AGI - L'infiammazione cronica può lasciare una "memoria molecolare" nelle cellule intestinali che favorisce lo sviluppo del tumore del colon anche molto tempo dopo la guarigione apparente dei tessuti. È quanto evidenzia uno studio guidato da Jason Buenrostro del Broad Institute of MIT e Harvard e della Harvard University, pubblicato su Nature, che identifica un meccanismo epigenetico in grado di aumentare il rischio di cancro.
Il lavoro dimostra che cellule intestinali apparentemente sane possono conservare tracce durature di precedenti stati infiammatori, trasmesse attraverso molte generazioni cellulari e capaci di influenzare l'attività dei geni. La ricerca, condotta su modelli murini, mostra che dopo episodi di colite alcune cellule mantengono alterazioni nell'epigenoma, con regioni del DNA che restano accessibili anche quando l'infiammazione è risolta e l'espressione genica sembra tornare normale.
Le cicatrici molecolari e la crescita tumorale
Queste "
cicatrici molecolari" rappresentano un primo passo in un processo a due fasi: quando successivamente si verifica una
mutazione oncogenica, la presenza della
memoria epigenetica accelera la
crescita tumorale. I tessuti con questa memoria sviluppano
tumori più grandi e più rapidi rispetto a quelli senza precedenti infiammatori.
Il ruolo dei cambiamenti epigenetici
"Abbiamo dimostrato che i
cambiamenti epigenetici sono l'anello mancante nel modo in cui l'
infiammazione porta al
cancro", ha spiegato
Jason Buenrostro. Il primo autore
Surya Nagaraja sottolinea come
fattori transitori, come
dieta o
esposizioni ambientali, possano avere effetti duraturi: "Anche se cambiano nel tempo, possono influenzare il
rischio di cancro lungo tutto l'arco della vita".
La tecnica di studio e le cellule staminali
Lo
studio ha utilizzato una
tecnica che consente di analizzare simultaneamente lo stato di
espressione genica, l'accessibilità del
genoma e la storia clonale delle
cellule, rivelando come le
cellule staminali con
memoria epigenetica trasmettano queste caratteristiche alle cellule "figlie", creando intere popolazioni predisposte allo
sviluppo tumorale.
Implicazioni e prospettive future
I risultati suggeriscono che l'
infiammazione rappresenti il primo "colpo" in un meccanismo che può persistere per tutta la vita, rendendo le
cellule più vulnerabili a
mutazioni successive. "Non è solo la
mutazione genetica a determinare la malattia, ma anche il tipo di cellula e le esperienze che ha vissuto", ha aggiunto
Buenrostro. I ricercatori stanno ora valutando se queste
tracce epigenetiche possano essere rilevate, ad esempio in
campioni fecali, per identificare
individui a rischio aumentato. Le scoperte potrebbero aprire la strada a nuovi
biomarcatori diagnostici e a
strategie terapeutiche mirate a correggere i meccanismi alla base di questa
memoria molecolare.