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Lo stop agli Usa su Sigonella e l'informativa in Aula, la doppia mossa di Giorgia Meloni - Fast.it

Lo stop agli Usa su Sigonella e l'informativa in Aula, la doppia mossa di Giorgia Meloni

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AGI - L'annuncio della volontà di informare le Camere, il 9 aprile, sull'azione di governo. E la spiegazione in merito allo stop all'atterraggio di un bombardiere Usa a Sigonella: "L'Italia agisce nel pieno rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal governo alle Camere". È una doppia mossa 'post-referendum' quella della premier Giorgia Meloni. A far rumore è la decisione dell'esecutivo di negare qualche giorno fa la base militare agli Stati Uniti.

Una scelta che viene condivisa dall'opposizione che chiede, però, alla presidente del Consiglio di riferire in Aula pure su questo dossier. Una scelta che, secondo quanto comunica palazzo Chigi, non cambia il rapporto tra Roma e Washington, i rapporti rimangono "solidi e improntati a una piena e leale collaborazione", non si registrano "criticità né frizioni con i partner internazionali". "Una linea chiara, coerente e già pienamente condivisa con il Parlamento, senza alcuna modifica. Ogni richiesta viene esaminata con attenzione, caso per caso", viene rimarcato.

Ed ancora: "Il governo continuerà ad operare nel solco dei trattati vigenti, nel rispetto della volontà del Governo e del Parlamento, garantendo al contempo affidabilità internazionale e piena tutela dell'interesse nazionale". Insomma, nessun imbarazzo: con il ministro della Difesa Guido Crosetto le comunicazioni sono continue, si agisce in totale sintonia. "L'anomalia - osserva allo stesso tempo un esponente di primo piano del Pd - è come è uscita la notizia dello stop all'utilizzo di Sigonella, strano far trapelare in questo modo quello che è successo per inviare un messaggio all'opinione pubblica...", la tesi legata all'indiscrezione rilanciata questa mattina dal 'Corriere'. In realtà, anche fonti parlamentari di Fratelli d'Italia sottolineano come l'aver ricalcato quanto Craxi fece nel 1985 sia da leggere anche in chiave di politica interna. "Una buona parte dei cittadini che ha votato no al referendum sulla riforma dell'ordinamento giudiziario - osserva un dirigente del partito di via della Scrofa - lo ha fatto perché non condivide l'operato di Trump e di Netanyahu. Gli italiani la pensano così'".

In ogni caso la premier anche nelle settimane precedenti alla consultazione referendaria aveva rimarcato più volte che l'Italia non è in guerra con Teheran. Il segnale di freddezza, soprattutto nei confronti di Israele, è arrivato in diverse occasioni. "Noi non abbiamo debiti nei confronti del presidente americano - sottolinea un altro big di Fdi -, ma questo non vuol dire che non manteniamo un'alleanza forte con gli Stati Uniti". L''equilibrismo' della premier che aveva già affermato di non condividere e di non condannare l'offensiva nei confronti dell'Iran trapela anche dalla nota in cui palazzo Chigi conferma che "non cambierà nulla" a livello di diplomazia. "Ancora una volta non prende le distanze" da Trump, è l'affondo del centrosinistra.

La fase due del governo e le nuove priorità

La premier oggi ha fissato anche la data della 'fase due' dell'esecutivo. Il 9 aprile metterà la faccia sul rilancio, con l'obiettivo di andare avanti con celerità e determinazione sulle priorità da indicare al Parlamento. A partire dal tema energia (martedì in Cdm ci dovrebbe essere la proroga del taglio delle accise). Si aspettano i dati Istat che arriveranno venerdì prossimo, in preparazione del documento di economia e finanza che viene presentato annualmente dal governo alle Camere entro il 10 aprile. L'eventualità è che il capo dell'esecutivo si presenti a palazzo Madama e a Montecitorio con il completamento della squadra, ovvero con un ministro al Turismo al posto di Santanchè e magari con un sottosegretario alla Giustizia dopo il passo indietro di Delmastro.

Informativa alle Camere e scenari futuri

La decisione di optare per l'informativa e non per le comunicazioni (che avrebbero previsto un voto) è perché non si intende - come spiega un 'big' di Fdi - dare alcun significato politico, se non quello di rispondere anche alla richiesta dell'opposizione. La decisione della premier di intervenire in Aula sarebbe stata presa nei giorni scorsi. "Non c'è bisogno - il 'refrain' - di alcun voto di fiducia. La maggioranza è solida, non c'è alcuna crisi".

L'informativa - ha osservato il ministro Ciriani - sarà un'occasione per raccontare e illustrare cosa sta facendo il governo sui dossier più importanti che interessano l'opinione pubblica e che secondo noi non sono le fantasie sul voto anticipato, sui rimpasti o altre questioni, che credo interessino poco, e comunque sono già alle nostre spalle". Meloni parlerà dunque al Paese, è la linea. Aprile - come ha spiegato ieri il ministro dell'Economia - sarà, quindi, un mese decisivo per l'esecutivo, tra l'altro si comincerà a capire se l'Italia uscirà dalla procedura per deficit eccessivo.

Continuano a preoccupare le conseguenze della tensione in Medio Oriente, con la possibilità che l'esecutivo porti avanti, qualora il quadro dovesse ancor di più peggiorare, una sorta di operazione verità. Anche in vista della prossima legge di bilancio, anche se da giorni si smentisce nel governo la voce di eventuali elezioni anticipate ad ottobre. Gli alleati di Fdi attendono di capire cosa dirà la premier in Aula. La Lega è impegnata ad organizzare la manifestazione del 18 ottobre alla quale dovrebbero partecipare pure il primo ministro ungherese Orbán (se dovesse vincere le elezioni) e Marine Le Pen.

Prove di dialogo, invece, in Forza Italia, in vista dell'incontro tra Antonio Tajani e Marina Berlusconi che potrebbe esserci venerdì. La tesi che la primogenita del Cavaliere voglia 'smontare il partito' viene respinta in toto dai fedelissimi del segretario. "Si punta ad un accordo", viene riferito. "Tajani farà la sintesi", osserva per esempio Raffaele Nevi. "Barelli può dormire sonni tranquilli", taglia corto il ministro Paolo Zangrillo. Nel dibattito interno soprattutto il tema dei congressi che non dovrebbero tenersi entro l'anno.

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