AGI - Poco prima di morire, il 16 giugno 1988, a soli 32 anni, in una lunga intervista rilasciata al celebre conduttore radiofonico e televisivo britannico Clive Griffiths, Andrea Pazienza disse una frase che di lì a poco avrebbe assunto un significato profetico: “non sempre si muore”. Un’affermazione che vale per un artista capace di vivere con straordinaria intensità, e per le sue opere, che continuano a essere vive e a parlare al cuore del pubblico.
Proprio questa frase è stata scelta per la più importante e ampia mostra delle opere del fumettista di San Benedetto del Tronto, ‘Andrea Pazienza. Non sempre si muore’, a cura di Giulia Ferracci e Oscar Glioti, in programma al MAXXI di Roma da domani al 27 settembre, nell’ambito della promozione degli artisti che hanno segnato la cultura del Novecento italiano e anticipato molte delle domande che l’arte del XXI secolo si pone ancora oggi.
“Questa mostra segue la mostra che è stata inaugurata all'Aquila, sempre da parte del MAXXI, che è durata diversi mesi – spiega all’AGI Oscar Glioti - all'Aquila l'obiettivo della mostra era capire come Andrea Pazienza fosse diventato Andrea Pazienza, cioè tutto quello che aveva fatto sì che fosse l'autore che ha iniziato a pubblicare dei fumetti che hanno cambiato per sempre la storia di questo mezzo espressivo. Qui a Roma, invece, la mostra è incentrata soprattutto su Andrea Pazienza, autore che ha pubblicato i fumetti”.
Il percorso espositivo e i ritrovamenti eccezionali
“Il percorso va dal 1977 al 1988 – spiega il curatore della mostra - sono circa dieci anni o poco più che hanno rivoluzionato per sempre le potenzialità di questo mezzo espressivo. In particolare questa mostra è la più vasta e la più completa che mai ci sia stata su Andrea Pazienza, non solo per la mole delle opere esposte, ma anche per alcuni eccezionali ritrovamenti che non erano mai stati esibiti prima in pubblico, o quantomeno al grande pubblico. In particolare c'è, per esempio, tutta la prima storia di Zanardi esposta che è ‘Giallo scolastico”’, spiega ancora Glioti. Poi “c'è il murale di Napoli che era inaccessibile e torna fruibile al pubblico anche dopo questa mostra”.
Il murale monumentale e le tappe della carriera
È tra le opere più attese della mostra, il murale che Pazienza realizzò dal vivo nel 1987, in appena tre ore, alla Mostra d’Oltremare, durante la quarta Fiera del Fumetto. Opera monumentale - otto metri di lunghezza per due metri e mezzo di altezza - che raffigura una venatio, una lotta di guerrieri e animali, ambientata in un’antichità classica che proprio in quel momento storico stava appassionando Pazienza. Il percorso espositivo copre l’intera carriera di Andrea Pazienza, dagli anni della formazione fino alle ultime opere - sviluppandosi per stanze tematiche e per colori.
Opere inedite e attualità di un genio
“Ci sono tantissimi inediti che sono venuti fuori – spiega ancora Glioti - che testimoniano il fatto che Andrea Pazienza è come se non ci avesse mai lasciato, perché le opere che ha realizzato, i capolavori che tutti conosciamo, letti oggi non hanno perso una virgola della loro attualità”.
“Il fatto che, grazie alla sua generosità, lui regalasse in continuazione opere, dediche, disegni – prosegue – è il motivo per cui questi disegni inediti continuano a venire fuori e quando vengono fuori incredibilmente sono estremamente attuali, come se fossero stati realizzati da un autore tutt'ora in attività. Questo ci testimonia un po' il fatto che le intuizioni grafiche, la capacità di scrittura, ma soprattutto la sua grande capacità di ascoltare quello che era lo spirito dei tempi in cui ha realizzato le sue opere, ma anche di proiettarle in un futuro che è quello che abitiamo oggi, è una cosa che pochissimi autori sono riusciti a fare e che fa sì che, in qualche modo, Andrea Pazienza sia ancora con noi”, conclude.
Astarte e i personaggi iconici in mostra
Tra le opere in mostra, anche l’intensa Storia di Astarte, rimasta incompleta a causa della sua morte. Esposto per la prima volta in un contesto museale, grazie a un intervento di restauro finanziato dal MAXXI e volto alla sua valorizzazione, questo capolavoro conferma la grandezza di Pazienza non soltanto come fumettista e disegnatore, ma come artista a tutto tondo. Al centro della mostra c’è poi un nucleo di oltre cinquecento tavole a fumetti, animate dai volti degli iconici personaggi della “rockstar del fumetto”: Pentothal, il personaggio attraverso cui il genio dell’artista si è rivelato al mondo; Zanardi, lo studente liceale che Pazienza ha costruito come incarnazione del cinismo degli anni Ottanta.
Quindi Pertini, l’amatissimo “Presidente partigiano missionario”; Pompeo il testamento artistico di Pazienza, in cui si compie la sublimazione perfetta tra l’autore e la sua creatura. Lungo il percorso sono esposti molti altri personaggi minori, che compongono un campionario umano eccezionale: maschere che rivelano, caricature che incidono, confessioni che non chiedono indulgenza.
Il rapporto tra parola e immagine
In questo secondo capitolo, il ritmo della mostra è dato dal rapporto tra parola e immagine. Bozzetti a matita, studi, illustrazioni a colori e tavole che mostrano tutta la perizia grafica dell’autore, si intrecciano con appunti, poesie, lettere private e prose di ogni genere.
A completare il quadro, una vasta selezione di materiali d’archivio, tra cui fotografie, filmati in super 8 e registrazioni audio, fino alle riproduzioni di opere i cui originali risultano dispersi, o che non è stato possibile mostrare, che restituiscono il contesto comunitario e sovversivo in cui le opere di Pazienza sono state concepite.



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