AGI - Mancano pochi giorni all'apertura del Festival di Sanremo e da tempo si parla di premi e riconoscimenti per chi ha fatto in qualche modo la storia della musica italiana. Piero Cassano, storico co-fondatore del gruppo dei Matia Bazar, compositore e produttore con tante collaborazioni artistiche sulle spalle, riceverà il premio "Dietrolequinte" 2026, al Victory Morgana durante il press Golden Gala. Un riconoscimento speciale alla sua splendida carriera che lo ha visto protagonista sul palco dell'Ariston, per ben 21 volte anche come vincitore con i Matia Bazar. All'Agi il 77enne cantante genovese racconta queste emozioni e riflette su come è cambiata nel tempo la più grande manifestazione musicale italiana.
"Sanremo è, senza dubbio, un trampolino di lancio - spiega Cassano - ma può essere anche un punto d'arrivo. È un trampolino per quei giovani artisti che, come è successo anche quest'anno e negli anni passati, arrivano tra i Big e magari non sono ancora così conosciuti: alcuni li avevo solo sentiti nominare, altri li ho dovuti cercare per conoscerli meglio. Se invece pensiamo a nomi come quello di Giorgia, il discorso cambia. Personalmente non credo che Giorgia avesse bisogno di un ulteriore Sanremo: è un'artista completa, al di là del Festival, pur dovendo molto a quella manifestazione per l'inizio della sua carriera. L'anno scorso ha partecipato al Festival perché aveva un brano straordinario, cantato poi da tutta Italia, ma tutto sommato non è che ne avesse particolarmente bisogno, forse era Sanremo ad aver bisogno di una voce unica come la sua".
Il rapporto di Cassano con Sanremo
"Con gli artisti già affermati", osserva il compositore, "si crea spesso una sorta di compensazione: è un dare e avere reciproco tra l'artista e il Festival. Per me Sanremo ha rappresentato tutto e di più, significa moltissimo. Ho partecipato 21 volte e quest'anno ricevo un premio alla carriera, che considero un'ulteriore gratificazione per tutto ciò che Sanremo mi ha dato". "Ho ottenuto tre primi posti", ricorda Cassano, "due come artista e uno come produttore oltre a un quarto posto nella categoria Giovani nel 2005 con Laura Bono. Sanremo mi ha dato tanto: penso alla vittoria con Eros Ramazzotti, a quelle con i Matia Bazar, a 'Quando nasce un amore' con Anna Oxa e a tanti altri artisti. La prima volta ci andai addirittura con Gatto Panceri, che poi è diventato un artista e un autore di fama".Consigli per gli artisti e la trasformazione del festival
Consigli? "Il suggerimento di partecipare deve nascere soprattutto da una casa discografica più che da un manager. Il manager, giustamente, tende a voler piazzare l'artista ovunque, ma chi è realmente cosciente delle capacità dell'artista è l'artista stesso, a patto che non si lasci trascinare solo dall'immagine o dalla voglia di emergere a tutti i costi, di avere una fama che non sempre è certa dopo che partecipi al Sanremo, che spesso rimane supposta. A volte partecipare è un grande bene, altre volte può mettere in luce aspetti che sarebbe meglio non emergessero, soprattutto quando una voce si affida all'autotune". Sulla trasformazione del Festival Cassano esprime qualche perplessità: "Di Sanremo porto dentro un ricordo immenso. È una manifestazione che, grazie alla Rai, - prosegue Cassano- è conosciuta in tutto il mondo e che negli anni ha rappresentato una vetrina straordinaria anche a livello internazionale, aprendo la strada all'Eurovision. I Matia Bazar, per esempio, dopo la vittoria a Sanremo nel 1978 con '...E dirsi ciao', parteciparono all'Eurovision Song Contest a Tel Aviv con 'Raggio di luna'. Oggi, però, mi sembra che Sanremo non sia più esclusivamente il luogo delle grandi canzoni e delle grandi voci. È diventato anche una passerella, molto legata all'immagine e all'effetto sorpresa". "Una volta ci si stupiva per la bravura", ricorda il co-fondatore dei Matia Bazar, "oggi ci si stupisce per ciò che un artista riesce a costruire attorno alla propria presenza. È diventato, perdonatemi il termine, più un business che un autentico momento di arte. Un tempo c'era una selezione rigorosa, un'idea di arte totale. Arrivavano artisti come Lucio Dalla, i New Trolls, Domenico Modugno nomi che forse oggi i più giovani conoscono meno, ma che hanno fatto la storia. C'erano anche molti artisti stranieri che duettavano con quelli italiani: un segno della grande rilevanza internazionale del Festival".La visione di Cassano come direttore artistico
"Se fossi direttore artistico, darei più spazio alle belle voci", è l'auspicio di Cassano, "parlo anche in base alla mia età, alla mia esperienza e al mio orecchio: quando ascolto molte canzoni di oggi, a volte ho la sensazione che la parte migliore sia quando finiscono. Io partirei dalla valutazione della melodia, della voce e del testo. Solo in un secondo momento considererei l'immagine, ragionerei invece sull'arrangiamento, che deve essere coerente con i tempi ma rispettoso della canzone".Critica all'autotune e all'arrangiamento
