Nel giorno di San Gennaro Napoli svela i suoi tesori armonici

6 ore fa 5

AGI - Napoli svela i suoi tesori armonici destinati ai riti nelle chiese e nei conventi, in particolare quelli per la “Casa della Musica” dei padri filippini oratoriani o Girolamini. La rassegna concertistica s’inaugura il 19 settembre, festa di San Gennaro, ed è stata battezzata Tempio Armonico. Rarità musicali dall'archivio dei Girolamini. Il progetto, promosso dal Complesso monumentale e Biblioteca dei Girolamini diretto da Antonella Cucciniello, si avvale della direzione artistica di Antonio Florio e del coordinamento scientifico di Dinko Fabris. Proprio nei giorni scorsi la struttura monumentale, la cui storia s’intreccia intimamente con quella della città, ha ricevuto la visita privata del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che si è soffermato ad ammirare la prima biblioteca pubblica di Napoli nelle cui sale studiarono i grandi nomi della cultura partenopea, uno per tutti il filosofo Giambattista Vico.

Sabato 19 e 26, domenica 20 e 27 settembre, per il quarto anno consecutivo, tornano di scena le musiche, rare o uniche, custodite da secoli presso l’Archivio Musicale della Comunità Oratoria dei Girolamini - che ha da poco trovato collocazione nell’Oratorio di San Giuseppe - eseguite da interpreti con la più alta specializzazione.

La Napoli del primo Seicento

Le tematiche proposte in questa quarta edizione traggono linfa dal contesto storico-sociale della Capitale del Regno tra la fine del secolo XVI e gli inizi del XVII, periodo in cui quelle musiche furono generate. Sulla Napoli di primo Seicento si accanirono calamità di ogni genere: epidemie, carestie, eruzioni, guerre, rivolte, provocando lo sgomento e l’inquietudine che si riflettono sulla massa di partiture destinate a riti liturgici di penitenza e di implorazione, trasformati dalla creatività artistica dei grandi maestri in perle di raffinata bellezza.

I madrigali spirituali dei Dentice

Aprono la rassegna, il 19, i madrigali spirituali di una coppia di musicisti appartenenti a due rami dell’antica famiglia Dentice, nobili di seggio che furono considerati tra i maggiori strumentisti e compositori del loro tempo. Fabrizio Dentice, morto a Parma nel 1581, fu uno dei virtuosi di liuto più famosi del Cinquecento e le sue Lamentazioni e altre musiche per la Settimana Santa ebbero una diffusione che andò ben oltre la penisola italiana. Scipione Dentice, di una generazione più avanti, era un clavicembalista prodigioso; entrò presto nella corte musicale del principe di Venosa Carlo Gesualdo e pubblicò alcuni libri di madrigali. Dopo la morte del suo protettore entrò nell’ordine filippino di Napoli e compose molta musica religiosa, tra cui due libri di Madrigali spirituali conservati nell’Archivio dei Girolamini, finora mai studiati e rieseguiti. È dunque una primizia il concerto inaugurale monografico, affidato al gruppo RossoPorpora diretto da Walter Testolin, tra i più accreditati e premiati per le esecuzioni polifoniche della musica italiana del primo barocco.

Mottetti e cantate sacre

Il 20 settembre la Chiesa-Museo risuonerà dei mottetti e delle cantate sacre penitenziali affidati alla Cappella Neapolitana diretta da Antonio Florio. Il maestro Florio, in quattro decenni di attività, ha riscoperto ed eseguito in Italia e nel mondo tutto il repertorio del più importante maestro del Seicento napoletano, Francesco Provenzale. Mancava, per completare questo panorama, soltanto il mottetto recentemente ritrovato nell’Archivio dei Girolamini, Quo fugiam, che viene confrontato con le musiche devozionali di un altro campione della musica seicentesca attivo a Napoli negli stessi anni ma di origine siciliana, Cataldo Amodei, un involontario precursore di Alessandro Scarlatti, attivo presso la casa dei Teatini di Napoli. Figurano, inoltre, due brani di autori anonimi che potrebbero nascondere compositori autorevoli, come nel caso del mottetto natalizio Sui palchi delle stelle, molto simile all’omonima intonazione già incisa da Florio, firmata da Provenzale.

Il ritratto di Gaetano Veneziano

Il 26 settembre Antonio Florio dedica quasi un ritratto monografico al miglior allievo di Francesco Provenzale, Gaetano Veneziano, autore riscoperto dal maestro Florio grazie a un’attività di ricerca ed esecuzione pluridecennale, prevalentemente dedicata alle centinaia di composizioni sacre custodite ai Girolamini. Come sempre le voci della Cappella Neapolitana si fondono con gli strumenti antichi creando sonorità uniche e riconoscibili.

Il viaggio tra i mottetti del Seicento

Chiude la rassegna il 27 settembre un viaggio attraverso le collezioni di mottetti a voce sola di grandi autori del Seicento conservate nell’Archivio dei Girolamini (ancora Gaetano Veneziano insieme a Tommaso Pagano, collega suo e di Provenzale alla Cappella Reale, e ai virtuosi di chitarrone Kapsperger “il Tedesco dalla Tiorba” e Pfender), affidate alla perizia di interprete e musicologo Franco Pavan, alla tiorba o chitarrone, con l’organista Francesco Moi e la voce di Marta Fumagalli.

Leggi l'intero articolo