Legge elettorale: pressing di FdI sulla riforma per evitare governissimi

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AGI - Fratelli d'Italia spinge per cambiare la legge elettorale. L'obiettivo è garantire chiarezza ai cittadini sul voto e su chi andrà a governare il Paese, è il mantra. Il vertice di maggioranza, al quale dovrebbero partecipare i leader e gli 'sherpa' dei rispettivi partiti, è fissato per lunedì sera. "Il tempo stringe - spiega un esponente del partito di via della Scrofa -. Mantenere il Rosatellum può convenire solo a chi punta a governissimi, le forze che non vogliono il pantano dovrebbero capirlo".

Il messaggio è doppio. In chiave interna al centrodestra: "Chi vuole il pareggio - spiega la stessa fonte - significa che non vuole Meloni premier. Con questa legge al Senato si perde e si pareggia alla Camera, non si può non modificarla". L'altro messaggio è invece rivolto al Pd: "Schlein con il Rosatellum si scordi di andare a palazzo Chigi. I dem sono i primi che dovrebbero aprire a modifiche".

La necessità di ritocchi tecnici

Ma se sull'impianto di fondo del nuovo sistema di voto, un proporzionale con premio di maggioranza, c'è convergenza tra gli alleati, altrettanto non si può dire sulle correzioni 'tecniche'. "Qualche ritocco sarà fatto", ha sottolineato oggi la ministra per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa, Elisabetta Casellati. Il confronto in primis è sul premio di maggioranza. Ieri si è tenuta una riunione di FI a palazzo Madama sul dossier, alla presenza dei capigruppo e degli esponenti che si stanno occupando del dossier. La linea è che "non esiste la sindrome del pareggio", che l'impianto della legge "non si tocca" ma si può "migliorare". I principi "di rappresentanza e governabilità non sono negoziabili" ma - afferma l'azzurro Stefano Benigni - "c'è consapevolezza del fatto che la legge sia perfettibile". Per l'azzurro ad esempio "si può lavorare sui ballottaggi: in un sistema bicamerale possono crearsi situazioni non chiare". Cosi' come per FI si dovrebbero rivedere le norme sull'assegnazione del premio e il 'listino'. 

 "Abbiamo capito - osserva un 'big' di Fdi - che il deep state punta sul modello tedesco, ma noi chiediamo rispetto per gli elettori. Chi tra le forze politiche vuole un inciucio lo dica, noi no".

Il punto di vista della Lega

"Il premio di maggioranza? È utile. Io preferisco gli uninominali", dice l'esponente della Lega Massimiliano Fedriga. Ed è proprio la preferenza per i collegi uninominali che fa sorgere il dubbio che tra i leghisti non ci sia questa gran voglia di cambiare il Rosatellum. Anche se il leader Matteo Salvini ha sin dall'inizio garantito che il suo partito rispetterà il patto di coalizione. Ma certo non sono sfuggite alle opposizioni le sue dichiarazioni sul vertice della prossima settimana: "Non so di nessun incontro", ha spiegato rispondendo a domanda precisa. "Le sue parole suonano come un modo di sfilarsi dal tentativo di Fratelli d'Italia di forzare soprattutto i propri alleati per andare avanti nella riscrittura in fretta delle norme.

Le critiche delle opposizioni

E cosi', mentre Donzelli e altri continuano a chiedere alle opposizioni cosa intendono fare, emerge sempre di più il caos tra coloro che si sono fatti promotori dell'iniziativa", osserva ad esempio Avs. Caustico il segretario di Più' Europa Riccardo Magi: "C'è l'alta probabilità che la legge elettorale sarà l'ennesima riforma fallita di Giorgia Meloni".

L'effetto Vannacci

Sul tavolo del centrodestra poi si inizia a valutare il possibile 'effetto Vannacci', che i sondaggi continuano a stimare intorno al 3% se non in crescita. Il ragionamento nella coalizione è che prima si deve capire quale tipo di legge elettorale verrà fuori e poi si porrà il tema delle alleanze. La Lega da settimane è per una chiusura netta ma da altri partiti arrivano possibili aperture. Come quella di un 'big' di Fdi: "Non è il momento di ragionarne su questo, ma se nel centrosinistra hanno Avs perché noi non potremmo avere Futuro nazionale?". "Non ho problemi ad andare indipendentemente alle elezioni, cosa che non vorrei perché toglierei parte dei voti alla destra, rischiando di far vincere la sinistra. Io sono sempre disponibile, continueremo a fare le nostre proposte sperando che vengano considerate", dice l'ex generale che non avrebbe avuto alcun contatto con rappresentanti del centrodestra e sta preparando l'assemblea costituente dove presenterà, di fronte ai circa 40mila iscritti, il programma elettorale. Che prevede, tra gli altri punti, anche il voto digitale e la spinta sulle preferenze, su cui Fdi e Noi moderati sono favorevoli ma FI e Lega restano fredde. "C'è il rischio di un voto di scambio", argomenta, per esempio, Casellati. La linea di FI è che con l'introduzione delle preferenze "salterebbe l'impianto della legge", da qui la contrarietà.

 

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