Perché 'Sinners' batterà i record di Spielberg e Scorsese e il "fattore Trump"

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AGI - ‘Sinners’ di Ryan Coogler ha segnato la storia con 16 nomination agli Oscar 2026, superando il primato di 14 candidature di ‘Eva contro Eva’, ‘Titanic’ e ‘La La Land’. Una 'potenza di fuoco' enorme che però non garantisce il successo. Anzi, diventa motivo di paura. Aleggia infatti sul film lo spettro del super-flop di due grandissimi del cinema mondiale: Steven Spielberg e Martin Scorsese. A pochi giorni dalla cerimonia del 15 marzo al Dolby Theatre di Los Angeles, infatti, cresce il timore che il film di Ryan Coogler possa battere il record (negativo) dei due cineasti americani alla notte degli Oscar dove ‘Il Colore Viola’ di Steven Spielberg nel 1985 e ‘Gangs of New York’ di Martin Scorsese nel 2002 arrivarono forti rispettivamente di 11 e 10 nomination, per tornare a casa senza premi. Le recensioni raccolte in tutto il mondo da critici e siti molto autorevoli alimentano questo timore, pur lasciando spazio a possibili sorprese in categorie tecniche.

Il Colore Viola’ (1985) - che condivide con ‘The Turning Point’ (1977) di Herbert Ross il record di 11 nomination senza un Oscar - è stato penalizzato da accuse di sentimentalismo eccessivo e controversie razziali. ‘Gangs of New York’ (2002) ne ottenne 10, ma fu surclassato da ‘Chicago’ per il Miglior Film e da ‘Il Pianista’ per regia e attore protagonista. ‘Sinners’, con il suo record assoluto di nomination, potrebbe iscriversi a questo elenco di super-flop all’Oscar visto che deve vedersela con pellicole molto più quotate, da ’Una battaglia dopo l'altra’ di Paul Thomas Anderson a ‘Marty Supreme’ con Timothée Chalamet. Le sue chance di vittoria sembrano legate più che ai premi principali, a quelli tecnici come suono, fotografia o colonna sonora.

La frattura drammaturgica e le critiche

Una critica ricorrente alla pellicola è la "frattura drammaturgica": il film apre con un realismo crudo nel Mississippi post-schiavista del 1932, transita in visionari sincretismi blues e culmina in un horror vampirico che sconcerta. Recensioni come quelle di ReelViews ("miscuglio approssimativo") e Movie Nation ("goffo mashup, rimescolamento" di brani come ‘Ma Rainey's Black Bottom’, ‘Crossroads’ e ‘From Dusk Till Dawn’) sottolineano incoerenze narrative, mentre forum come Reddit lamentano un ritmo irregolare e un finale affrettato.

Trama e metafore razziali

Ambientato a Clarksdale il 16 ottobre 1932, il film segue i gemelli Stack e Smoke Moore (Michael B. Jordan in doppio ruolo), due gangster che, tornati da Chicago, aprono un juke-joint nero in un'ex segheria del Ku Klux Klan, reclutando il cugino Sammie ‘Preacherboy’ (Miles Caton, autentico bluesman). Il suo talento evoca forze maligne, ispirate al patto demoniaco di Robert Johnson, leggendario bluesman che registrò ‘Cross Road Blues’ (1936): la leggenda narra che vendette l'anima al diavolo a un incrocio (Highway 61/49, Clarksdale) per diventare un genio della chitarra, per poi morire a 27 anni. Sammie riceve una chitarra Dobro Cyclops (detta di Charley Patton) e attira il Male. Accade così che durante la festa di inaugurazione si assiste a un assalto dei vampiri bianchi guidato da Remmick l'irlandese, dannati che sono la metafora dei proletari razzisti bianchi che ‘vampirizzano’ i neri, ossia che rubano ed espropriano blues e cultura afroamericana, odiandone gli autori. Come dice il personaggio di Delta Slim (Delroy Lindo), "ai bianchi piace il blues ma detestano chi lo suona”.

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Raffinati riferimenti culturali e musicali

Il film è ricchissimo di riferimenti colti: i pionieri delta blues Charley Patton e Son House echeggiati nella musica; la chitarra resofonica nera regalata a Sammie, la Dobro Cyclops (1931-33); l'amuleto mojo apotropaico; il cameo di George 'Buddy' Guy, leggenda vivente del ‘Chicago blues’ elettrico, che nel finale del film interpreta l'anziano ‘Preacherboy’ nell'anno 1992; la colonna sonora di Ludwig Göransson con i vampiri che intonano ‘Rocky Road to Dublin’ in un sabba tetro. Accanto a questa accurata e raffinata scelta musicale – che non dovrebbe lasciare indifferenti i membri dell'Academy – si registra una sceneggiatura che appare superficiale per quanto riguarda i delicati temi razziali che affronta.

L'accusa Maga: film emblematico di 'Hollywood woke'

Uscito nell'autunno 2025, dopo la rielezione di Donald Trump (novembre 2024), ‘Sinners’ è stato visto dai critici conservatori Maga come l'emblema del movimento ‘woke’ che secondo Trump imperversa a Hollywood. Secondo questa accusa le sue 16 nomination sono frutto di questa politica della diversità, equità e inclusione (Dei), più che di meriti artistici. Malgrado questo attacco (o proprio per merito di questo) il film di Coogler ha superato i 370 milioni di dollari d'incasso in tutto il mondo a fronte di un costo di produzione di 90 milioni.

L'ira di Trump: "spazzatura anti-americana"

Le metafore razziali – vampiri bianchi della "spazzatura bianca" (white trash) che prosciugano la vitalità dei bluesman neri – riecheggiano divisioni contemporanee: le politiche anti-Dei di Trump, i controlli alle frontiere e la critica feroce al movimento Black Lives Matter (Blm). Lo stesso presidente Usa ha reagito bollando il film come "spazzatura anti-americana" con "vampiri neri che distruggono il nostro Paese" (capovolgendo la trama  per accusarlo di narrativa razzista contro i bianchi), lamentando che l'Academy ha creato “nuove categorie” per favorire la diversità. Il presidente ha usato il film come esempio di “Hollywood woke” in opposizione alla sua “America Great Again" del movimento Maga da cui sono partiti appelli al boicottaggio: il film è stato bollato come "horror razzista, pagano e woke".

Che impatto avrà la polarizzazione agli Oscar?

Sinners’ arriva così alla notte degli Oscar carico di suggestioni extracinematografiche: questa polarizzazione potrebbe penalizzare il film presso l'Academy vista l'alzata di scudi Maga o, al contrario, rafforzarlo proprio nel clima di opposizione al conservatorismo.

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