AGI - L’ipotesi di una manovra correttiva non è sul tavolo del governo. Fonti qualificate dell’esecutivo, come anticipato dall’AGI, chiariscono che l’aiuto a famiglie e imprese contro i rincari dei prezzi legati al conflitto in Iran resta in questa fase la priorità di Palazzo Chigi. Ma non ci sarà un ritocco alla legge di bilancio.
Il governo, viene sottolineato, è impegnato nel portare avanti una proposta in sede Ue che chieda di allargare la clausola di salvaguardia per i fondi sulla difesa anche al capitolo energia. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si muove su questa ipotesi di lavoro, che porterà avanti anche la prossima settimana alla ministeriale G7 a Parigi. A fine aprile, nel corso delle audizioni sul Dfp, il titolare del Mef ha specificato: “Le nuove regole europee prevedono delle clausole di flessibilità. Quando ci sono delle situazioni eccezionali, ci sono due articoli fatti apposta”.
Tajani apre, le opposizioni attaccano
Il dibattito si è aperto dopo che il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, interpellato a riguardo, ha sostenuto: “Ora vediamo il da farsi, non escludo che possa esserci una manovra correttiva”. Le opposizioni incalzano: “Le dichiarazioni di Tajani sull’ipotesi di una manovra correttiva, immediatamente smentite da fonti dello stesso governo, certificano uno stato di confusione preoccupante dentro l’esecutivo”. Mentre Nicola Fratoianni di Avs dice “no a una manovra correttiva, il cui prezzo naturalmente verrà pagato dai cittadini e dalle fasce più deboli”. Per Enrico Borghi di Iv “o Tajani parla a vanvera, o ci nascondono la verità”.
Uno dei problemi nel reperire le risorse resta il peso del debito pubblico. Oggi Bankitalia ha certificato che a marzo il debito delle Amministrazioni pubbliche è aumentato di 19,5 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 3.158,8 miliardi.
Caro energia e fondi Safe al centro dell’agenda
Il governo è focalizzato in questi giorni su due questioni: caro energia e possibile ricorso ai 14,5 miliardi di fondi comunitari Safe per la difesa. Il taglio delle accise sui carburanti scade la prossima settimana, il 22 maggio: la misura è in vigore dal 19 marzo, all’ultimo rinnovo è stata modulata per incidere maggiormente sul prezzo del diesel. Ma, si riflette nel governo, potrebbe non essere prorogabile troppo a lungo visto il suo costo, al momento superiore al miliardo e solo in parte mitigato dall’extragettito Iva.
La linea Meloni: impegni internazionali e nuovo contesto globale
La linea della premier Giorgia Meloni, ribadita anche nel corso di un incontro informale a margine del Cdm di ieri, sarebbe quella già emersa nelle ultime settimane: rispetto degli impegni presi in sede internazionale – ovvero portare le spese per la difesa al 5% del Pil entro il 2035 – ma anche presa d’atto che il contesto internazionale è cambiato rispetto a quando è stato preso. Una linea che sarebbe condivisa anche dal titolare del Mef.
Dialogo con Bruxelles sulla flessibilità di bilancio
Mercoledì, nel corso del question time alla Camera, Giorgetti ha ribadito: “Il governo sta instaurando un serrato dialogo con la Commissione europea” sulla “possibilità di avvalersi di una maggiore flessibilità di bilancio” per assicurare le misure per “tutelare famiglie e imprese rispetto alle conseguenze del caro energia, che ho più volte definito come la vera priorità”. Solo all’esito di questa interlocuzione “potrà essere valutato se attivare la clausola di salvaguardia nazionale” per incrementare le spese funzionali “incluse quelle per la difesa”.
Autotrasportatori verso lo sciopero
L’esecutivo ragiona anche sullo sciopero degli autotrasportatori, in programma dal 25 al 29 maggio, sempre per il caro energia. Le sigle del settore sono state convocate il 22 maggio a Palazzo Chigi per provare a scongiurare in extremis lo stop dei mezzi pesanti.


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