AGI - "Quest'anno la celebrazione riveste un significato speciale: ricorrerà tra breve l'ottantesimo anniversario della Repubblica, nata il 2 giugno 1946, quando le italiane, chiamate al voto dopo la prima volta nelle elezioni comunali di pochi mesi prima, che ripristinarono la democrazia nei Municipi, soppressa dalla dittatura, diedero il loro apporto decisivo alla costruzione della nuova Italia". Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, celebrando al Quirinale la Giornata Internazionale della Donna.
"Ringrazio la ministra Roccella, Malika Ayane, Benedetta Porcaroli, Giulia Galeotti, Caterina Banti, Amalia Ercoli Finzi, Cristina Cassar-Scalia. Abbiamo potuto apprezzare, nei loro interventi, l'impegno di donne professioniste di successo nei loro diversi campi di azione. Complimenti e auguri a tutte loro", ha detto il Capo dello Stato, "Anche queste storie di impegno e di successo affondano le radici in quel lontano 1946, dopo anni di sofferenze, di guerra e di lotta per la libertà, le donne furono finalmente chiamate alle urne. Un'autentica rivoluzione, che poneva fine a una secolare storia di discriminazione e di emarginazione e segnava l'inizio di una nuova stagione, dove responsabilità, opportunità, diritti valevano per donne e uomini, finalmente su un piano di totale parità". "Dopo secoli in cui la donna era considerata in posizione subordinata e il suo ruolo nella società era confinato nella sfera familiare e domestica, il voto alle donne rappresentò il traguardo per il quale tante si erano impegnate", ha aggiunto.
L'uguaglianza sancita dalla Costituzione
L'articolo 3 della Costituzione sancì "l'eguaglianza, la dignità e la libertà delle donne non come concessione dall'alto, ma come diritto fondamentale di ogni persona", ha detto Mattarella "Non fu ancora il conseguimento dell'effettiva parità. Ma la Costituzione, affermandola, pose le basi del dovere della Repubblica di realizzarla e svilupparla, aprendo la strada a progressive conquiste legislative, realizzate soprattutto grazie all'impegno delle donne nel Parlamento e nella società. Ne vanno ricordate alcune: il divieto di sfruttamento della prostituzione nel 1958; la legge sulla tutela delle lavoratrici madri nel 1971, la riforma del diritto di famiglia in cui, nel 1975, si sanciva, tra l'altro, la parità effettiva tra coniugi; la liberatrice, anche se tardiva nella sua ovvietà, abolizione del delitto d'onore e del cosiddetto matrimonio riparatore nel 1981; la legge sulle pari opportunità, che ha aperto la strada al raggiungimento dell'uguaglianza nei luoghi di lavoro e nell'accesso ai ruoli decisionali; la fondamentale legge 66 del 1996 sulla violenza sessuale, finalmente reato contro la persona e non più contro la morale, che ha consentito alle donne di denunciare i propri aguzzini senza dover provare vergogna o solitudine", ha aggiunto, "Completata, più di recente, dalla legge contro lo stalking e dalle norme contro la discriminazione di genere e per il contrasto al femminicidio".
La trasformazione dello Stato italiano
"Nel corso della storia repubblicana, la presenza crescente delle donne nei diversi ambiti professionali ha segnato una trasformazione profonda dello Stato italiano. Per lungo tempo era scontato che gli incarichi di vertice fossero rivestiti da uomini".Per il presidente della Repubblica, "alle donne era riconosciuto un ruolo confinato ai livelli esecutivi, amministrativi, di supporto. Le italiane hanno progressivamente conquistato, classificandosi sovente ai primi posti nei concorsi, spazi sempre più rilevanti nella magistratura, nella diplomazia, nella carriera prefettizia, nelle università, nel campo medico e scientifico, nelle amministrazioni locali: tra i sindaci le donne sono oltre otto volte di più rispetto agli anni Ottanta. Sono passati ben venticinque anni tra la prima donna sottosegretario di Stato - Angela Cingolani Guidi nel 1951 - e la prima donna ministra, Tina Anselmi, nel 1976. Tre anni dopo la prima donna presidente della Camera dei deputati, Nilde Iotti", ha scandito, "Si è poi dovuto attendere un quarantennio - ripeto: un quarantennio - per avere, nel giro di pochi anni, la Presidente Alberti Casellati al Senato, la Presidente Cartabia alla Corte costituzionale, la Presidente Cassano alla Corte di Cassazione e la Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni. Fino a qualche tempo fa nel nostro Paese, lo sport di cui si parlava in casa e al lavoro o nei bar, era coniugato, con ampia prevalenza, al maschile. Oggi lo scenario è ben diverso. Le nazionali femminili e le atlete italiane vincono, entusiasmano, sollecitano partecipazione e orgoglio. La donna italiana è scienziata, imprenditrice, artista, magistrata, astronauta, campionessa, leader politica e sindacale; è ai vertici dello Stato". "Quante risorse, quanti talenti abbiamo perduto nel corso dei tempi passati! Le istituzioni hanno offerto e offrono un esempio. Ma la questione non riguarda singole figure di eccellenza. La sfida riguarda milioni di donne, lavoratrici, professioniste, madri di famiglia". ha rilevato, "Il percorso potrà dirsi concluso soltanto quando non si chiederà più alle donne di assumere, nei diversi ambiti della società, modelli di comportamento maschili per vedere riconosciute le proprie capacità e qualità. Finché questo non avverrà, continuerà a esserci una perdita di valori e di opportunità per l'intera società italiana".
Il conto non è ancora pari
"La Repubblica ha dato molto alle donne. Le donne hanno dato molto alla Repubblica" ma il conto non è ancora pari, ha sottolineato Mattarella. "La nostra Repubblica deve continuare a valorizzare il ruolo delle donne, abbattendo gli ostacoli che tuttora ne limitano le potenzialità: il divario salariale, la scarsa presenza nei ruoli apicali delle aziende, la violenza di genere, la conciliazione tra vita e lavoro. Una società che investe nelle donne diventa oltre che più equa, più forte, più innovativa, più dinamica. Tutti i fattori indicano che l'economia cresce con il lavoro femminile e con esso cresce la qualità complessiva della vita", ha sottolineato il Capo dello Stato, "Promuovere politiche che favoriscano l'inclusione, la formazione, la leadership femminile, sostenere la maternità senza penalizzazioni di carriera, sono fattori fondamentali per il futuro della nostra Italia".
Contrastare la violenza di genere
"Appare - ed è - paradossale doversi occupare sovente di violenza di genere. Eppure, purtroppo, è necessario. L'impegno di civiltà di consegnarla al passato non richiede soltanto il rafforzamento delle norme di legge e gli strumenti di tutela, ma richiede soprattutto di depurare gli animi da una mentalità distorta, che si alimenta di pregiudizi atavici e di ignoranza colpevole. Educare al rispetto in famiglia anzitutto, a scuola, negli ambienti di lavoro, è la risposta più efficace per costruire una società in cui nessuna donna possa aver paura o possa essere lasciata da sola!", ha detto Mattarella.







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