Le ultime ore di Pompei in un memoriale per le vittime dell'eruzione

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AGI - C'è una domanda che qualunque visitatore di Pompei si pone: cosa furono gli istanti dell'eruzione? Una narrazione rigorosa, scientifica e profondamente umana trasforma la tragedia del 79 d.C. in un memoriale perenne. Dal 12 marzo 2026, la Palestra Grande degli scavi di Pompei ospiterà un allestimento museale permanente dedicato alle vittime dell'eruzione, restituendo per la prima volta una cronologia puntuale degli eventi attraverso l’esposizione di 22 calchi e una selezione di reperti organici.

Il percorso: dalla vulcanologia all'umanità dei resti. L'esposizione si articola lungo i portici nord e sud dell'antico edificio dedicato alla formazione dei cittadini. Il braccio sud è riservato alla sezione vulcanologica, dove un video inedito e la ricostruzione di una colonna di cenere e lapilli alta 4 metri illustrano la dinamica del seppellimento della città. In questa sezione trovano spazio anche collezioni di flora e fauna, testimonianza del rapporto tra gli abitanti e le risorse naturali dell'epoca.

I calchi di Pompei: un'istantanea della morte

 

 

Il braccio nord accoglie invece il nucleo più sensibile della mostra: i resti umani. Qui sono stati selezionati 22 calchi, scelti per leggibilità e stato di conservazione, provenienti sia dalle domus interne sia dalle vie di fuga esterne alle mura. La tecnica, perfezionata da Giuseppe Fiorelli nel 1863, ha permesso di riempire con il gesso i vuoti lasciati dalla decomposizione dei corpi nella cenere solidificata, cristallizzando l'istante della morte.

Il dolore che riacquista corpo e figura

Il visitatore si trova di fronte a quello che lo scrittore Luigi Settembrini, nell’800, definì il “… dolore della morte che riacquista corpo e figura”, precisando che non si tratta di “non arte, non imitazione; ma le loro ossa, le reliquie della loro carne e de’ loro panni mescolati col gesso”. Anche Primo Levi, nella poesia La bambina di Pompei, richiamò questa “agonia senza fine, terribile testimonianza”.

Un allestimento tra rigore e sensibilità

La scelta museografica, curata dal Parco Archeologico, punta alla sobrietà. L'uso del colore è ridotto al minimo e la sezione dedicata alle vittime è protetta da divisori, consentendo al pubblico di scegliere consapevolmente se affrontare o meno la visione del tragico reperto.

Il valore civile dell'opera secondo il ministro Giuli

Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha sottolineato il valore civile dell’opera:

“Mi ha colpito l’allestimento fatto con grandissimo rigore scientifico, la capacità di restituire la cruda verità dell’eruzione di Pompei e l’espressività dei calchi. E al tempo stesso l’atteggiamento rispettoso nei confronti delle vittime, attraverso una galleria del dolore che ci restituisce la verità come in un sacrario contemporaneo, perché tutte le tragedie che avvengono per calamità naturali sono condensate in questa magnifica, terrificante ed esplicativa rappresentazione che il direttore e tutto il magnifico staff del Parco archeologico ci hanno offerto. È una mostra coraggiosa perché è anche estremamente contemporanea. Non è facile la rappresentazione della morte, non è facile mettere in mostra la nudità dei calchi di corpi travolti da ceneri, lapilli e lava. Bisogna saperlo fare e saper raccontarlo con uno sguardo scientifico ma al tempo stesso empatico nei confronti del dolore. E la missione è riuscita”.

La sfida etica e l'accessibilità

L'allestimento integra tecnologie diagnostiche moderne, come immagini tratte da TAC eseguite sui calchi, e documenti storici, tra cui l'intervista ad Amedeo Maiuri e frammenti del cinema di Rossellini. Il Direttore Generale del Parco, Gabriel Zuchtriegel, ha definito il progetto come la più grande sfida museologica mai affrontata dall’istituzione:

“Abbiamo cercato un linguaggio museografico che unisca la semplicità toccante di un memoriale, perché non volevamo in nessun modo rinunciare all’aspetto umano ed etico, con la gioia della scoperta attraverso apparati didattici inclusivi e facilmente comprensibili. I calchi delle vittime non sono reperti, non sono statue e non sono opere d’arte, né d’arte antica né contemporanea. Per dire cosa sono, forse basta una frase, pronunciata una volta da un collega su uno scavo dove scoprimmo una vittima: questo siamo noi. Possiamo vedere nei calchi di bambini, donne e uomini morti nel 79 d.C. la nostra fragilità, la nostra umanità e vulnerabilità: perciò, da un incontro rispettoso con queste testimonianze, che abbiamo cercato di rendere possibile con il nuovo allestimento, può scaturire un messaggio profondo: la vita è precaria, preziosa, la vita è bella”.

Un memoriale pienamente accessibile

Il memoriale è stato progettato per essere pienamente accessibile, con video in LIS e ISL, strumenti di Comunicazione Aumentata Alternativa (CAA) e sezioni tattili con modellini 3D e testi in Braille, garantendo che la memoria di Pompei sia un patrimonio realmente condiviso.

 

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