AGI - Tutto esaurito e tante emozioni al Teatro Dal Verme per l’ultima tappa di “Non esistono ragazzi cattivi. Cultura del rispetto: dialogo tra generazioni”, il progetto promosso dall’assessore regionale alla Cultura di Regione Lombardia Francesca Caruso in collaborazione con l’Associazione Kayros.
Dopo le tappe di Varese e Gallarate, l’iniziativa è arrivata a Milano mantenendo un’impostazione precisa: portare il confronto sul disagio giovanile fuori dai contesti tradizionali e renderlo accessibile a un pubblico ampio, in particolare studenti, insegnanti e famiglie.
Testimonianze e dialogo al Beccaria
Il format scelto è stato essenziale: testimonianze dirette, musica e contributi video. A fare da filo conduttore, Claudio Burgio, cappellano del carcere minorile Beccaria, che ha riportato l’esperienza maturata con i minori in difficoltà, invitando a leggere i comportamenti senza fermarsi alle etichette.
Tra gli interventi, quello di Daniel Zaccaro ha ricostruito un percorso di reinserimento concreto: dai reati alla detenzione, fino al ritorno agli studi e al lavoro nei servizi sociali del Comune di Milano. Un racconto lineare, privo di enfasi, che ha mostrato le tappe di un cambiamento possibile.
Ascolto e segnali di disagio
Accanto a lui, Massimiliano Simari ha portato un linguaggio più vicino ai giovani, mentre la lettura della lettera di un’adolescente ha richiamato l’attenzione su forme di disagio meno visibili, come l’autolesionismo. Un passaggio che ha evidenziato un elemento ricorrente della serata: la difficoltà, da parte degli adulti, di intercettare segnali precoci e di costruire un ascolto efficace.
Responsabilità educative e cultura
Non sono mancati riferimenti a fenomeni attuali, come baby gang e “maranza”, inseriti in un quadro più ampio di responsabilità educative condivise. Musica e video hanno accompagnato gli interventi, contribuendo a mantenere un ritmo adatto anche al pubblico più giovane. In questo contesto si inserisce la linea dell’assessore Francesca Caruso, che punta a utilizzare la cultura come spazio di confronto concreto. Il coinvolgimento di scuole e famiglie lungo tutto il progetto – da Varese a Milano – evidenzia un approccio orientato alla partecipazione più che alla dimensione simbolica.
“Portare questi temi in un teatro significa allargare il confronto e renderlo accessibile”, ha sottolineato l’assessore Francesca Caruso, evidenziando il coinvolgimento di scuole e famiglie lungo tutto il percorso.
Prevenzione e inclusione sociale
La serata ha chiuso il ciclo di incontri trasformandosi però in un punto di partenza. L’ampia partecipazione ha infatti confermato il bisogno di spazi di ascolto e confronto tra giovani e adulti. “L’obiettivo - conclude Caruso - è dare continuità a questo percorso, rafforzando il dialogo tra scuola, famiglie e istituzioni e rendendo la cultura uno strumento stabile di prevenzione e inclusione”.



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