Sam Levinson racconta Euphoria e il futuro: "Farò un film per le famiglie"

1 ora fa 2

AGI - Al Filming Italy Sardegna Festival, Sam Levinson si racconta senza filtri. Il regista e sceneggiatore americano, figlio del premio Oscar Barry Levinson, ha creato e diretto "Euphoria", la serie HBO pluripremiata agli Emmy che con la terza stagione ha definitivamente chiuso i battenti.

Nell'intervista con AGI, Levinson ripercorre il viaggio della serie, parla degli attori che ha lanciato nell'olimpo di Hollywood come Zendaya e Jacob Elordi e svela in anteprima i contorni del suo prossimo progetto. Sullo sfondo, una Sardegna che lo ha conquistato al primo sguardo e che lo ha visto protagonista di una masterclass con i giovani aspiranti registi. Un uomo che non ama stare fermo: "non gestisco bene i momenti di inattività, mi piace scrivere continuamente", ammette Levinson, già a metà di una nuova sceneggiatura.

Bilancio di Euphoria

Ma prima di guardare avanti, c'è un bilancio da tirare su otto anni di Euphoria, una serie che ha cambiato il modo in cui si parla di adolescenza, dipendenze e identità sugli schermi di tutto il mondo. "Penso che una serie debba riflettere il mondo circostante - spiega Levinson - farlo in modo umano, per illuminare e rivelare alcuni dei misteri della vita, le sue complicazioni e il suo caos. Permettere alle persone di rivedersi attraverso i personaggi, le circostanze e la posta in gioco. E, naturalmente, intrattenere", dice il regista che sorride pensando al viaggio concluso nella serie HBO.

Dall'oscurità alla luce

"Penso che per un artista sia importante trasformare l'oscurità in luce - aggiunge -. Considero Euphoria come qualcosa che mi ha permesso di prendere le difficoltà che ho avuto quando ero più giovane e trasformarle in qualcosa che possa portare speranza, in cui gli altri possano rispecchiarsi e, si spera, vivere una vita più felice". La scelta di affidare questa storia a una protagonista donna? "Sarebbe stato noiosissimo se avessi scelto un uomo! Cerco sempre di trovare personaggi diversi da me. Penso che parte dell'obiettivo della scrittura sia proprio colmare le nostre differenze, che si tratti di genere, razza o esperienze di vita. Vogliamo trovare il tessuto connettivo piuttosto che le cose che ci dividono".

Il tema delle dipendenze

"Euphoria" ha portato in prima serata una piaga sociale che dilaga negli Stati Uniti e si diffonde in Europa. Levinson non si sottrae al tema, pur con la cautela di chi sa i propri limiti. "Quello che so è che si tratta di una vera e propria piaga che sta uccidendo una generazione di persone negli Stati Uniti. E penso che i governi siano stati lenti a reagire. Non so necessariamente quali possano essere le soluzioni. Però so che se basta una sola pillola per ucciderti così rapidamente, abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti per capire come affrontare la cosa".

Il successo in Italia

Quando ha capito la reale portata del fenomeno che aveva creato? La risposta lo porta dritto in Italia con un retroscena che lascerà di stucco i fan. "Ero a Roma mentre andava in onda la prima stagione. Mi trovavo lì per andare alla prima di 'C'era una volta a... Hollywood' di Tarantino. Stavo camminando per strada con mia moglie e il nostro direttore della fotografia. Mentre ci stavamo facendo largo verso l'ingresso, una ragazza mi ha fermato e mi ha detto in italiano: 'Scusa, ma tu sei Sam Levinson? Quello di Euphoria?'. Mi sono girato verso mia moglie e le ho detto: 'Penso che la serie stia funzionando. Quando ti ritrovi in Italia e qualcuno ti riconosce per strada, è lì che capisci che il fenomeno si sta diffondendo davvero ovunque'". Oggi, a serie conclusa, il bilancio è positivo e carico di gratitudine. "Sono davvero orgoglioso del lavoro che abbiamo fatto nel corso di queste tre stagioni. Sono orgoglioso delle persone davanti e dietro la telecamera: dai direttori della fotografia ai direttori di produzione, scenografi, costumisti, truccatori e parrucchieri. Abbiamo dato alla luce una generazione di talenti straordinari e sono fiero della storia che abbiamo raccontato", spiega Levinson, già al lavoro su una nuova sceneggiatura, un film totalmente inaspettato per i suoi fan rispetto ad "Euphoria".

Nuovo progetto cinematografico

"C'è qualcosa a cui sto lavorando, sono già a metà della sceneggiatura - racconta -. Si tratta di un lungometraggio cinematografico e non vedo l'ora di metterlo in produzione. Penso di voler esplorare qualcosa che sia un po' più universale rispetto a 'Euphoria' che ha tematiche molto adulte e affronta argomenti decisamente forti e crudi. Ora mi interessa creare qualcosa che possa godersi anche mio figlio di 10 anni, qualcosa che parli alla sua immaginazione. Quindi sì, sarà un progetto decisamente più adatto alle famiglie rispetto a quello che ho fatto in passato", spiega il regista.

Il legame con l'Italia

"Ho sempre detto, e lo credo fermamente, che l'Italia è il mio Paese preferito al mondo al di fuori degli Stati Uniti. Amo la gente, il senso della storia, il cinema. Da un punto di vista poetico, se prendi un regista come Fellini, che faceva cose autobiografiche ma in modo operistico, fantasioso e meraviglioso... ecco, è così che ho concepito e pensato 'Euphoria'. Adoro questo Paese, spero di lavorarci un giorno. Sarebbe il coronamento di un sogno di una vita". Quanto alla Sardegna, scoperta solo in questi giorni, la suggestione è già forte: "Non ero mai stato in Sardegna, è la mia prima volta ed è assolutamente splendida. La luce è incredibile, e trovo pazzesca la diversità dei paesaggi. So che alla fine degli anni '60 la Sardegna veniva usata per simulare il Nuovo Messico nei western e in altri film di genere, il che è molto affascinante", conclude Levinson.

Leggi l'intero articolo