Mattarella, "sui giovani serve visione ampia, non meschina sottovalutazione"

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AGI - Non solo la contingenza dei disordini nelle piazze: sui giovani serve una "visione ampia" per farsi carico del loro malessere, del senso di insicurezza per il futuro". A poche ora dal varo del nuovo decreto sicurezza da parte del governo, sull'onda degli scontri visti a Milano, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, torna sul tema per ribadire e integrare quanto detto lunedì all'assemblea delle Province italiane su quegli scontri esplosi "in modo inatteso" per l'azione di "soggetti inediti" e di fronte ai quali il Capo dello Stato ha chiesto "un'analisi intelligente e approfondita" e che sia "elaborata un'attenta vigilanza".

I concetti chiave di quel messaggio erano i "soggetti inediti", quei giovani e giovanissimi scesi in piazza e coinvolti nei disordini. Fenomeni, dice oggi il Presidente Mattarella, che "accanto alle necessarie scelte congiunturali" richiedono "uno sguardo di ampia visione" per mettere in campo "strategie adeguate nel farsi carico del malessere, del senso di insicurezza per il futuro che sovente i giovani avvertono, del timore di asservimento o di emarginazione". Uno sguardo che metta da parte il paternalismo o, addirittura, la sufficienza con cui spesso si guarda alle nuove generazioni, ma che li consideri per quelli che sono: i protagonisti e gli artefici del futuro del Paese.

"La società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione". Non è un caso che il Capo dello Stato abbia deciso di parlarne durante la cerimonia di consegna delle onorificenze ai Cavalieri del Lavoro. E agli Alfieri d'Italia, quei giovani e giovanissimi - italiani, anche residenti all'estero, e stranieri residenti in Italia - che si sono distinti nel campo dello studio, della cultura, della scienza, dell'arte, dello sport, del volontariato e con singoli atti o comportamenti ispirati ad altruismo e solidarietà che possano proporre modelli di comportamento positivi delle nuove generazioni.

"È una grande questione sociale. Una priorità che deve vedere sensibili istituzioni e tutte le forze della società", sono le parole del Presidente. "Le preoccupazioni del presente devono specchiarsi nell'impegno a progettare il futuro". E se da più parti la politica indica nei figli di immigrati, negli italiani di seconda generazione, i protagonisti dei disordini di piazza, il presidente della Repubblica manifesta, al contrario, preoccupazione per il "grave peso" che un "bilancio negativo delle migrazioni giovanili" ha sul Paese, anche dal punto di vista del tessuto economico. 

"Dobbiamo dar vita a condizioni per rendere attraente ai giovani il ritorno", sottolinea, quindi, il Capo dello Stato: "Molti rientrerebbero volentieri se fosse offerto loro un cammino di lavoro e di vita che consentisse di potersi realizzare". Si tratta "di una grande questione sociale", sottolinea, "tanto più in questi tempi tumultuosi e incerti" fatto di "insensate guerre di aggressione, delegittimazione del diritto internazionale, barriere protezionistiche, politiche neo-imperialistiche, l'insicurezza delle rotte marittime, rincari dell'energia che ne sono derivati e che alimentano l'inflazione, pretese neo-monopoliste: tutti questi dissennati fenomeni", osserva il Capo dello Stato, "stanno producendo effetti gravemente negativi sulle catene del valore, sulla libertà dei commerci e si riflettono sulle stesse liberta' del nostro modello di vita".

Tempi tumultuosi caratterizzati dall'insofferenza alle regole dei nuovi magnati dell'Intelligenza Artificiale e delle tecnologie satellitari. Un monito sul quale Mattarella si è soffermato più volte negli ultimi mesi nei confronti di quei "cosiddetti magnati, insofferenti alle regole della comunità, siano esse statuali o sovranazionali, con assurde inaccettabili pretese in settori nevralgici della vita internazionale. È tema, quello dei monopoli, che si ripropone periodicamente - ora in nuovi ambiti come quelli delle tecnologie satellitari e dell'intelligenza artificiale - e su cui è tutt'altro che improprio riflettere, visto il peso crescente che hanno assunto sulla nostra vita quotidiana".

E a questo proposito, il Capo dello Stato ricorda Luigi Einaudi e la sua "battaglia all'Assemblea Costituente, quando chiese di introdurre, lui - proprio perché liberale - un emendamento al testo in discussione che stabilisse come la legge non potesse essere - propose testualmente - 'strumento di formazione di monopoli economici; ed ove questi esistano li sottopone a pubblico controllo a mezzo di amministrazione pubblica delegata o diretta'. Osservava, il futuro primo Presidente della Repubblica eletto dal Parlamento, che i monopoli sono responsabili di disoccupazione e disuguaglianze, indicandoli 'come origine più profonda e vera dei mali sociali'. Il controllo dei monopoli è, cioè, libertà, e le norme nazionali e comunitarie servono a questo scopo".

Oggi, davanti a questi nuovi monopoli, i decisori non possono che essere quelli di Bruxelles, "la prospettiva, anche quanto a dimensioni, ne siamo consapevoli, è quella europea", continua il Capo dello Stato. Perché "è la crescente integrazione dell'Unione europea la chiave della crescita di competitività, della difesa e del potenziamento di una civiltà i cui valori oggi appaiono minacciati". 

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