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Orlando: "La leadership si conquista se il Pd è protagonista" - Fast.it

Orlando: "La leadership si conquista se il Pd è protagonista"

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AGI - Una leadership diffusa, un progetto europeo autonomo dai blocchi contrapposti e la mobilitazione immediata della società civile per arginare quella che definisce la deriva nazionalista della destra. Andrea Orlando, esponente di rilievo del Partito Democratico ed ex ministro del Lavoro, traccia la rotta del centrosinistra intervenendo a Napoli all'evento "La nuova questione meridionale nell'Europa di oggi".

Per Orlando, il tema del comando non deve esaurirsi nel personalismo, ma deve passare attraverso un rafforzamento dell'identità collettiva del Nazareno. "Sono convinto che la questione della leadership possa essere risolta non con un protagonismo del singolo leader ma con un protagonismo del nostro partito. Noi conquistiamo la leadership della coalizione se il Pd, non soltanto la sua leader, è il protagonista della costruzione della iniziativa politica", ha dichiarato, sottolineando la necessità di una presenza costante non solo nelle aule parlamentari ma nel tessuto vivo del Paese.

La proiezione internazionale e il ruolo del sud

Sul piano geopolitico, l'analisi dell'ex ministro si sposta sulla necessità di un'Europa che sappia guardare oltre il bipolarismo tra Stati Uniti e Cina. "E il progetto è in Europa, non con questa Europa però. Penso che un'altra Europa sia una Europa che non rimane strangolata dentro il concetto di Occidente blindato", ha spiegato Orlando. Secondo l'esponente dem, l'Africa rappresenta un alleato strategico per la massa critica necessaria a contenere le grandi potenze, specialmente sui temi dell'energia e dei flussi demografici. In questo quadro, il Mediterraneo e il Mezzogiorno d'Italia diventano centrali: "Questa guerra è contro l'Europa perché interrompe l'unica vera prospettiva che l'Europa ha, il Mediterraneo e in questo il ruolo del Mezzogiorno".

L'appello ai comitati per l'alternativa

Analizzando il recente esito referendario, Orlando mette in guardia da facili entusiasmi: "Il voto al referendum mette in crisi la destra, ma non fa vincere il centrosinistra. E la cosa peggiore che noi potremmo fare è quella di trasporlo politicamente su un altro terreno o anche di dare un segnale di questo tipo". La strategia proposta prevede l'ingaggio immediato di quel popolo che si è mobilitato e che rischia di tornare nell'astensionismo. La proposta operativa è la creazione di nuovi spazi di partecipazione: "Ecco perché noi abbiamo bisogno davvero di tutti quelli che sono scesi in pista, che non verranno nei nostri circoli, che non si iscriveranno alle nostre correnti - ha sottolineato Orlando - che non andranno neanche al Movimento 5 Stelle o nelle forze disperse e che in qualche modo si sono mosse e poi organizzate. Dobbiamo dargli subito altre sedi: noi dobbiamo lanciare subito dei comitati per l'alternativa, che siano il luogo nel quale anche chi non milita in nessun partito politico trovi un luogo nel quale dare un contributo politico".

Un partito da riformare

Infine, Orlando non risparmia critiche all'attuale struttura interna del Pd, giudicata troppo autoreferenziale. "Spesso il nostro partito è più bravo a prendere preferenze che a prendere voti. È pensato più per fare eleggere quelli che ci sono che non per trasformare in qualche modo la società", ha osservato. Per l'esponente dem, la radicalità è ormai una necessità politica: "Anche perché io penso che noi saremo condannati ad essere radicali. Non è una scelta di posizionamento. Altrimenti si va al governo e si fa il governo dei prestanomi dove decide qualcun altro".

La difesa della nazione e dell'industria

Il monito finale riguarda la difesa degli interessi nazionali contro il declino industriale: "Io credo che la parola d'ordine di questa mobilitazione che noi dobbiamo provare a lanciare è quella di difendere la Nazione dai nazionalisti. Perché noi abbiamo di fronte a noi uno scenario di deindustrializzazione che in larga parte si sta consumando per subalternità nei confronti di interessi di carattere particolare. E tocca a noi - ha concluso Orlando - difendere la nazione dai nazionalisti costruendo un'alleanza che abbia un'ambizione costituzionale".

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