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L'infiammazione cronica lascia una memoria che favorisce il cancro - Fast.it

L'infiammazione cronica lascia una memoria che favorisce il cancro

3 ore fa 1

AGI - L'infiammazione cronica può lasciare una "memoria molecolare" nelle cellule intestinali che favorisce lo sviluppo del tumore del colon anche molto tempo dopo la guarigione apparente dei tessuti. È quanto evidenzia uno studio guidato da Jason Buenrostro del Broad Institute of MIT e Harvard e della Harvard University, pubblicato su Nature, che identifica un meccanismo epigenetico in grado di aumentare il rischio di cancro.

Il lavoro dimostra che cellule intestinali apparentemente sane possono conservare tracce durature di precedenti stati infiammatori, trasmesse attraverso molte generazioni cellulari e capaci di influenzare l'attività dei geni. La ricerca, condotta su modelli murini, mostra che dopo episodi di colite alcune cellule mantengono alterazioni nell'epigenoma, con regioni del DNA che restano accessibili anche quando l'infiammazione è risolta e l'espressione genica sembra tornare normale.

Le cicatrici molecolari e la crescita tumorale

Queste "cicatrici molecolari" rappresentano un primo passo in un processo a due fasi: quando successivamente si verifica una mutazione oncogenica, la presenza della memoria epigenetica accelera la crescita tumorale. I tessuti con questa memoria sviluppano tumori più grandi e più rapidi rispetto a quelli senza precedenti infiammatori.

Il ruolo dei cambiamenti epigenetici

"Abbiamo dimostrato che i cambiamenti epigenetici sono l'anello mancante nel modo in cui l'infiammazione porta al cancro", ha spiegato Jason Buenrostro. Il primo autore Surya Nagaraja sottolinea come fattori transitori, come dieta o esposizioni ambientali, possano avere effetti duraturi: "Anche se cambiano nel tempo, possono influenzare il rischio di cancro lungo tutto l'arco della vita".

La tecnica di studio e le cellule staminali

Lo studio ha utilizzato una tecnica che consente di analizzare simultaneamente lo stato di espressione genica, l'accessibilità del genoma e la storia clonale delle cellule, rivelando come le cellule staminali con memoria epigenetica trasmettano queste caratteristiche alle cellule "figlie", creando intere popolazioni predisposte allo sviluppo tumorale.

Implicazioni e prospettive future

I risultati suggeriscono che l'infiammazione rappresenti il primo "colpo" in un meccanismo che può persistere per tutta la vita, rendendo le cellule più vulnerabili a mutazioni successive. "Non è solo la mutazione genetica a determinare la malattia, ma anche il tipo di cellula e le esperienze che ha vissuto", ha aggiunto Buenrostro. I ricercatori stanno ora valutando se queste tracce epigenetiche possano essere rilevate, ad esempio in campioni fecali, per identificare individui a rischio aumentato. Le scoperte potrebbero aprire la strada a nuovi biomarcatori diagnostici e a strategie terapeutiche mirate a correggere i meccanismi alla base di questa memoria molecolare.
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