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Pd, Schlein frena l'esodo riformista - Fast.it

Pd, Schlein frena l'esodo riformista

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AGI - Nessun esodo, il Partito Democratico continuerà a essere un partito plurale e "orgoglioso" delle culture che hanno contribuito a farlo nascere, ma senza rinunciare ad avere "un orientamento chiaro e netto". A 36 ore dall'addio di Marianna Madia ai dem, la segretaria Elly Schlein prova ad allontanare lo spettro di nuove, eventuali fuoriuscite.

Gli osservati speciali, da questo punto di vista, sono i riformisti. Graziano Delrio e Pina Picierno sono dati 'in uscita' da fonti parlamentari, anche se da dentro le fila della minoranza dem si risponde che la 'casa madre' rimane a largo del Nazareno: "L'impegno comune di combattere nel Pd è più saldo che mai", afferma un parlamentare riformista.

Le voci sulle uscite

"Madia ha aperto una emorragia, ma ha contribuito a compattare ulteriormente i riformisti. Ci sono posizioni, insofferenze, modi e caratteri diversi, ma nessuno progetta qualcosa al di fuori del Pd", viene aggiunto. Il riferimento sembra essere alle voci che danno Delrio al lavoro su un soggetto politico di stampo cattolico e riformista.

Le parole della segretaria

La reazione della segretaria, però, non ha rassicurato gli animi: "Mi spiace sempre quando qualcuno decide di andarsene", ha detto Schlein a La7, "Madia è stata anche mia compagna di banco appena sono arrivata" alla Camera. In ogni caso, "non penso ci sia pericolo di esodo" dal Pd, "continueremo a fare il nostro lavoro senza rinunciare ad avere un orientamento chiaro e netto".

Quella sottolineatura sull'orientamento dato al partito - un orientamento che da quando Schlein è alla guida è più spiccatamente di sinistra - è suonata quanto meno "pleonastica" alle orecchie delle truppe riformiste.

Le radici culturali del Pd

Meglio quando, poco dopo, presentando un libro su Aldo Moro, la segretaria ha fatto riferimento alle culture che sono all'origine della nascita del Partito Democratico. "Il Pd continuerà a essere un partito plurale orgoglioso di tutte le radici culturali che hanno dato vita a questo nostro partito e noi continueremo in maniera inclusiva a cercare di costruire l'alleanza progressista".

I timori della minoranza

Parole che rassicurano solo in parte: tutto molto bello, è il ragionamento che fa un esponente riformista, purché l'apporto delle culture "che ha in testa la segretaria non sia un apporto archeologico", ovvero tutto rivolto alle radici e non alle culture e alla sensibilità dentro il Pd.

Un altro esponente della minoranza sottolinea che "mettere Berlinguer e Tina Anselmi sulle tessere non deve coprire le voci plurali che stanno nel Pd", con riferimento alle ultime due tessere consegnate agli iscritti. "La sintesi politica non è solo il culto delle ceneri, ma è interlocuzione e confronto con chi oggi fa il Pd", viene aggiunto.

Il caso Madia

Quello che accomuna, almeno nelle dichiarazioni, riformisti e segretaria dem è il "dispiacere" per l'addio della deputata. Certo, l'uscita di Madia era nell'aria da mesi, confermano fonti riformiste, ma si era tentato anche nelle scorse ore, attraverso un dialogo continuo con la diretta interessata di evitare questo epilogo.

Specie per una esponente che nel Pd milita da quando è nato: era il 2008 quando è stata eletta per la prima volta alla Camera, come capolista su indicazione dell'allora segretario Walter Veltroni. Da allora, sono passate quattro legislature, la prossima per Madia potrebbe essere la quinta: troppo per uno statuto del Pd che, salvo deroghe, prevede un limite di tre mandati parlamentari.

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