AGI – Arriva domani 1 ottobre sugli schermi italiani ‘Digger’, ultimo film del regista premio Oscar Alejandro G. Iñárritu che dirige Tom Cruise nei panni dell’uomo più potente e ricco del mondo, un petroliere che trivella in Groenlandia e intraprende una missione disperata per dimostrare di essere il salvatore dell’umanità, prima che il disastro da lui stesso provocato distrugga ogni cosa. Accanto a Cruise il premio Oscar Riz Ahmed, John Goodman, la candidata all’Oscar Sandra Hüller, Michael Stuhlbarg e il candidato all’Oscar Jesse Plemons.
Se del film è opportuno parlare poco perché tutto è spoiler, bisogna spendere due parole per Tom Cruise, invecchiato e imbolsito con uno strepitoso trucco prostetico pari per qualità solo alla sua recitazione. Abbiamo trovato il vero e forte antagonista a John Malkovich per la vittoria dell’Oscar per il miglior attore. Una prova intensa, in perfetto equilibrio tra comicità e dramma, tra commedia e tragedia. Spesso sopra le righe per scelta drammaturgica (perfettamente in linea col film e la struttura narrativa, malgrado abbia fatto storcere il naso a qualcuno).
Iñárritu racconta Digger
Il regista – anche lui fortissimo indiziato per l’Oscar sia per la regia che per il film - e Tom Cruise hanno parlato di ‘Digger’ in un incontro internazionale.
Questo è un film, ha spiegato Iñárritu, ”sulla natura umana e sugli impulsi emotivi che prevalgono su quelli razionali. La ragione è solo il portavoce. ‘Digger’ – ha detto - è un film catastrofico, ma la catastrofe siamo noi. Ecco perché doveva essere una commedia: assurda, urgente, ridicola e attuale. La domanda centrale per noi era: cosa succederebbe se l’umanità si abbattesse sull’umanità stessa? Digger sta combattendo la stessa guerra che combattiamo tutti: la guerra tra la storia che raccontiamo di noi stessi e la realtà che continua a interromperla. La vita è diventata un teatro in cui non siamo solo attori: ognuno scrive, dirige e recita nella propria opera teatrale”.
Avidità, potere e irresponsabilità
I personaggi del film incarnano molto lo spirito trumpiano – pensano solo al guadagno, al denaro, al profitto e sono disinteressati e minimizzano le conseguenze dei danni all’ambiente – ma il regista ci ha tenuto a precisare che il suo “è un film che va oltre la politica: racconta la storia più antica che sia mai stata raccontata. Avidità insaziabile, potere e irresponsabilità. E il ruolo dell’arte, la sua futilità e la sua necessità, la verità nelle bugie che raccontiamo per dare un senso alla nostra assurda realtà. È un nobile tentativo”.
Questo film è nato nel 2017, quando Alejandro Iñárritu e Sabina Berman hanno iniziato a scrivere la sceneggiatura. “La cosa strana nello sviluppare una narrazione così radicata nel presente – ha sottolineato il regista - è che la realtà continuava a superare la nostra versione romanzata. Una realtà che, ogni giorno negli ultimi nove anni, ha superato la finzione, lasciandoci indietro, costringendoci ad adattarci, facendoci sentire che il terreno sotto i nostri piedi, come il permafrost, stesse per crollare. Abbiamo imparato che la realtà ci offre gli eventi, ma è l’immaginazione che ci permette di riconoscerci in essi. Da qualche parte tra le due cose, è nato questo film”.
Tom Cruise nel ruolo di Digger
Nel ruolo di Digger un incredibile Tom Cruise, probabilmente nel suo ruolo più riuscito e complesso. “Tom era, per me, il primo violino dell’orchestra, lo strumento che guida tutto – ha detto Iñárritu - i film si realizzano con il corpo, non con concetti, non con astrazioni, non con idee, non con intellettualizzazioni. Tom guidava assolutamente l’orchestra attraverso le piccole sfumature, conoscendo il proprio corpo, perché un attore è il proprio corpo. E quella precisione, non l’avevo mai vista prima – ha aggiunto - non conosco il suo processo, non so come ci riesca”.
La metafora musicale viene sposata anche da Tom Cruise secondo cui “Alejandro è in grado di scrivere in un’altra lingua in un modo che dimostra una profonda comprensione di quella lingua, e quando ha detto di essere un DJ, ho capito che era la sua comprensione della musica. Tutto aveva perfettamente senso nel suo montaggio, nei ritmi dei suoi personaggi e delle scene – ha spiegato l’attore - la maggior parte degli attori non è abituata al tipo di andamento dei film degli anni ’20, ’30 e ’40, in cui i dialoghi si susseguono a raffica e sono davvero eccellenti. Si tratta di comprendere quel tipo di tempismo che non è meccanico e sembra naturale”.
L'inquietante gatta Maggie
Attore e regista si sono poi soffermati su un particolare molto significativo, una scena che catalizza l’attenzione del pubblico all’inizio del film: la gatta Maggie, stranissima, inquietante, che sta da 38 anni con Digger e a cui l’uomo è affezionato più di ogni cosa. “Non so come Alejandro l’abbia trovata, ma mi sono detto: ‘Che gatto è questo? Diventerà forse Pet Sematary?’. E poi la scena in cui lui la lava, con quell’umorismo… non sapevo cosa dirgli. Ma attraverso ogni sua interazione con lei, si vede che questo legame indissolubile con lei è fondamentale per lui”.
“Non potevamo usare un gatto in CGI o un gatto-pupazzo, doveva essere reale e adorabile, ma strano – ha spiegato il regista - abbiamo dedicato mesi alla progettazione della vecchia e malata Maggie per renderla perfetta, e mesi di prove per capire come superare le difficoltà di girarla con i migliori burattinai. Il tono di questa gatta è esattamente quello che cercavamo di ottenere da ogni attore, così il pubblico si chiede: “Ma è reale?”. E lei è così importante perché è l’unico punto di riferimento emotivo e concreto per Digger, che ci fa capire che è umano e capace di amare”.
L’interpretazione di Tom Cruise
Tornando a parlare della sua interpretazione, Tom Cruise ha spiegato che “quando analizzo un ruolo che devo interpretare, non mi concentro solo sul personaggio, ma cerco anche l’umorismo, il dramma, la fisicità, il trucco: tutto questo lo scopro man mano che imparo a interpretare questa persona”.
“Con Digger, devo ammettere, non ho mai avuto un personaggio che mi abbia messo alla prova in questo modo – ha detto ancora l’attore - ho dovuto attingere a tutta la mia esperienza, a tutto ciò che ho imparato in tutti questi anni e in ogni film che ho girato per riuscire a interpretare questo personaggio e stare all’altezza dell’ambizione di questo film. Questo perché, anche se attingo agli strumenti che ho acquisito nel tempo, non si tratta di un lavoro standardizzato. Ci sono stati altri elementi che mi hanno aiutato a consolidare l’interpretazione – ha spiegato - i colori, il guardaroba e il trucco, e poi Alejandro mi ha mostrato la sua bacheca di ispirazione per Digger. Da lì, inizio a recitare, a scoprire il ritmo, e all’improvviso riesco semplicemente a essere il personaggio. Si trova il giusto equilibrio. Studio e mi chiedo come posso prepararmi fisicamente per questo tipo di ruolo — Digger è un ruolo molto fisico — e gioco con i comportamenti”, ha concluso.



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