AGI - L'ovazione tributata alla premier, le critiche al Partito Democratico e l'auspicio che il M5s stelle venga cancellato. Il congresso di Azione sposta l'asse del partito guidato da Carlo Calenda di qualche grado in direzione del centrodestra e rimette in discussione il percorso di costruzione del 'campo largo' o 'campo progressista', a seconda delle declinazioni.
Per Matteo Renzi quella di Calenda è stata una operazione di chiarezza: "Calenda considera Meloni una statista internazionale, per me è una influencer non all'altezza di guidare l'Italia", spiega Renzi a Repubblica: "A dividerci è il giudizio sulla premier e non differenze caratteriali. Mi ha colpito l'ovazione che hanno tributato i delegati" di Azione alla presidente del Consiglio: "Quell'applauso ci divide" conclude il leader di Italia Viva. I dem prendono atto di questo spostamento che, dalle dichiarazioni di alcuni esponenti, sembra metabolizzato da tempo. E' un Calenda 'destruens' quello che vede l'eurodeputato dem Marco Tarquinio per il quale il centrosinistra "ha bisogno di costruzione e non della distruzione creativa di Calenda".
Meno netti i riformisti del Pd che, tuttavia, respingono i 'richiami' provenienti dal leader di Azione: "Io continuo testardamente a pensare che il Pd debba essere un partito plurale, con una cultura di governo. Quindi, la mia battaglia assieme ad altri continua a farla all'interno", spiega al Foglio Alessandro Alfieri, senatore della minoranza dem. Anche Renzi si dice certo che non ci siano rischi di fughe dal Pd: "Chi lascia il Pd non va in Azione. Chi lascia Azione, invece, va con Meloni", osserva l'ex premier citando i casi Gelmini, Carfagna, Castiglione e Versace. Il senatore Filippo Sensi, chiamato in causa durante la relazione di Calenda al Congresso - "A Gentiloni, a Picierno, a Gori, a Nardella a Sensi che tutti i giorni scrive 'Starmer e riarmo, è questa la vera sinistra' dico che quando sei arrivato al quattrocentesimo tweet forse ti devi rendere conto che la tua non è la vera sinistra", le parole del leader di Azione - risponde con un post dai toni conciliatori: "E' fatto così, gli si vuole bene anche per questo".
Quella di Calenda per Alfieri è una strategia mirata a dare visibilità al proprio partito e auspica che Azione possa rimanere stabilmente nel campo progressista perché "c'è bisogno del suo supporto". La segretaria Elly Schlein chiede a Calenda di decidere da che parte stare, con i progressisti o con la destra, e assicura che non ci saranno alternative ispirate al modello Ursula per il governo. Le intemerate di Calenda hanno riacceso, tuttavia, il dibattito sul perimetro del centrosinistra e, in particolare, hanno rilanciato quella conventio ad excludendum che riguarda il M5s. "Va cancellato", ha urlato il leader di Azione aprendo lo scontro con il partito guidato da Giuseppe Conte. La linea della segretaria del Pd rimane quella dell'unitarietà. I riformisti dem, con Alfieri, fanno sapere che "occorre trovare un punto di sintesi fra tutti i soggetti dell'opposizione per costruire una alternativa seria e credibile al governo. Per tornare a vincere".
Nonostante gli sforzi, però, le distanze fra i riformisti e i Cinque Stelle rimangono importanti, come dimostra lo scontro innescato dall'incontro della vicepresidente del Parlamento europeo ed eurodeputata Pd Pina Picierno con rappresentanti dell'Idfs, think tank dell'estrema destra israeliana. Chi difende la carneficina a Gaza va isolato e non assecondato con sorrisi e strette di mano. "Questo incontro fa chiarezza ancora una volta sulla vera dottrina di Pina Picierno sulla politica estera che è nei fatti uguale a quella di Fratelli d'Italia e della Lega", è stato il commento del M5s a cui la dem ha ribattuto: "Non consento a nessuno di dirmi cosa fare e cosa no, chi dovrei incontrare e come dovrei comportarmi". Poi, rivolta agli esponenti del Pd che le chiedevano di prendere le distanze dall'Idfs ha ribattuto: "Questi tentativi maldestri di processi pubblici non appartengono alla nostra cultura politica". Se Alfieri vede nella mossa di Calenda solo un tentativo di ritagliarsi uno spazio di visibilità, da Forza Italia arrivano aperture all'ingresso di Calenda nella maggioranza di governo: "Siamo aperti, pronti ad accoglierlo", dice Raffaele Nevi, portavoce nazionale di Forza Italia. Ci sarebbero poche difficoltà a costruire un accordo più ampio". A Nevi risponde Ettore Rosato: "Non siamo assolutamente interessati a entrare in maggioranza e non ci entreremo. Voteremo a favore di quello che riteniamo giusto, contro quello che riteniamo sbagliato"