Mario Sechi racconta crisi e necessità dell'Occidente

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AGI - Prende un pezzo alla volta del mondo che viviamo e ci ragiona su. Fa la stessa cosa più volte, fino a ricostruire un mosaico in cui tutto si tiene. Nel suo ultimo libro Mario Sechi fa dimenticare il giornalismo usa e getta a cui siamo assuefatti. Il direttore dell’agenzia Dire, già al timone di Libero, Agi, Il Tempo e capo della comunicazione di Palazzo Chigi con Giorgia Meloni, fa un’operazione ancora più sofisticata. “Occidente o niente – Elogio dell’atlantismo”, Piemme editore, contiene una vera e propria mappa dei nostri tempi, che incrocia la biografia dell’autore e il suo lungo impegno professionale. Per questo il testo non è il saggio che ci si potrebbe aspettare ma un lungo racconto che regala divagazioni, aneddoti e persone straordinarie.
“Questo è un libro sull’atlantismo, un suo elogio, e, sopra ogni cosa, un necrologio dei suoi nemici”, avverte l’autore. Gli Stati Uniti fanno la parte del leone. Sechi racconta della sua visita alla Casa Bianca per l’incontro tra Giorgia Meloni e l’allora presidente Joe Biden. Precisa che l’atlantismo non è “la scelta di un governo ma l’identità che attraversa i governi”. Eppure con Trump è tutto un po’ più complicato. Nella sua partita con la Cina sembra minimizzare il peso dell’Europa. Ma quella di Donald Trump è “una politica, non l’invasione di un altro Paese”, dice Sechi. Una politica che attende una risposta dall’Europa che “da mezzo secolo non è più il centro di nulla”. Arriverà prima o poi? L’autore fa mostra di ottimismo ma traccia anche la strada.
Nelle 321 pagine si occupa del “grande litigio” tra Trump e Meloni, si sofferma sui caratteri, sul risentimento del presidente americano verso un ‘continente vecchio’, non più ‘il vecchio continente’. Lo scontro tra i due è “la scena di cronaca più importante di questo libro”. Ma Trump non è un pazzo, avverte Sechi, e in vista delle elezioni di 'Midterm' ha riequilibrato la mira, fondamentale il voto degli italoamericani. E così Giorgia è tornata ad essere la sua amica di sempre. 

Illuminante la tesi che l’Europa sia stata rovinata dagli economisti. Schuman, Adenauer, De Gasperi l’hanno costruita. Nessuno era economista, ricorda Sechi. Poi invece “gli economisti hanno costruito una burocrazia senza politica, una tecnocrazia senza democrazia, un’economia senza cultura.  Alla prima vera difficoltà, il soufflé si è ammosciato”, sintetizza l’autore. Il direttore della Dire si sposta a Pechino, spiega la geopolitica con Bruce Lee e “la forma dell’acqua” e si chiede: “Siamo già dipendenti dalla Cina da non poterci più opporre?”. Una domanda sospesa ma una cosa è certa: “Mentre l’Occidente discuteva del prossimo trimestre, Pechino pianificava il prossimo secolo”. Nel libro trovano posto il Papa (sia Francesco che Leone XIV), Putin, Kissinger, Berlusconi e tanti altri. S’intrecciano con quelli che hanno fatto la storia personale di Sechi, soprattutto in Sardegna (la nonna e la madre su tutti – ora si capiscono molte cose della vis polemica e dell’ironia dell’autore).
Da segnalare, infine, sia ‘la mappa del cronista’, che illustra graficamente il percorso del libro, sia la bibliografia ragionata, suggerimenti preziosi. E’ molto divertente, poi, l’idea di fornire brevi argomenti per chi va a cena con i ‘compagni’ e non la pensa come loro. Israele, Palestina, Trump, Meloni: ci sono ragioni per rispondere a tono.
Ma la domanda che anima il libro ritorna: l’Occidente guida la macchina del sapere ma vuole davvero continuare a conoscere o a esistere? Una battaglia culturale, che chiama in causa non solo i governi e l’educazione - “La cosa più importante da fare per l’Occidente è mandare i figli a scuola” – ma in particolare la volontà di farlo.
Sechi cita ‘Terra e Mare’ di Carl Schmitt, del 1942. La tesi sostanzialmente è che la storia del mondo sia la lotta tra potenze terrestri e potenze marittime. “Chi domina la terra – spiega l’autore – controlla i popoli, chi domina il mare controlla il commercio, le rotte, le ricchezze, il futuro”. E qui entra in scena la Venezia che per 500 anni ha dominato il mondo (prima che i portoghesi aprissero la rotta atlantica verso le Indie, gli spagnoli trovassero l’America con Colombo e gli oceani si spalancassero), indicando un metodo che ora l’Occidente contemporaneo dovrebbe ricordare. Ce la farà?

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