AGI - "Questo album è qualcosa che aspettavo da un po' di tempo. Ci ho messo quattro anni a raccontare tutto quello che volevo. Lo scopo era mettere in evidenza questi quattro anni di viaggi, musica e tutto quello che per me è sacro". Così all'AGI, Serena Brancale, racconta il suo nuovo disco che si intitola proprio "Sacro". Un lavoro che arriva dopo l'esperienza di Sanremo dove abbiamo visto una Brancale più spirituale, in un brano intimo dedicato a sua madre, diversa dalla ragazza con i capelli color oro che fa ballare tutti.
"Mi sono resa conto col tempo, con l'esperienza e la maturità dei miei 36 anni, che sono le piccole cose ad essere sacre. Per esempio - spiega - aver fatto la Pasqua con mio padre, aver mangiato quello che mi piace con mio fratello. In questo album c'è la famiglia, c'è tutto quello che mi ha regalato mia madre nella musica, anche il modo di vivere l'arte. Due brani sono dedicati a lei: uno è 'Maria', una salsa, perché mamma aveva origini venezuelane e ballava la salsa sempre, e poi c'è 'Qui con me' il brano che ho portato a Sanremo".
Un omaggio alla musica latinoamericana e al nu-soul
"Sacro" è anche un omaggio alla musica latinoamericana: "Anche soul - aggiunge l'artista - e gospel che non mancano mai. Ci sono dei brani super nu-soul americani perché poi da quel genere arriva tutta la musica che mi piace. E ovviamente non manca il jazz. Insomma, tante cose, piccole e grandi che per me sono sacre". Un album in cui c'è tanto Mediterraneo, tanto dialetto: lingua pugliese, spagnola, un'impronta latina e poi Napoli, Sicilia. "Sì - spiega - c'è questa mescolanza molto mediterranea, ma anche tanto divertimento".
Al mio paese: l'inno dei fuorisede con Levante e Delia
C'è un brano, "AL MIO PAESE" che oltretutto è scritto anche in maiuscolo che fa ballare e che si dice sia diventato in poco tempo la canzone dei fuorisede: "Eh sì - afferma Serena Brancale - volevo un brano che celebrasse tutte le persone come me, come Delia e Claudia (Levante ndr), che hanno trovato un loro posto fuori dai luoghi di origine e sono tornate vincenti, vittoriose. Tutte noi siamo felici di raccontarci nella propria città, nelle proprie origini. Il titolo in maiuscolo? Beh, per forza! 'Al mio paese' scritto in minuscolo non ha senso, doveva essere tutto maiuscolo. E poi sì, è proprio la canzone dei fuorisede, quella in cui il ragazzo che è andato fuori per studiare o lavorare, o trovare l'amore della vita, torna a casa e si immerge nelle cose tradizionali".
Serena Brancale dialoga con Letizia D'Agata [podcast]
Il trio femminile borbonico e la cultura del sud
Tre donne del sud, Serena Brancale, Delia e Levante: come è nato questo trio femminile 'borbonico'? "Sono fan di tutte e due - spiega l'artista - Da prima di Sanremo dove c'era anche Levante, era nato 'Al mio Paese'. Volevo celebrare il folklore non soltanto pugliese, ma ampliarlo e quindi, visto che amo la Sicilia, ho messo in mezzo Delia di Paternò e Levante di Palagonia, e così è venuto su questo brano con l'aiuto di due voci stupende, colte, eleganti. Sono voci che portano anche la cultura, non sono pop, rock, hanno tanto da raccontare".
Il dolore per la perdita della madre e il coraggio di Sanremo
Serena Brancale a Sanremo ha commosso con la canzone dedicata alla madre scomparsa. E a dirigere l'orchestra c'era la sorella. "È stato difficile - ammette. 'Qui con me' è un brano che dovevo cantare, dovevo scrivere, ma avevo solo tanto bisogno di tempo per farlo. Ora sono passati degli anni. Non avevo il coraggio quando è successo: ho perso mia madre a 30 anni, l'ho persa in maniera improvvisa. Ma noi siamo molto forti in famiglia, anche proprio grazie a lei. Per cantare questo brano ho scelto il palco più difficile. E sono contenta perché ho celebrato mia madre. Ho aspettato sei anni per dire: mamma, quanto ti amo".
La nuova immagine di Serena e il rapporto con l'intelligenza artificiale
A Sanremo niente look con capelli biondo platino, ma abito da sera: chi è oggi Serena Brancale? "Sono più grande, di sicuro, e mi sono un po' tolta di dosso il biondo platino e tante altre sovrastrutture. Mi piace giocare con i personaggi. Quest'anno ho deciso di prendere coraggio e togliermi tutto". Sull'uso dell'intelligenza artificiale nel settore musicale, Serena afferma: "Come tutte le cose nuove bisogna conoscerle e usarle con parsimonia. Si deve arrivare a un compromesso".
Le collaborazioni internazionali e il valore del dialetto
L'album vanta collaborazioni prestigiose: "Due cantanti che hanno vinto dei Grammy, Omara Portuondo e poi c'è Gregory Porter. Poi una canzone con Saif anche e poi c'è Alessandra Amoroso". Sull'uso del dialetto: "Perché è molto più facile da scrivere ed è molto più musicale. Con il dialetto mi sento molto più autentica. Il dialetto ha un suono e arriva immediato, è diretto. È proprio la parte dialettale di me che piace all'estero. A Quincy Jones è piaciuto il coniare l'italiano col dialetto. Piace molto il modo in cui mischiamo il nostro folklore con il soul, il funk, il jazz".
Il tour mondiale e la festa di paese sul palco
Con l'uscita del disco si parte con il tour: "Si inizia da Londra il 30 aprile, sul palco ci saranno tanti musicisti. Abbiamo aggiunto una tromba, una chitarra e 4 ballerini. Insomma, sarà una festa di paese! C'è spazio per tutto e ci si divertirà. L'ultima tappa sarà Bari dove tutto è iniziato. Dopo Londra, andremo a Barcellona, Madrid e poi torniamo in Italia, veniamo ovviamente anche a Roma. Da maggio a ottobre mi auguro di stare sempre sul palco e cantare per tutti".


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