AGI - Novant'anni non ancora compiuti — il traguardo arriverà a luglio — ma già pronti per essere celebrati, e soprattutto raccontati. Lino Banfi, all'anagrafe Pasquale Zagaria, ha scelto il Teatro dei Servi di Roma per presentare la sua autobiografia '90 non mi fai paura', un volume ricco di aneddoti che lui stesso, con la consueta ironia, ammette candidamente: "È più scritto da Zagaria che da Banfi".
La sala era gremita di affetti: la figlia Rosanna Banfi, il regista Sergio Martino, gli attori Eleonora Cadeddu e Giulio Scarpati — compagni di set nella fortunata serie Un medico in famiglia — il regista Ricky Tognazzi e l'avvocato Giorgio Assumma. Una platea di amici più che di spettatori, per una serata che ha mescolato la comicità graffiante di sempre con momenti di commovente sincerità.
Il nome, uno pseudonimo nato per caso
Tutto nasce da un consiglio di Totò, un registro scolastico e mezzo litro di vino. Fu proprio il Principe della risata a sentenziare che Zagaria non andava bene come nome d'arte: "Lino Zagaria non suona bene e anche sul cartellone non va bene". E così il giovane Pasquale, che all'epoca insegnava alla scuola di Montesacro, sfoglia il registro della quinta elementare in cerca di ispirazione. Il primo cognome che capita sotto gli occhi è Banfi. "Suona bene, proviamo a scriverlo", racconta. "Lino è facile, Banfi pure, si ricorda facilmente".
"Il padrone del ristorante ha portato mezzo litro e ha detto: 'Brindiamo così, se diventi famoso mi vai a pagare i debiti.' E abbiamo brindato". Poi, con quella vena di superstizione affettuosa che lo contraddistingue, aggiunge: "Ora, se è merito del principe Totò non lo so, però io credo che lui adesso abbia questo ufficio di collocamento in paradiso insieme a mia moglie Lucia e a Papa Francesco"
Gli esordi nel cinema
Gli esordi nel cinema arrivano in un'epoca in cui la commedia italiana stava costruendo il suo pantheon. Banfi ricorda con precisione l'incontro fulmineo con il produttore Dino De Laurentiis, che a bruciapelo, presentatagli la 'faccia nuova', sentenzia: "La faccia è simpatica". Poi, altrettanto diretto: "L'ha mai fatta la parte del ricchione?" A salvare la situazione ci pensa il grande agente Mario De Simone, che risponde con sicurezza per conto del giovane attore: "Sì, sì, cavaliere, lo sa fare bene". Banfi ride nel ricordarlo: "Non era vero, non mi conosceva neanche. Però poi ne ho fatti parecchi, e li facevo bene".
Primi compagni di lavoro Noschese e Montesano
Tra le prime compagnie d'arte, figura un ensemble tutto da ricordare: Alighiero Noschese, Enrico Montesano, Isabella Biagini, Tiberio Murgia e il comico francese Francis Blanche. Un gruppo à la americana pensato da De Laurentiis per combinare gli attori nei modi più diversi. Il primo film fu 'Io non scappo, fuggo', con Noschese e Montesano.
Il compleanno dei diciott'anni, a Napoli
Con la sua proverbiale capacità di raccontare senza tabù, Banfi svela uno degli aneddoti più sorprendenti del libro: i diciott'anni festeggiati, casualmente, in una casa d'appuntamenti a Napoli. Uscito dal seminario — "mi ero messo su un muretto sperando di osservare qualche suora del convento accanto, ma vedevamo solo le mani che sbucavano dalla tunica" — il giovane Pasquale si ritrova ad aspettare l'apertura di un locale "di qualità" alle quattro del pomeriggio.
"Una donna che stava pulendo i vetri lo nota e gli chiede i documenti. Legge la data: 11 luglio. "Ma è oggi!" esclama. "Allora è il tuo compleanno, fai 18 anni?". Chiama tutte le sue colleghe, e il giovane Zagaria viene festeggiato in modo del tutto inaspettato. "Perché non raccontarlo?", conclude Banfi, con il suo sorriso inconfondibile. Così come quello del seminario da cui è stato cacciato "per colpa": "Mi mettevo sul muretto per provare a osservare le suore nel convento accanto, ma alla fine mi limitavo a osservare le maniche che giravano i mestoli in cucina".
Lucia, il grande amore di una vita
I momenti più toccanti della serata arrivano quando Banfi parla della moglie Lucia, scomparsa di recente dopo una lunga malattia. Una donna che lasciò il suo negozio da parrucchiera a Canosa di Puglia — dove si era diplomata e riceveva clienti da tutta la provincia — per seguire un attore squattrinato a Roma. "La famiglia mi voleva sgozzare, diceva che avrei portato mia moglie alla rovina nel mondo dello spettacolo" ricorda Banfi. "Invece la realtà è che proprio lei è morta in braccio a me, a Roma, nella casa dove li avevo fatti venire tutti". Nei momenti difficili, quando la carne si mangiava una volta a settimana e la maestra dell'asilo avvertiva il padre che la piccola Rosanna "deve crescere bene", Lucia era sempre lì. "Io tornavo tardi, lei mi aspettava, avevamo poco ma lei aveva sempre preparato qualcosa".
L'incontro con Papa Francesco
Tra gli episodi più commoventi e insieme più divertenti, quello dell'incontro con Papa Francesco. Banfi gli rivolge due richieste: la prima, a nome di Lucia — "visto che il Papa è più vicino a Dio, non ci fa morire insieme" —, e una tutta sua, che lui stesso definisce "curiosa". "Santità, io voglio diventare il giullare del Papa". Silenzio in Vaticano. "E che vuol dire?" chiede il Pontefice. "Che quando lei è giù mi chiama, io vengo, le racconto una barzelletta, poi me ne vado. Si può fare?" Dopo una lunga pausa il Papa risponde: "Assunto", sorride Banfi ricordando l'aneddoto.
Un medico in famiglia: gli ovetti Kinder e Annuccia
Un ricordo tenero chiude la serata: quello del set di 'Un medico in famiglia', dove Banfi interpretava il nonno Libero. Prima di arrivare a Cinecittà ogni mattina, chiedeva all'autista di fermarsi a comprare ovetti Kinder per la piccola Eleonora Cadeddu, Annuccia nella finzione, presente anche lei in sala. "Appena arrivava con la mamma e il fratello, andava nel mio frigorifero e trovava i suoi ovetti. Avevamo una nostra lingua, le facevo le smorfie". Una delle serie più amate della televisione italiana, 130 serate, 260 episodi, raccontata attraverso il dettaglio più piccolo e più umano: la cura di un nonno di finzione che era, in fondo, vera. L'abbraccio finale con Giulio Scarpati, chiamato da Lino "Figlio mio" dimostra come la realtà a volte supera la finzione.



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