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Pioggia di vendite, perchè l'oro continua a calare. I casi di Russia e Polonia - Fast.it

Pioggia di vendite, perchè l'oro continua a calare. I casi di Russia e Polonia

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AGI - Perché l'oro ha interrotto il suo rally e continua a calare? Secondo un'analisi del Financial Times, lo shock energetico globale e l'intensificarsi della guerra in Medio Oriente hanno spinto un numero crescente di Paesi, tra cui Russia e Polonia, a prendere in considerazione la vendita di oro per sostenere le proprie valute o migliorare la propria posizione fiscale. E così le banche centrali hanno cambiato la gestione delle riserve auree e preferiscono vendere anziché comprare.

Secondo i dati del World Gold Council, l'anno scorso, gli acquisti netti di oro da parte delle banche centrali sono stati di circa 860 tonnellate, con un calo del 20% rispetto all'anno precedente. Quest'anno, oltre alla Turchia, tra i venditori noti figura la Russia, che ha ceduto 15 tonnellate a gennaio e febbraio. Nel frattempo, il capo della banca centrale polacca ha recentemente proposto di vendere lingotti per raccogliere fondi per la difesa, anche se il governo si è opposto al piano. Gli operatori di mercato ritengono che ulteriori vendite quest'anno potrebbero provenire dai paesi importatori di petrolio colpiti dalla crisi energetica, come l'India, o dalle nazioni dell'Asia centrale con significative riserve auree.

Il forte calo dell'oro registrato il mese scorso, che smentisce il suo tradizionale status di bene rifugio e copertura contro l'inflazione, riflette anche quattro settimane di deflussi dai fondi negoziati in borsa (ETF) sull'oro dall'inizio della guerra, poiché alcuni investitori si sono affrettati a realizzare profitti sulle operazioni vincenti con lo scoppio del conflitto in Medio Oriente. Il metallo è sceso a circa 4.650 dollari l'oncia troy. Nel frattempo un numero crescente di banche centrali sta scegliendo di rimpatriare il proprio oro, tra cui la Francia, che la scorsa settimana ha dichiarato di non detenere più oro negli Stati Uniti. In questo panorama, fa eccezione la Banca popolare cinese che ha acquistato 160.000 once troy a marzo, il suo acquisto più consistente registrato in oltre un anno.

Il caso della Turchia

Il caso più emblematico della nuova tendenza è comunque la Turchia che ha venduto o prestato 20 miliardi di dollari in oro dall'inizio della guerra in Iran, in una serie frenetica di cessioni di lingotti che ha contribuito al più grande calo mensile del prezzo del metallo dal 2008. Secondo un'analisi della società di consulenza Metals Focus basata su dati ufficiali, e riportata dal Financial Times, la Banca Centrale della Repubblica di Turchia ha venduto 52 tonnellate d'oro tra il 27 febbraio e il 27 marzo, portando le riserve nette della banca centrale turca a 440 tonnellate, il livello più basso in oltre due anni.

Nello stesso periodo, la banca centrale ha inoltre organizzato circa 79 tonnellate di swap sull'oro che comportano la cessione in leasing di lingotti d'oro per generare reddito e aumentare la pressione al ribasso sui prezzi del metallo prezioso incrementando l'offerta disponibile sui mercati mentre era impegnata a sostenere il valore della lira.

Le motivazioni e il calo generale

Le vendite di oro sottolineano la determinazione della Turchia a sostenere la lira, poiché la stabilità valutaria è un pilastro centrale della campagna del Paese, lunga più di due anni, volta a frenare l'inflazione, attualmente al 31%. Secondo i calcoli basati sui dati ufficiali di Burumcekci Research and Consulting, le riserve internazionali nette della Turchia sono diminuite di quasi la metà, attestandosi a 46 miliardi di dollari dall'inizio della guerra in Iran. Più in generale, mentre le banche centrali sono state un importante motore del rally pluriennale dell'oro che ha spinto i prezzi a un massimo storico di oltre 5.500 dollari l'oncia a gennaio, un recente cambiamento nel loro comportamento ha fatto scendere i prezzi dell'oro: il mese scorso i prezzi sono scesi dell'11,5%, nel mese peggiore per l'oro degli ultimi 18 anni.

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