L'attività fisica attenua il rischio genetico di depressione

10 ore fa 7

AGI - L'attività fisica potrebbe attenuare l'influenza della predisposizione genetica alla depressione, offrendo una possibile strategia di prevenzione e gestione della depressione anche nelle persone geneticamente più vulnerabili. E' quanto emerge da uno studio condotto da Denver Brown della Kansas State University, in collaborazione con ricercatori dell'Università del Texas a San Antonio, dell'Università del Rhode Island e di Vanderbilt Health, pubblicato sulla rivista Nature Mental Health.

La ricerca ha utilizzato dati genetici, informazioni cliniche e misurazioni dell'attività fisica raccolte attraverso dispositivi Fitbit nell'ambito del programma statunitense All of Us dei National Institutes of Health. Gli studiosi hanno analizzato le relazioni tra vulnerabilità genetica alla depressione maggiore, movimento quotidiano e salute mentale, considerando sia la presenza di una diagnosi clinica sia la gravità dei sintomi depressivi.

I risultati

I risultati indicano che, negli adulti fisicamente più attivi, l'associazione tra predisposizione genetica e intensità dei sintomi risulta meno marcata rispetto a quella osservata nelle persone meno attive.

"Depressione è una delle principali cause di disabilità nel mondo, quindi comprendere come possiamo ridurne il peso è importante", spiega Brown. "Mentre ci avviciniamo a una medicina sempre più personalizzata, conoscere il rischio genetico di un paziente potrebbe aiutare a orientare le discussioni sullo stile di vita, compreso il possibile ruolo dell'attività fisica nella prevenzione della depressione o nella gestione dei sintomi".

Per misurare il movimento, i ricercatori hanno utilizzato due indicatori registrati dai dispositivi indossabili: il numero di passi giornalieri e i minuti dedicati ad attività fisica di intensità moderata o vigorosa. Entrambi hanno mostrato un andamento coerente: all'aumentare dell'attività fisica, il legame statistico tra rischio genetico e gravità della depressione tendeva a indebolirsi.

Distinzione tra diagnosi e intensità dei sintomi

Un elemento centrale dello studio è la distinzione tra diagnosi e intensità dei sintomi. Secondo Brown, considerare la depressione soltanto come una condizione presente o assente rischia di nascondere differenze importanti tra le persone. Alcuni individui possono manifestare sintomi senza avere una diagnosi formale, mentre altri presentano disturbi di intensità moderata o grave. L'analisi suggerisce quindi che il movimento potrebbe rappresentare un fattore particolarmente rilevante per le persone con una maggiore vulnerabilità genetica.

Tuttavia, trattandosi di uno studio basato su associazioni statistiche, i risultati non dimostrano che l'attività fisica neutralizzi direttamente il rischio genetico o prevenga necessariamente l'insorgenza della malattia. La ricerca si inserisce nello sviluppo di strategie di medicina personalizzata che integrano caratteristiche biologiche, comportamenti e condizioni ambientali.

Brown sottolinea l'importanza di questo approccio anche per adolescenti e giovani adulti, fasce di età nelle quali si concentra una parte significativa dell'esordio dei disturbi depressivi e nelle quali si osserva spesso una diminuzione dell'attività fisica. "Quando si parla di salute, non esiste un approccio valido per tutti", afferma Brown. "Utilizzando la ricchezza di dati disponibili attraverso programmi come All of Us, possiamo comprendere meglio chi sia maggiormente vulnerabile alle malattie croniche e ai disturbi mentali e contribuire a formulare raccomandazioni sullo stile di vita adattate alle esigenze individuali".

Secondo gli autori, i risultati rappresentano un passo verso una prevenzione della depressione che tenga conto contemporaneamente del patrimonio genetico e delle abitudini quotidiane. 

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