Mondiali, Infantino ai giornalisti: "Seminate odio e vi siete persi un bellissimo spettacolo"

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AGI - Un vero e proprio 'cartellino rosso', contro quelli che si definirebbero 'haters' se si trattasse del mondo dei social ma che, visto che si parla di commentatori, sono invece i media, 'colpevoli' di non avere visto il bello degli ultimi Mondiali e di avere prediletto invece critiche e rilievi. Appunto, attingendo all'odio. A levare il suo 'urlo', per restare in clima Mundial, è Gianni Infantino che affida al sito della Fifa una lunga e articolata disamina che in più passaggi si sofferma sul modo in cui la stampa internazionale ha affrontato i momenti salienti degli ultimi Mondiali.

Il presidente della Fifa si rivolge allora "a tutti coloro che si sono persi il nostro bellissimo gioco, le emozioni, le celebrazioni, le risate, le lacrime, le delusioni e la gioia" e "a tutti voi che non avete visto bambini, neonati, nonni e genitori riunirsi per il bellissimo gioco" per dire che "mi dispiace che le partite siano finite e mi dispiace che vi siate persi tutta quella gioia e quella condivisione". "Mi dispiace", è la prima sferzata, "che siate stati così consumati dall'odio e dalle critiche da perdervi tutto".

Le accuse ai media

"A chi è dietro penne e fogli, dietro gli schermi a diffondere odio e false voci", riprende, senza lasciare equivoci, "voglio dire che mentre voi siete seduti dietro, noi della Fifa siamo in prima linea a organizzare, lavorare sodo e a offrire il miglior spettacolo del mondo. Mentre voi vi nascondete, noi esploriamo le strade di Canada, Messico e Stati Uniti, parliamo con i tifosi, ci confrontiamo con le persone e garantiamo la sicurezza di tutti". Insomma, "mentre voi dividete", è la stoccata di Infantino, "noi uniamo".

La difesa dei Mondiali

Il numero uno del calcio mondiale rivendica allora che "le persone si sono riunite come famiglie, come tifosi, come un unico insieme" e che nel corso del recentissimo evento globale "non abbiamo vissuto violenza, né incidenti" ma "il 100% di sicurezza, solo gioia e felicità", con "sette milioni di persone provenienti da oltre 200 Paesi" in 16 città "e stadi fantastici" con "zero incidenti, zero ostilità, zero violenza, solo gioia, emozioni, felicità, unità e condivisione. Tutti erano al sicuro, protetti e felici".

Celebrità e organizzazione

Non solo, "quasi tutte le celebrità mondiali provenienti da musica, cinema, intrattenimento e sport hanno partecipato, godendosi l'evento, trascorrendo tempo con i tifosi e con noi, gioiosi e felici". E tutto questo "è stato reso possibile grazie ai governi dei tre Paesi ospitanti e ai loro enormi contributi, grazie alla Fifa e al suo fantastico team che lavora per voi, grazie ai Paesi ospitanti e a tutte le loro persone, alle forze di polizia e al loro incredibile impegno, e ai volontari, persone straordinarie che sono venute da tutto il mondo per far parte del più grande evento sulla Terra".

L'appello contro l'odio

Ecco, lamenta ancora Infantino, mentre i tifosi festeggiavano "voi eravate impegnati a piantare semi d'odio", ma "il nostro mondo ha bisogno di amore, non di odio, di tolleranza, non di divisione; di celebrazione, non di lutto".

E allora, ecco che "questa Coppa del Mondo ha celebrato l'umanità al suo meglio" e la partecipazione dei team meno blasonati "ha dato la speranza che chiunque possa far parte del mondo, essere grande nel gioco, indipendentemente da dove provenga".

Il messaggio finale

"Alla Fifa, non potremmo essere più orgogliosi o emozionati nel testimoniare questi momenti di amore, gioia e unità. A chi trascorre il proprio tempo ed energia odiandoci", torna a puntare il dito Infantino, "dico prendetevi un momento per riflettere, meditare, pregare o guardare una partita di calcio e osservare davvero i volti, gli occhi, le emozioni, perché solo il nostro bellissimo gioco può offrire uno spettacolo così straordinario, in cui tutti diventano uno e si riconnettono come esseri umani".

"Alle penne e ai fogli, a tutti gli schermi", è ancora la perifrasi per il mondo dei media, "possiate trovare amore e pace dove le persone dietro di voi non hanno potuto. Possiate trovare pace". "Noi alla Fifa abbiamo trovato la nostra", assicura Infantino auspicando che "il calcio possa elevarsi sopra ogni odio" e dicendosi "incredibilmente orgoglioso, come presidente della Fifa, di aver contribuito, anche solo un po', a questo spettacolo".

Caso per caso, tutte le polemiche

Dai visti, concessi o meno, per motivi sanitari, a contestatissime decisioni disciplinari che hanno gettato un'ombra sulla terzietà della Fifa, passando per il conflitto ancora in corso tra Usa e Iran. Nel suo lungo e articolato cahiers de doléances affidato al sito della Fifa Infantino tocca, pur senza menzionarli direttamente, alcuni degli episodi che hanno acceso le polemiche sugli ultimi Mondiali, sempre mettendo nel mirino quanti invece, "diffondevano odio, mentre noi abbiamo lavorato instancabilmente per unire due Paesi in guerra".

"L'Iran", rivendica il numero uno Fifa, "è entrato negli Stati Uniti senza incidenti o conflitti. Quando la squadra iraniana ha iniziato a giocare, tutti i cori contro di loro si sono trasformati in un'unica incitazione. I tifosi sono diventati il Paese, la squadra e hanno sostenuto il 'Team Melli'. Questo è il potere del calcio. La squadra iraniana ha ricevuto i visti per entrare perché il calcio riguarda la pace. Non riguarda la politica. Il calcio riguarda l'unità, non la divisione. Il calcio è più grande dell'odio e della discriminazione".

"Ai Paesi che affrontano gravi problemi sanitari o altre sfide", spiega ancora Infantino, "sono stati concessi i visti. Le loro squadre e i tifosi hanno riempito di speranza milioni di persone a casa". A chi lo ha criticato, Infantino rinfaccia allora di avere "menzionato le poche persone a cui sono stati negati i visti, trascurando i milioni che sono stati approvati, provenienti da tutte le parti del mondo. Perché il calcio unisce il mondo, e questo è stato dimostrato in modo impressionante quest'estate".

Le decisioni arbitrali contestate

"La vostra insoddisfazione per qualche decisione presa dalle autorità competenti", riconosce, circoscrivendo peraltro l'obiettivo degli strali polemici, "è comprensibile, ma vi prego di fare riferimento agli archivi: tali decisioni sono comuni in alcune delle Leghe più importanti. Decisioni arbitrali 'discutibili' o verdetti disciplinari 'strani', come ad esempio, trasparente il riferimento al caso Balogun, cartellini rossi o gialli potenzialmente errati o decisioni successive di non squalificare giocatori in certe situazioni, sono routine e ampiamente accettati in alcune delle Leghe più grandi del mondo".

"È curioso", è l'ennesima stoccata di Infantino, "che gli stessi Paesi che adottano queste pratiche siano quelli che le criticano".

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