"Faccio un esempio", aggiunge, "ho letto molte critiche sull'esibizione di Laura Pausini con l'inno nazionale. Laura è una grandissima voce, un'interprete straordinaria, conosciuta in tutto il mondo e vincitrice di premi importanti. Quello che non mi è piaciuto non è stata lei che ha messo cuore, emozione e capacità ma l'arrangiamento". "E vieterei l'autotune", aggiunge, "per me non è più un effetto creativo, ma troppo spesso un supporto a una mancata capacità vocale".Le origini e il successo internazionale dei Matia Bazar
"I Matia Bazar", racconta Cassano tornando alla fondazione del gruppo, "nascono dall'esperienza precedente dei Jet, un gruppo di rock progressive attivo tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta. Con i Jet", ricorda l'artista, "pubblicammo un album intitolato 'Fede, Speranza, Carità' e portavamo avanti una musica progressive con la convinzione che, accogliendo le trasformazioni del tempo, avremmo potuto creare qualcosa di particolare. E infatti ci riuscimmo con i Matia Bazar fin da subito, a proporre un'identità precisa, a partire da "Stasera che sera", un'idea straordinaria di Carlo Marrale su cui poi lavorammo tutti insieme. Da lì sono arrivati brani come 'Cavallo bianco', 'Che male fa', 'C'è tutto un mondo intorno', canzoni che sono entrate nel cuore del pubblico e nella storia della musica italiana degli anni '70 fino ad arrivare ai giorni d'oggi. Il marchio Matia Bazar ha conquistato due vittorie a Sanremo con formazioni diverse "...E dirsi ciao" e "Messaggio d'amore" a dimostrazione della forza e della continuità del progetto. "Nel 2000, abbiamo lasciato il segno con "Brivido caldo" che anche se arrivò ottava al festival di Sanremo, ma fu cantata in tutta Italia. La vera storia dei Matia Bazar, però, non riguarda solo l'Italia. All'estero abbiamo ottenuto risultati straordinari di cui si è parlato troppo poco. In Francia, ad esempio, 'Solo tu' ha venduto circa un milione e mezzo di copie, restando per cinque settimane in cima alla classifica, cantata in italiano. Tra Spagna e Sud America abbiamo superato i due milioni e mezzo di copie con la versione in spagnolo. Numeri importanti, soprattutto considerando che parliamo della fine degli anni Settanta tra il 1977 e il 1980. Mi sono sempre chiesto perché a questi risultati internazionali non sia mai stato dato il giusto valore". Sulle canzoni dei Matia Bazar a cui è più legato, Cassano ha le idee chiare: "Come si fa a non essere legati alla prima canzone?".Le canzoni più amate di Piero Cassano
"Torno a dirlo: 'Stasera che sera' è stata una grande intuizione di Carlo Marrale. Se però devo scegliere delle canzoni a cui sono legato, forse in maniera un po' forte, che sento totalmente mie dico 'Cavallo bianco' e 'Solo tu'", afferma il co-fondatore dei Matia Bazar, "'Cavallo bianco' perché con Antonella Ruggiero, nelle sale prova di Genova dei fratelli Gaggero, abbiamo passato giorni interi a lavorarci", spiega Cassano, "la seconda, 'Solo tu', perché è il brano che ha portato i Matia Bazar nel mondo, con risultati straordinari soprattutto all'estero. Forse, insieme a 'Ti sento' arrivata in un periodo in cui io non ero più nel gruppo è la canzone che più di tutte ha consacrato il nome dei Matia Bazar a livello internazionale".La nuova generazione di cantautori
Uno sguardo sulla nuova generazione di cantautori: "Devo essere onesto: li ascolto e porto rispetto per chi scrive e interpreta il proprio mondo. Spesso - ammette Cassano - arrivo fino in fondo alle canzoni proprio per rispetto verso il lavoro che c'è dietro. Non ascolto fino in fondo, invece, quei brani che incitano a violenze, a gesti poco credibili, magari per attirare l'attenzione più con l'immagine che con la sostanza. Credo che la cosa più importante, che auguro a tutti, oggi come ieri, sia la gavetta. Esibirsi davanti a venti persone, cantare in un ristorante o a un matrimonio: tutto serve a formarsi, a capire il pubblico, a misurarsi davvero con la musica e a non cercarsi una strada con parole infuocate. Io continuo ad amare molto i cantautori che stanno emergendo dalla mia Liguria, da Genova: penso ad Alfa, a Olly e ad altri ragazzi validi che stanno costruendo un percorso serio. Tra i nomi non genovesi che apprezzo c'è anche Coez: lo trovo interessante e credo abbia una sua identità precisa".Progetti futuri di Piero Cassano
Progetti per il futuro? "Il discorso generale è un po' particolare perché oggi, come ho sempre fatto in tutta la mia carriera autorale, compositiva e produttiva, ricerco cose un po' controcorrente: le ho trovate in due giovani artisti. Un tenore lirico, Matteo Macchioni, con lui portiamo avanti un progetto non lirico ma crossover. Ha una gran voce e che facendo canzoni sue, nostre, ma anche spettacoli, esegue canzoni dei Queen in tonalità originale di Freddie Mercury. L'altra artista che seguo è una cantautrice calabrese, Cecilia Larosa che mostra la sua bravura e la sua intonazione, la sua bravura di cuore, di anima, di sentimento e non "cosce, tette o altro". Con Cecilia che è unica, c'è un rapporto di caparbietà, di testardaggine, perché ha una bravura nel cantare e nel suonare il pianoforte e infatti si è formata al conservatorio e io voglio credere in lei".







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