AGI - Botta e risposta tra editori e librai sul futuro dell’editoria per bambini e ragazzi: l’appuntamento è per il 14 aprile, nel corso della 63ma Bologna Children’s Book Fair, all’evento ‘PING PONG’.
Non un panel pubblico, quello organizzato da Emme Promozione (Emmelibri- Gruppo Messaggerie), ma una conversazione a due sponde - tra chi i libri li pensa e produce e chi li sceglie e propone sugli scaffali - moderata dall’autrice e divulgatrice culturale Valentina Notarberardino. Che abbiamo incontrato per fare il punto su un comparto fondamentale anche e soprattutto per la formazione dei lettori del futuro.
Che tipo di incontro sarà Ping Pong?
Un confronto fatto di interventi brevi, domande e risposte dirette, i cui partecipanti saranno chiamati a dialogare attivamente senza relazioni preparate. Si svolgerà a porte chiuse e coinvolgerà un gruppo selezionato di editori indipendenti per bambini e ragazzi - Biancoenero Edizioni, Beisler Editore, Sinnos Editrice, Terre di Mezzo Editore, Uovonero Edizioni - e circa 30 librai provenienti da tutta Italia.
Non un appuntamento ‘commerciale’ in cui presentare novità editoriali, quindi, ma un’occasione per affrontare insieme questioni specifiche e far emergere indicazioni concrete e possibili pratiche comuni. Dopo il successo della seconda edizione di KIDDO, Emme Promozione vuole proporre un’altra opportunità di approfondimento su questo particolare comparto.
Esattamente, quali fasce di lettori saranno prese in esame?
La fascia 8-25 anni, che comprende il middle grade (8–13) e lo youngadult(14–25), un’area ampia e discontinua che attraversa passaggi di crescita cruciali: dalla fine delle prime letture all’ingresso nella fase autonoma, fino ai consumi culturali dell’adolescenza e prima età adulta.
Un terreno sempre più centrale e problematico su cui editori e librai sono chiamati a mettere in discussione definizioni, pratiche di catalogo, strategie di esposizione e aspettative dei lettori; comprese le difficoltà legate al posizionamento nello scaffale e alla costruzione di uno spazio riconoscibile, così come l’adeguatezza di copertine e formati rispetto ai contenuti e al target a cui si rivolgono.
Qual è la situazione del mercato per questo comparto?
Dalla pandemia in poi si parla di una crisi del middle grade e del passaggio verso lo youngadult, a causa di una combinazione di fattori: il calo delle vendite, la riduzione degli investimenti su scuole e biblioteche, il minor tempo dedicato alla lettura e la crescente competizione con altre forme di intrattenimento, come i social, il gaming, le piattaforme audiovisive.
In questo scenario diventa centrale interrogarsi sulla domanda reale: cosa cercano ragazze e ragazzi, cosa leggono davvero, quanto coincidono, o divergono, le proposte editoriali rispetto a ciò che i librai osservano quotidianamente in libreria?
Come pensa di affrontare questi temi?
Tra i nodi che intendo far emergere nel dialogo: la tenuta delle categorie editoriali e dei target di lettura, il passaggio tra le età, le tematiche dei libri, le difficoltà di posizionamento e costruzione dello scaffale, le strategie di promozione in libreria e il rapporto sempre più complesso tra proposta editoriale e comportamenti reali dei lettori.
Cosa si può fare per crescere oggi i lettori forti di domani? E soprattutto: qualcosa si sta facendo, o nei fatti si pensa solo a superare le attuali difficoltà contingenti del mercato?
Se parliamo di mercato, va evidenziato che secondo gli ultimi dati AIE, annunciati proprio in occasione della fiera di Bologna, con una crescita a copie dello 0,3% (22,3 milioni di copie) e a valore del 2,1% (258,4 milioni di euro), i libri per bambini e ragazzi hanno chiuso il 2025 in controtendenza rispetto all’editoria italiana di varia nel suo complesso, che ha segnato una flessione a copie del 3%.
Ma se spostiamo lo sguardo dai numeri alla promozione - cioè alla costruzione dei lettori - diventa evidente l’importanza del lavoro di rete all’interno dell’ecosistema editoriale: editori, librerie, scuole, biblioteche, festival, insegnanti e tutte le iniziative che mettono in relazione questi soggetti.
In tal senso qualcosa si sta facendo, e anche in modo strutturato. Penso al programma formativo Coltivare la lettura, che ha offerto gratuitamente corsi a librai, insegnanti e bibliotecari, tenuti da professionisti come Alice Bigli, Filomena Grimaldi e Matteo Sabato: un investimento concreto sulle competenze di chi ogni giorno lavora con i lettori. Allo stesso modo, iniziative come, ad esempio, Libriamoci. Giornate di lettura nelle scuole, promossa dal Centro per il libro e la lettura, portano la lettura direttamente nei contesti educativi, creando occasioni di incontro e continuità.
E la scuola?
Qui che si apre una riflessione cruciale: è fondamentale rafforzare il dialogo tra editoria e scuola. Gli insegnanti sono tra i principali mediatori della lettura, ma spesso lavorano con strumenti limitati o senza un confronto strutturato con chi i libri li produce e li distribuisce.
Investire su questo rapporto, in termini di formazione, ascolto reciproco e progettazione condivisa, è uno dei passaggi decisivi se vogliamo costruire lettori nel tempo. La questione, quindi, non è solo “resistere” alle difficoltà del mercato, ma realizzare un lavoro partecipato e continuativo.





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