c'era scritto". Ovvero, la condanna all'azione militare unilaterale di Trump. Da qui l'immagine utilizzata da Provenzano: "Nel confronto fra di noi dobbiamo essere consapevoli che si è aperta una voragine con la destra e questa voragine ha nome e cognome e si chiama Donald Trump".

Le posizioni dei riformisti dem

Per la cronaca, i riformisti dem hanno bocciato la risoluzione di maggioranza votando quella unitaria di Pd, M5s e Avs assieme alla maggioranza del partito. Su temi come quelli della guerra all'Iran "se si riesce a convergere" su una risoluzione bipartisan "è sempre meglio", aggiunge l'ex premier. E Sanchez? "Io sono grande amico del premier spagnolo, dobbiamo essere solidali e Merz ha sbagliato a non esserlo nello studio ovale. Dopo di che dire No alla Guerra non basta". E per rimanere ai riformisti, un altro "amico" di Sanchez che non ne condivide le posizioni sull'Iran è Matteo Renzi: "Non sono d'accordo con Sanchez quando mette sullo stesso piano il regime teocratico e Trump", le parole di Renzi ieri l'altro: "Se li mette sullo stesso piano non ci sto".

La linea di politica estera del Pd

Un dibattito che si inserisce in quello molto più ampio della linea di politica estera del Pd, il 'nodo' interno al Pd dall'inizio del mandato di Elly Schlein. A cominciare dal quel voto sul Rearm Eu che rievoca Giorgio Gori: "Dire sì alla difesa europea e no al Rearm Europe è una posizione non condivisibile". E se Schlein, nei giorni del voto sul Rearm, considerava "inaccettabile" il dirottamento dei fondi della spesa sociale in spesa militare, oggi Picierno dice "a un pezzo di Pd" che "non si tratta di scegliere tra un drone e un asilo. Si tratta di comprendere che senza sicurezza e senza deterrenza le conquiste sociali dell'Europa diventano più fragili". Da ospite esterno, anche il deputato di +Europa, Benedetto Della Vedova, lancia un appello affinché "sui temi internazionali, sull'Europa, si apra una riflessione comune fra i partiti della coalizione, che scongiuri che il perimetro della coalizione sia troppo stretto e melenchoniano". Quello che serve, dunque, è "aprire un confronto sui temi di fondo" per non arrivare alla coalizione "per logoramento o mediazione perché da lì passa la credibilità della nostra proposta politica delle prossime elezioni", dice Guerini: "Ci sono linee rosse che sono invalicabili: un'Europa più forte, la difesa dell'Ucraina, della democrazia, dai suoi nemici interni ed esterni. Su questi temi non c'è alcuna alleanza cui essere sacrificati".

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