Le attività umane stanno accelerando la perdita di riserve d'acqua sulla Terra

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AGI - Le attività umane hanno modificato in maniera rilevabile le riserve d'acqua sulla Terra in almeno 40 aree del pianeta e le perdite di acqua dolce attribuite all'uomo potrebbero essere superiori del 33% rispetto alle stime precedenti.

Rianalizzando le misurazioni satellitari della gravità terrestre raccolte tra il 2002 e il 2025 con una tecnica capace di aumentarne la risoluzione spaziale, Mary Michael O'Neill, Matthew Rodell e Bryant D. Loomis, del NASA Goddard Space Flight Center, hanno individuato 40 hotspot nei quali le variazioni delle riserve idriche sono associate ad attività come lo sfruttamento delle acque sotterranee, l'irrigazione, la costruzione e il riempimento di bacini artificiali, la deforestazione e l'agricoltura alimentata dalle piogge.

La perdita d'acqua negli hotspot monitorati

Nei 40 hotspot, durante il periodo analizzato, le perdite nette hanno raggiunto complessivamente 3.122 gigatonnellate d'acqua, superando le 2.432 gigatonnellate di aumento delle riserve. I risultati, pubblicati sui Proceedings of the National Academy of Sciences, PNAS, indicano inoltre che l'esaurimento delle falde associato all'agricoltura potrebbe essere più grave di quanto stimato finora.

Misurare la quantità d'acqua immagazzinata sulla terraferma è possibile osservando piccolissime variazioni del campo gravitazionale terrestre. Quando una regione perde o accumula grandi quantità d'acqua cambia anche la distribuzione della massa e questo cambiamento può essere rilevato dai satelliti. Le misurazioni satellitari della gravità hanno fornito informazioni importanti sugli spostamenti dell'acqua attraverso il ciclo idrologico globale, ma la loro risoluzione spaziale ha storicamente reso difficile distinguere le tendenze attribuibili alle attività umane.

Lo studio negli ultimi 23 anni

Il bilancio complessivo dei 40 hotspot mostra una prevalenza delle perdite. Nel periodo considerato - tra il 2002 e il 2025 - sono state stimate 3.122 gigatonnellate di perdita netta delle riserve d'acqua, contro 2.432 gigatonnellate di incremento netto. L'analisi porta inoltre a rivedere verso l'alto l'entità delle perdite di acqua dolce associate alle attività umane: secondo i ricercatori sarebbero superiori del 33% rispetto alle precedenti stime. Uno dei risultati più rilevanti riguarda le acque sotterranee. La nuova ricostruzione suggerisce che l'esaurimento delle falde legato all'agricoltura sia più grave di quanto indicato dalle valutazioni precedenti. L'impatto umano non si manifesta però esclusivamente attraverso una diminuzione delle riserve. La maggiore risoluzione dell'analisi ha consentito di individuare anche aumenti localizzati della quantità d'acqua immagazzinata, associati all'agricoltura alimentata dalle precipitazioni, all'irrigazione con acque superficiali e al riempimento dei bacini artificiali.

Il quadro che emerge è quindi geograficamente differenziato: alcune attività sottraggono grandi quantità d'acqua alle riserve terrestri, mentre altre possono determinarne un accumulo locale. L'elemento comune è la possibilità di distinguere con maggiore precisione l'impronta delle attività umane all'interno delle variazioni registrate dai satelliti. Secondo gli autori, queste attività spiegano una parte significativa delle principali tendenze osservate nelle riserve idriche su cinque continenti. Il risultato mostra anche come la disponibilità globale di acqua dolce non possa essere ricostruita considerando soltanto le variazioni climatiche e naturali.

Le principali cause della perdita d'acqua

Irrigazione, prelievo dalle falde, trasformazione della vegetazione e costruzione di infrastrutture idriche possono produrre cambiamenti sufficientemente grandi da essere riconoscibili nelle misurazioni satellitari della massa d'acqua. La maggiore capacità di localizzare questi segnali permette inoltre di distinguere fenomeni che nelle precedenti ricostruzioni potevano risultare sovrapposti o difficili da attribuire. In particolare, l'analisi delle aree agricole suggerisce che il prelievo di acqua sotterranea necessario all'irrigazione rappresenti una componente delle perdite globali più importante di quanto precedentemente quantificato. Tuttavia, lo studio non indica una diminuzione uniforme delle risorse idriche in tutto il pianeta. I risultati riguardano specifici hotspot e comprendono sia aree nelle quali le riserve diminuiscono sia zone nelle quali aumentano. Il bilancio dei 40 hotspot resta però negativo: le 3.122 gigatonnellate di perdite superano di 690 gigatonnellate i 2.432 gigatonnellate di aumento registrati nello stesso periodo. La nuova metodologia, secondo gli autori, offre uno strumento per separare meglio le componenti antropiche dalle altre variazioni del ciclo dell'acqua e per individuare le regioni nelle quali l'uso delle risorse sta producendo i cambiamenti più marcati.

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